Oh quanto è corto il dire e come fioco al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi, è tanto, che non basta a dicer 'poco'.

fig. 92 - Anfiteatro Campano

L’Anfiteatro Campano di S. Maria C.V. fu costruito tra il I e il II sec. d.C. e poi ampliato da Adriano e da Antonino Pio. Della sua grande mole, di poco inferiore al Colosseo, non resta molto in quanto le gradinate sono quasi completamente andate distrutte. Resta invece in parte visibile la parete esterna ellittica che, in origine, era formata da 4 ordini di arcate con semicolonne doriche e busti di divinità inseriti nelle chiavi di volta. Ugualmente ben conservati ci sono pervenuti i sotterranei composti da una serie di corridoi coperti da volte a botte.

fig. 93 - La Reggia di Caserta

Veduta aerea della maestosa Reggia di Caserta, il capolavoro dell’architetto Luigi Vanvitelli, per espressa volontà del re Carlo di Borbone nel 1751, dimora preferita di Ferdinando II. Il palazzo ha 1200 stanze, 34 scale e 1970 finestre. Vanvitelli ideò anche il meraviglioso Parco e il sontuoso Teatro, per volontà del re Ferdinando IV. La Reggia ospitava la corte in primavera ed in estate ed era spesso teatro di feste, ricevimenti e battute di caccia.

fig. 94 - Cascata dei Delfini

Il percorso dei giochi d’acqua ha inizio dalla Fontana del Canalone, detta anche Cascata dei Delfini, perché il getto scaturisce dalle gole di tre giganteschi delfini.

fig. 95 - Il Parco: le fontane

Parte integrante della maestosità e della bellezza della Reggia è il meraviglioso Parco. Oltre ai vasti prati, esso è soprattutto un trionfo di giochi d’acqua che zampillano dalle numerose fontane. Il percorso termina con la Grande Cascata, ove l’acqua scende dopo un salto di 78 metri.

fig. 96 - Vasca di Diana e Atteone

Atteone, che aveva osato guardare Diana mentre si bagnava ignuda, è trasformato in cervo ed intorno a lui una muta di cani è impaziente di sbranarlo. Il fatto che alle spalle del gruppo l'acqua precipiti con fragore rende perfettamente l'atmosfera drammatica e sembra che le statue ne traggano vita così che lo spettatore non può sottrarsi al fascino che lo circonda.

fig. 97 - Giardino inglese e Bagno di Venere

Un’altra stupenda opera nel Parco Reale è il Bagno di Venere, col suo piccolo lago e, secondo il tipico gusto romantico, con finti ruderi e rovine artificiali, creati utilizzando antichi reperti provenienti dagli Scavi di Pompei. Incantevole è anche il caratteristico “Giardino inglese”.

fig. 98 - Scavi di Pompei

Pompei era anticamente una città di grande livello economico, artistico ed urbanistico per opera, soprattutto dell’influenza greca, etrusca e successivamente dell’antica Roma. Anche i Sanniti. che la occuparono, non riuscirono a prescindere dall’influenza greca. Purtroppo, un tremendo terremoto nel 62 d.c. e poi l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. provocarono gravissimi danni agli edifici e seppellirono la città completamente sotto una pioggia di ceneri e lapilli. E’ ancora oggi in atto l’opera di scavo e di ristrutturazione.

fig. 99 - Mosaico: Battaglia di Isso

La città di Pompei fornisce molti esempi dell’antica tecnica greca del “tappetino”: cioè dei mosaici posti al centro del pavimento e formanti dei quadri stupendi. Uno dei più famosi, rappresentante la vittoria di Alessandro Magno sui Persiani di Dario, misura m 3,20 x m 5,50 ed è composto da circa 2 milioni di tasselli policromi finissimi. Il mosaico fu scoperto nella “Casa del Fauno” a Pompei e attualmente è conservato nel Museo Archeologico di Napoli.

fig 100 - Mosaico: Coppa

Un altro esempio di stupendo mosaico scoperto a Pompei ed esposto al Museo Archeologico di Napoli. Esso rappresenta una coppa con pappagalli e colomba ed è costituito da moltissimi tasselli policromi finissimi.

fig. 101 - Il Cristo Velato

Opera tra le più famose e suggestive del patrimonio artistico mondiale, fu scolpita nel 1753 dal napoletano Giuseppe Sammartino per incarico di Raimondo de Sangro, VII Principe di Sansevero. La spirituale ricchezza espressiva della scultura traspare con grande evidenza dalle pieghe del velo che copre le membra esanime del Redentore. Al suo cospetto si riceve la sensazione di osservare il vero corpo di Cristo.

fig. 102 - Il Cristo Velato

L’incredibile gioco del sudario, i chiaroscuri morbidi, l’intero andamento della scultura fanno di quest’opera un esempio perfetto di sottigliezza tecnica e fascino simbolico.

