PREFAZIONE
BIBLIOGRAFIA
(testi consultati)
b) Fonti Iconografiche, da “Ricerche sulla Rete Internet”;
c) Fatti e Avvenimenti della II Guerra Mondiale raccontati, in forma ridotta, da “Ricerche sulla Rete Internet”;
d) Le foto di scene, personaggi storici e cartine, sono state sviluppate da riviste e giornali d’epoca, al solo scopo di dare al lettore più consapevolezza di ciò che veramente accadde negli anni “30 -“50;
e) Volumi della “Istoria Universale” del 1700.
N.B.:
I miei appunti sulla Battaglia del Volturno “40 - “45 possono dare al lettore soltanto una larvata idea della Guerra.
Se però si vuole approfondire, per una conoscenza più dettagliata e precisa degli accadimenti di quel periodo, si consiglia di leggere “Il Nostro Volturno”, del Gen. Prof. Armando Scialdone.
La documentazione di cui sopra fa parte della collezione dello scrivente.
Post Scriptum: Qualora s’intendesse erroneamente ledere la personalità di qualcuno, preciso che ogni riferimento, in questo mio libro, è puramente casuale.
Tié!!! - Tié!!!
RACCOLTA
IMMAGINI
Immagini sconvolgenti e spesso inediti del nostro Passato. Nei casi in cui è stato possibile ottenere delle informazioni sul soggetto dell’immagine, è stata inserita una breve didascalia esplicativa.
Le foto visualizzate sono estratte da archivi storici e non sono state sottoposte ad alcuna censura o restrizione, tutto ciò per preservare integra la valenza e significatività di tale materiale.
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Le Strategie dei Tedeschi e degli Alleati
dal Volturno al Garigliano
Le forze tedesche, dislocate nella zona tra il Volturno e il Garigliano, erano abbastanza equipaggiate: la Hermann Goering Division comprendeva alcuni battaglioni di fanteria, molti cannoni motorizzati e un'efficiente contraerea. Il Comandante Vietinghoff, ottimo stratega, dalle eccellenti qualità belliche, aveva a disposizione molti soldati ben armati, per la maggior parte provenienti, però, da vari paesi europei. Una buona parte di questi militari era dislocata in difesa del monte Acero, alle cui falde si estende il paesino di Faicchio, mentre l'altra si trovava lungo il Volturno, tra Limatola, Caiazzo, Piana di Caiazzo e Triflisco. Kesselring ordinò a Vietinghoff di spostare la XVI Divisione Corazzata dal Volturno all'Adriatico e precisamente a Termoli. Vietinghoff, che già non era soddisfatto delle forze a sua disposizione, dovette obbedire a malincuore, in quanto l'ordine era stato approvato dallo stesso Hitler.
Questo errore di Kesselring costò la disfatta dei tedeschi sul Volturno. Le Forze alleate comandate dal Generale Clark, superarono, con molte difficoltà, il Volturno e, seguendo zone pianeggianti e strade percorribili, giunsero a Sessa Aurunca e a Venafro. Con questa strategia gli alleati misero al sicuro Napoli e il suo porto. Intanto il Generale americano Lucas attraversò il Volturno nei pressi del ponte Annibale e, per Triflisco, raggiunse Mondragone. Tutti questi movimenti delle truppe Alleate avvennero, presso a poco, nella prima quindicina di ottobre del “43. La III Divisione degli Alleati, proveniente da Benevento, si trovò di fronte tre colline, quella di Triflisco, monte Caruso e monte Maiulo tra Strangolagalli e Piana di Caiazzo.
Contemporaneamente, alcuni reparti di soldati americani, attraverso le due collinette: Mesorinolo e Monticello, puntarono direttamente su monte Caruso.
E da qui, con finte e vere battaglie giunsero nei pressi di Caiazzo, ove la battaglia infuriò per molto tempo tra Alleati e Tedeschi, causando parecchie perdite di uomini e di mezzi.
