Dalle confessioni di un soldato

(lettera aperta nel sito camman.info)

C’imbarcammo sul .............. diretto a ........... -

La nostra missione, ci fu detto, consisteva nel portare pace, conforto e aiuti a quelle popolazioni del Kosovo, ridotte in miseria, a causa delle lotte fratricide, per la conquista dell’indipendenza. Il nostro corredo consisteva nella divisa militare che usavamo nel Continente; una coperta di lana ed altre cianfrusaglie in dotazione, stipate in un grosso zaino.

Eravamo tutti contenti e desiderosi di conoscere non solo i nostri vicini di casa, ma di collaborare con i commilitoni di altri Paesi, accorsi anch’essi a portare l’ordine e la pace in Kosovo. Attraversammo in autoblinda diversi villaggi e paesi, senza però incontrare anima viva. Ogni tanto si notavano cani randagi raspare nell’immondizia che abbondava ovunque. Le strade erano sconnesse e piene di pozzanghere. Ci accampammo in un campo aperto, sotto le tende. Riprendemmo il viaggio alquanto lentamente e finalmente ci unimmo alle truppe provenienti dal Nord-Europa e dagli USA. Costoro, a differenza di noi, indossavano tute ermetiche ANTI-RADIAZIONI ed erano perfettamente a conoscenza dei pericoli di contaminazione in quella Regione.

Apprendemmo, poco dopo, che quelle zone erano state contaminate dall’URANIO IMPOVERITO usato in misura massiccia, dagli eserciti alleati nei precedenti conflitti tra serbi, croati, slavi, albanesi e kosovari.

CHE FIGURACCIA!

A tale triste notizia, rimanemmo allibiti, costernati, esterrefatti, sbalorditi, muti e con i visi smunti. Ci guardammo in faccia con aria di sgomento e di paura. Uno scoraggiamento totale si impossessò di noi, ma non proferimmo verbo. Eravamo stati sballottati in quelle terre contaminate come carne da macello, senza alcuna protezione. I diritti umani erano stati cancellati da politici incoscienti e disumani. Da quel fatidico giorno il nostro modo di vivere cambiò di botto: ci sentimmo distrutti. Il nostro futuro si frantumò, si annullò definitivamente. La paura di leucemia, di tumori ci annichilì. Sembravamo tanti automi e in silenzio ubbidimmo agli ordini dei nostri superiori. Il sorriso, la gaiezza, la spensieratezza d’essere giovani scomparve; sembravamo vecchi citrulli, decrepiti e incretiniti; vicini alla morte.

"Ce l’ho fatta, a differenza di altri miei compagni che non ci sono più. Sono ancora vivo, per adesso!"

-LA GUERRA IN KOSOVO-

Nel 1999 scoppiò la guerra del Kosovo. Le forze della NATO, per distruggere i carri armati nemici, utilizzarono e sperimentarono varie nuove tecnologie, tra le quali le più efficaci furono gli elicotteri "Apache" dotati di proiettili all’uranio impoverito. Sono stati sparati (fonti Nato) più di 30.000 proiettili, solo nel Kosovo. Alcuni parlamentari hanno proposto al governo di ritirare e non mandare più i nostri soldati in quei luoghi contaminati, ma finora non è stato preso nessun provvedimento in merito e la proposta, come al solito, archiviata. Inoltre, nessuna commissione d’inchiesta sulle strani morti si è potuta riunire. Non si è fatto, finora, nulla di nulla ed intanto altri malati gravi aspettano una morte certa, nei letti d’ospedale. Dov’è lo Stato? Dove sono le Istituzioni?

CONSIDERAZIONI: Parliamo del KOSOVO.

Il Kosovo è un’unità amministrativa autonoma della Serbia. Capoluogo Pristina. Nel 1939 venne diviso fra Serbia, Montenegro e Albania. Nel 1944 fu occupato da italiani e albanesi. Passò poi alla Iugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1981 e 1989 la Regione fu teatro di violenti moti indipendentisti e discontinui tra serbi e albanesi. Dopo la disgregazione della Iugoslavia il Kosovo ha rivendicato l’indipendenza da Belgrado, proclamando una repubblica non riconosciuta. Questa Regione continua a lottare contro le radiazioni dell’URANIO IMPOVERITO, che contagia chi ci vive e chi ci viene.

Hitler mandava i prigionieri ai forni crematori e alla camere a gas e tutto il mondo lo considera giustamente un mostro.

Questi politici e gerarchi stron.., che cosa sono? Mostri, belve umane o animelle?

Giudicate voi!

E dopo più di 70 anni vige, purtroppo ancora l’elementare mia breve poesiola:

"Povero popolo, scellerato e pazzo,

lorcio, fetido e puzzolente,

detrito villoso e ancor fetente;

via, via da me putrido sfarzo."

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