fig. 103 - Il Cristo Velato

Altre due stupende immagini del Cristo Velato. Anche in questo caso come nella Pudicizia esiste il velo e se quello era mirabile questo è di gran lunga più bello. Si rimane sbalorditi davanti a quest’opera, in quanto sembra drammaticamente vera.

fig. 104 - La Pudicizia

Un’altra opera degna di nota nella Cappella Sansevero è “La Pudicizia Velata”, un’opera eccezionale eseguita nel 1751 dal veneto Antonio Corradini. L’opera fu commissionata dal principe Raimondo de Sangro in memoria della madre Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona che era morta quando era ancora bambino. Il Principe indicò che la madre fosse ricordata per la sua pudicizia. Mirabile l’esecuzione delle pieghe del velo che lasciano trasparire il corpo nudo e la serenità che traspare dal volto della donna.

fig. 105 - La Pudicizia

Un'altra immagine della splendida Pudicizia velata, a sinistra del presbiterio, voluta da Raimondo per onorare la memoria della madre Cecilia Gaetani. L’opera fu completata dal veneto Corradini, in base ai suggerimenti del Principe.

fig. 106 - La Pudicizia

Ancora un’immagine della splendida Pudicizia Velata. Notare il velo che lascia trasparire il corpo nudo. Sembra tutto incredibilmente reale. Fascino e mistero.

fig. 107 - Il Disinganno

“Il Disinganno” è un’altra opera eccezionale nella Cappella Sansevero, eseguita dal genovese Francesco Queirolo, su commissione del principe Raimondo, per ricordare la conversione del padre Antonio de’ Sangro. Lo stesso, dopo una vita alquanto libertina, divenne un abate. Nell’opera Antonio è raffigurato mentre è impegnato a districarsi da una rete che lo imprigiona con l’aiuto del suo ingegno (che nella scultura è rappresentato da un genietto alato con una corona e fiammella con sopra un globo ed un volume).

fig. 108 - Il Disinganno

Ancora due immagini della stupenda statua del Disinganno, posta specularmente alla Pudicizia è dedicata al padre di Raimondo, Antonio de’ Sangro. Mirabile è l’esecuzione della rete.

fig. 109 - Il Labirinto

Particolare del motivo del pavimento. Il bellissimo pavimento settecentesco andò distrutto alla fine dell'Ottocento: è possibile oggi vederne un campione nel passetto antistante la tomba di Raimondo de Sangro. Il motivo a labirinto di antichissima tradizione classica, è qui di straordinaria originalità: all'interno di marmoree tarsie policrome è incastrata una linea di marmo bianco, continua e senza giunture, altra prodigiosa invenzione del geniale principe.

fig. 110 - Catacombe dei Cappuccini

Alcune mummie del corridoio centrale e dell’entrata nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo, particolare luogo in cui la natura da sola, o con pochi aiuti riesce a bloccare il processo putrefattivo.

fig. 111 - Cappella di Santa Rosalia

Ai piedi dell’altare dedicato a Santa Rosalia si trova la bara della piccola Rosalia Lombardo (1918 - 1920) tra due bare di bambine.

fig. 112 - Rosalia Lombardo

La piccola Lombardo morta il 6 dicembre 1920, all’età di due anni. Anche a distanza di tanti anni dalla sua morte il corpicino è rimasto perfettamente intatto da sembrare una bambina sana e viva, che sta semplicemente dormendo.

fig. 113 - Catacombe dei Cappuccini

Altre immagini del Cimitero sotterraneo dei Cappuccini a Palermo, in cui qualsiasi visitatore rimane incantato e stupito nell’osservare la perfetta conservazione dei corpi.

fig. 114 - Rosalia Lombardo

Un’altra immagine della piccola Rosalia Lombardo: nata 1918 - morta 1920. Si può notare il suo volto ancora  perfettamente  intatto, dopo tanti anni, per opera forse del particolare trattamento usato dal dottor Solafia. Metodo che, purtroppo, non si conosce, a causa della prematura morte del medico e che non fu completato sul corpicino. La piccola Rosalia morì il 6 dicembre 1920, all’età di due anni. E, da allora, è rimasta sempre ai piedi dell’altare, nella Cappella dedicata a Santa Rosalia, ancora in attesa sembra del completamento del misterioso trattamento del dottor Solafia.

fig. 115 - La Cappella delle “Vergini”

In una Cappella, detta delle “Vergini” o del “Crocifisso”, si trovano i corpi di quattro fanciulle con vesti chiare, coronate da fiori metallici e con rami di palma nelle mani per indicare che si tratta di donne non sposate, vergini, come si legge su uno scritto a chiare lettere che cita un versetto delle Sacre Scritture.