“La Battaglia per la conquista di Caiazzo”
Caiazzo, Piana di Caiazzo e Limatola vennero liberate dagli Alleati della XXXIV Divisione americana, comandata dal Generale Ryder.
Nel mese di Ottobre del “43, attraverso S. Agata dei Goti, Ryder raggiunse Limatola e con potenti cannoni iniziò il bombardamento sul Volturno, nella pianura che si estende tra le colline di Mesorinolo e Monticello, ove stavano alcuni reparti tedeschi, annidati in trincee, scavate in collaborazione con alcuni pianesi sequestrati. Gli Alleati riuscirono poi, dopo vari insuccessi, ad attraversare il fiume Volturno e conquistare dopo aspre battaglie Caiazzo, facendo prigionieri diversi soldati tedeschi.
Purtroppo il terribile eccidio di Monte Carmignano si era già consumato nei giorni precedenti, per opera di soldataglie tedesche: belve dall'aspetto umano. Bisogna tener presente che il passaggio sul Volturno da parte del Genio americano fu pieno di difficoltà. Infatti, appena gli americani cercavano, con mezzi anfibi, di guadare il fiume, l'artiglieria tedesca distruggeva tutti i mezzi che si avvicinavano all'argine del fiume. I caduti si contarono a centinaia, poi finalmente venne liberata Caiazzo attraverso la scalata della collinetta di S. Giovanni e Paolo da parte dell'artiglieria americana, guidata dal Generale Ryder.
La conquista di Caiazzo fu più dura del previsto, avendo i tedeschi minato la discesa Caiatina. Inoltre, alcuni mitraglieri della retroguardia tedesca erano stati dislocati e appostati tra S. Giovanni e Paolo e i Cesarielli. Per stanare questi vari nuclei di difesa fu necessario l'impiego di diversi mezzi anticarro da parte delle truppe Alleate.
L'occupazione di Caiazzo fu alquanto difficoltosa da parte dei soldati americani comandati dal capitano Valentine Lentz, ex giocatore di basketball di Baltimora. I tedeschi avevano organizzato a Caiazzo una robusta difesa sparsa, come ho già detto, lungo la dorsale tra S. Giovanni e Paolo e i Cesarielli, con campi minati. Caiazzo era diventata un solido baluardo della difesa tedesca. Il capitano Lentz, dopo vari insuccessi, supera finalmente il Volturno, e con diversi mezzi anticarro sbaraglia la solida difesa tedesca, formata da piccole unità di retroguardia, che alla fine si sono ritirate ed arrese. (ottobre “43).
Molti fatti bellici di questa guerra, visti con acume profondo di un bravo osservatore, sembrano ricchi di controversie: il bombardamento di Cassino e quello di Benevento, il mitragliamento aereo di Caiazzo, il massacro sul fiume Rapido, lo sbarco ad Anzio......ecc. E allora la domanda sorge spontanea: “Quali furono i motivi per cui fu combattuta questa compagna?” - A buon intenditor poche parole!- Opinione personale: “L'accanimento forsennato di tutti quei generali inglesi, americani, francesi, senegalesi, neozelandesi, chi più ne ha più ne metta, che facevano a gara a chi giungesse per primo a Roma, li rese alquanto nevrotici.” - Risultato: ........ e le nostre contrade brulicavano di croci. A quei tempi, quando percorrevo in bicicletta le strade provinciali Piana - Caiazzo - Telese - Amorosi, oppure Piana - Capua ed oltre, notavo ai bordi delle strade croci, croci e croci. Poi nel dopoguerra i familiari trasferirono le spoglie dei loro cari nei luoghi d'origine o nei cimiteri comuni. Quanta tristezza per quelle giovani vite stroncate prima del tempo! - Che silenzio di morte, sembrava che il mondo si fosse fermato! - Non riuscivo a deglutire la saliva; un nodo alla gola mi soffocava.........................................
E' un mondo che ti crolla addosso! -
Ahimé, che brutta cosa è la guerra! -
Il Massacro di Montecassino
nella II Guerra Mondiale “40 - “45
Negli anni “45 - “50 ebbi fra le mani una pagina di un giornale, di cui non ricordo il nome. Su tutta la pagina c'erano fotografie, a metà busto, simili a quelle sulle lapidi cimiteriali: vecchiette, giovanette e bambine con i rispettivi nomi, cognomi, data di nascita e di morte. Purtroppo quella pagina di giornale che conservai molto accuratamente fu smarrita. Ho fatto ricerche, anche tramite Internet, ma invano. Sono però convinto che quel giornale dell'epoca deve sicuramente esistere. Probabilmente la privacy o altri motivi ne proibiscono la pubblicazione, per evitare rappresaglie a favore o contro qualche Stato.
Ecco perché quando affermo che la Storia è falsata colgo nel segno. Ognuno si fa la ragione a modo proprio e, quando i posteri cercheranno la verità, il tempo avrà cancellato anche le orme. Comunque al retro di quella pagina veniva raccontata, per filo e per segno, il terribile accadimento della Guerra in Ciociaria, negli anni “43 - “45. Cercherò di ricordare i fatti più salienti di quei tragici e disumani accadimenti. Quando gli eserciti Angloamericani giunsero nel gennaio del “44 nei pressi della linea Gustav, i loro comandanti non pensavano certamente che l'avanzata verso Roma si sarebbe trasformata in una sanguinosa e logorante guerra di posizione. Nei mesi successivi, il generale Harold George Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Italia si ostinò ad attaccare frontalmente le difese tedesche, nel settore di Cassino, riuscendo a perdere in tre distinte battaglie, che comportarono anche la distruzione della famosa Abbazia, oltre 60mila soldati. Tutti questi Generali (francesi, americani, inglesi, neozelandesi, ecc. ecc.) delle forze alleate facevano a gara a chi raggiungesse Roma per primo. Perciò facevano a gara a buttare interi reggimenti contro quei pochi battaglioni tedeschi, asserragliati nelle grotte di Montecassino, senza curarsi delle inevitabili perdite di uomini, in quanto le truppe angloamericane si trovavano allo scoperto impantanate nella pianura laziale. Ognuno di questi generali pretendeva di giungere, come ho detto, per primo a Roma, alla maniera di Giulio Cesare. Tutto qui.... A fronte di questo evidente insuccesso nello stadio tattico di quello che doveva essere l'ultimo baluardo, la quarta ed ultima battaglia per Cassino che portò poi all'occupazione angloamericana di Roma, il generale Alexander, unitamente al consenso del generale De Gaulle, pensò di tentare una macchinosa manovra di aggiramento delle truppe tedesche. L'attacco, quindi, si sarebbe dovuto sviluppare attraverso i monti Aurunci, partendo da Castelforte, via Ausonia, monte Petrella ed Esperia. Obiettivo finale era l'occupazione del paese di Pontecorvo e da qui raggiungere Roma per la Casilina. A svolgere questo delicato compito di aggiramento furono chiamate le cosiddette truppe coloniali, che non erano affatto truppe regolari, bensì uomini condannati a vivere nella Legione Straniera: mostri dall'aspetto umano; affetti da malattie veneree, come sifilide, tubercolosi, ........ e costoro venivano chiamati con un nomignolo spregiativo: “Corps Expétitionaires Françaises”, C.E.F., Corpo di Spedizione Francese in Italia, agli ordini del generale Alphonse Juin. Le forze di questi bruti C.E.F. comprendevano circa 200 uomini, per la maggior parte marocchini e algerini provenienti dalle colonie francesi: gente miserabile avvezza ad ogni azione nefasta. Completava l'organico un'aliquota di Senegalesi, altra gentaglia appestata ed alcolizzata. La caratteristica di quest'accozzaglia di bestie umane era l'eccellente addestramento nei combattimenti di montagna. I generali angloamericani, sentendosi impotenti a snidare quei pochi soldati tedeschi, asserragliati sulle alture di Montecassino, usarono ogni mezzo pur di farla finita, strafregandosene dei mezzi pericolosissimi e certamente letali per la popolazione di Cassino. Per questi coloniali combattere in zone impervie e montagnose era per loro naturale. Queste bestie immonde, selvaggi avvoltoi, coperti in luridi barracani, furono rinchiusi in un recinto spinato per tema che compissero violenze sessuali ed altro sulla popolazione e furono anche sottoposti ad un ferreo coprifuoco. Essi non erano affatto inquadrati in truppe regolari, bensì organizzati in goums ossia corpi raggruppati in una settantina di uomini. Venivano anche chiamati Goumiers, ossia uomini molto pericolosi. All'alba del giorno scelto per l'attacco: 14 maggio 1944 il Generale Juin inoltrò, al generale Doti della II Divisione e al generale Guillaume della IV Divisione, la richiesta di sguinzagliare i Goumiers alla conquista di Montecassino.
Il generale proclamò terrore e massima violenza. Infatti Juin fece stampare in arabo volantini, da distribuire alle sue truppe, su cui era scritto: “Miei cari soldati, oltre quei monti c'è una terra grande, ricca di donne, di vino e di case. Se riuscirete ad arrivarci, tutto sarà vostro, per cinquanta ore!”- I marocchini superarono i monti Aurunci e sbucarono a Esperia, ove si scatenarono e gli ufficiali non riuscirono a controllarli. Passarono poi ad altri paesi della zona, ove fecero quello che pochi sanno, che per pudore o altro si è taciuto, e i libri di storia non riportano. A Pico un Battaglione del 351° fanteria americano arrivò nella piazza principale, mentre i goums stupravano bambine, donne e vecchie e uccidevano gli uomini che tentavano di intervenire. A Marradi quando gli Alleati si avvicinarono al paese, la popolazione fu presa dal panico, dopo aver saputo che le truppe indiane sarebbero transitate per il paese: esse erano come le truppe coloniali francesi e stupravano, saccheggiavano ed uccidevano. Le terribili atrocità compiute dai goums di Juin durarono dal 17 al 25 maggio del 1944. In una relazione degli anni “50, alla luce di recente ricerca dai dati per difetto, testualmente si asserisce : “Circa 2.000 donne oltraggiate, di cui più del 20% affetta da sifilide; circa l'80% affette da blenorragie; molti i figli nati da unioni forzate; circa il 40% degli uomini contagiati dalle mogli; oltre 800 uomini assassinati brutalmente solo perché accorsi a difendere l'onore delle famiglie oltraggiate; circa l’80% dei fabbricati distrutti; il 90% del bestiame sottratto; rubati inoltre gioielli, abiti, denaro, vettovaglie, ecc.” - Vergogna!!! -
Tutti quei generali che hanno ordinato quella carneficina sarebbero dovuti essere giudicati da una corte internazionale e poi condannati per crimini di guerra contro popolazioni civili. Oggi si parla ancora di Hitler, del massacro degli ebrei, ma si tace del massacro di Montecassino, dello sterminio di intere città, come Hiroshima e Nagasaki, e di tante altre stragi.
Allora io dico: “La legge è uguale per tutti! O tutti assolti o tutti colpevoli! Hitler fu un mostro? Sì! Su questo siamo tutti d'accordo! E questi generali, che sono? Eroi o mostri?” -
Ecco come viene travisata la Storia.
E, riprendendo il discorso di prima, interrotto dal mio exploit, l'aspetto storicamente più significativo derivante da un'approfondita ricerca, ci porta alla responsabilità di queste tristi vicende della Storia Mondiale. Infatti se fino ad ora una storiografia ha individuato come unico responsabile il generale Juin, oggi si può senz'altro affermare che la responsabilità di tale massacro, cade anche su ben altre persone, quali il Generale De Gaulle, il ministro francese Diedelm, il quale nei giorni del terrore si trovava in Ciociaria, e per la precisione ad Esperia, ove si trovavano tutti gli altri generali, per cui non potevano non sapere come si sarebbero comportati i loro Coloniali della Legione Straniera. Tutti erano lì: De Gaulle, Alexander, il generale Clark, Juin e tutti erano pienamente concordi nel mettere in pratica tale scellerato disegno. Anziché arrestare Juin ed annullare così completamente la sua orrenda richiesta, diedero invece ordine di agire. L'ordine era di lasciare liberi per 50 ore, ripeto 50 ore i coloniali a fare scempio della povera popolazione inerme. Per quei generali l'impresa consisteva solo l'aver fatto una breccia nelle difese tedesche. Attraverso la breccia far passare poi comodamente gli Inglesi della 78° Divisione, tenuta fino a quel momento di riserva. A fronte di quanto testé ho detto, si può certamente sostenere che non si trattò di azioni casuali e sporadiche, derivanti da una concezione ancestrale e tribola della guerra, come ipocritamente affermò il Comitato di Liberazione francese diretto dal Generale De Gaulle, dal ministro Diedelm e dal consenso di Alexander e del Generale italiano Pietro Badoglio, bensì ci fu consapevolezza unanime di tutto quello che poi accadde. Continuare è come far fremere ancora di più quelle ossa di quei poveri martiri.
Basta! Basta! Basta! Abbasso la Guerra!!!
Ciò che la Storia non dice:
“La nascita della Repubblica Sociale Italiana”
- R.S.I. -
Per impedire lo sfascio dell '8 settembre del “43, fu istituito il partito repubblicano e venne quindi abrogata l'ordinanza emessa da Kesselring. Guai se tale ordinanza non fosse stata abrogata, l'Italia sarebbe stata considerata territorio di guerra e la popolazione italiana avrebbe sofferto ben altre pene. Essa sarebbe stata sottoposta alle durissime leggi del Terzo Reich, che considerò l'Italia “Terra Bruciata”, passibile di gas per i traditori. L'Italia sarebbe stata considerata “Preda Bellica”. Mussolini fu considerato, purtroppo, da Hitler un inetto, incapace di riorganizzare un governo solido e contrastare i dissidi che, dopo l'8 settembre del “43, s'erano creati tra la popolazione. I seicentomila soldati italiani, abbandonati alla loro sorte, furono trascinati in Germania, nei campi di concentramento.
A degenerare tale triste situazione fu anche colpa dei partigiani comunisti che, nel dare la caccia ai fascisti, compromisero ancora di più il tentativo di pacificazione tra i vari partiti.
Hitler aveva ordinato la distruzione dei porti di Genova, Savona, Marghera e Venezia, ma il terribile progetto fu sventato grazie alle trattative del Comandante della “X Mas” Valerio Borghese e il Generale tedesco Wolf. Anche in un momento così difficile e delicato, in cui il nostro paese era diviso a metà, distrutto e disprezzato da tutto il Mondo, molti uomini e donne accorsero per difendere l'onore dell'Italia, dall'immane e terribile programma di quel Pazzo Furibondo.
Circa 250.000 unità si opposero allo scellerato programma di Hitler.
Il bando alla chiamata alle armi del 9 novembre del “43 si rivelò un mediocre successo.
Il Generale Alexander disse: - “Di tutti i fronti terrestri, oltre a quello tedesco, quello che maggiormente ci impegnò di più, per la tenacia e per l'eroismo del nemico, fu il fronte italiano.
“I Reduci Delusi”
La stragrande maggioranza dei prigionieri italiani della Guerra “40 - “45 trasportati negli Stati Uniti, accettò di lavorare per il Governo americano. Parte del Salario, spettante ad ognuno di essi, fu dato direttamente a loro; l'altra parte, invece, fu accantonata e depositata nella Banca Americana per essere poi, dopo la guerra, inviata in Italia alle rispettive famiglie dei prigionieri. Negli anni “50 - “60 vennero in Italia dei rappresentanti americani che consegnarono ad alcuni grossi politici italiani, come si è visto per televisione (Rai), uno chèque di molti milioni di dollari, da distribuire alle famiglie dei prigionieri italiani in America, unitamente ad un registro in cui venivano elencati tutti i prigionieri. Ebbene, quei soldi non sono mai entrati in alcuna tasca di quelle persone.
La domanda sorge spontanea:- “Dove sono andati a finire quei soldi?” - Nessuno lo sa! -
Chi non crede a quanto ho testé detto può benissimo chiedere alla Rai la registrazione della trasmissione in cui si evidenziava l'efferato furto, perpetrato dai nostri cari e potenti politici italiani di quella epoca, a danno di onesti cittadini del nostro Paese.
Vergogna! Vergogna! Vergogna!
Ladri! Ladri! Ladri! Centomila volte Ladri!
“Lucky Luciano”
Chi era Lucky Luciano? Era un mafioso, condannato in America a trent'anni di carcere per racket. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il Governo degli Stati Uniti lo mandò in Sicilia per entrare in contatto con i capi della mafia siciliana , da Don Calogero Vizzini ed altri, per contribuire a facilitare l'avanzata degli eserciti angloamericani. Alla fine della Guerra, Vizzini fu insediato dagli americani come Sindaco di Villalba e lo nominarono Colonnello Onorario.
Pochi giorni dopo lo sbarco degli Alleati, la Mafia aveva già riorganizzato la sua rete e in breve tempo fu in grado di controllare tutto il mercato nero di vini, viveri e materiale bellico.
Viva la M....! Viva la Giustizia!
Oppure è meglio dire: - “Tutto fa brodo!” -
“Falsità e Distorsioni dei fatti Postbellici”
Gli atteggiamenti e le falsità dei partigiani comunisti .......... si basavano soprattutto sull'equivoco, suscitando vecchi rancori e tradimenti inesistenti.
Lo scopo principale era quello di sfociare in una Guerra Civile (Stalin pagava bene i comunisti .............). Infatti, come già ho accennato in precedenza, a Porzus i partigiani della Brigata Osoppo vennero uccisi dai partigiani della Brigata Garibaldi - Natisone. Appena dopo l'armistizio dell'8 settembre del 1943, ci furono molte azioni di provocazioni terroristiche fra diverse fazioni partigiane, con lo scopo di esasperare la situazione e rendere inevitabile una Guerra fratricida. Il Comitato Nazionale dell'Alta Italia massacrava chiunque venisse sospettato di essere fascista. Neppure gli Alleati riuscirono a placare la sete di sangue dei partigiani del Nord Italia. I morti accertati furono più di 17 mila fra uomini, donne e bambini. Furono istituiti i “Tribunali del Popolo” composti da fanatici e sanguinari partigiani comunisti. Bastava un indizio, un sospetto di appartenere al partito fascista, per essere condannato a morte. Tu, lettore di questi fogli, non ti sembra di rivivere la “Rivoluzione Francese”? -
In questo Terzo millennio, queste brutture, queste atrocità non vengono menzionate: sono cadute in disuso, nell'oblio e il tempo ne ha cancellato le orme. Oppure sarebbe meglio dire che questi orrendi avvenimenti sono tenuti ben nascosti negli Archivi Segreti di Stato. Viva La Giustizia!
“Le Fosse Ardeatine”
L'attentato di via Rasella a Roma, da parte di Rosario Bentivegna, Carla Capponi e altri partigiani, provocò la morte di 33 soldati tedeschi e 2 civili italiani, di cui un bambino di 13 anni. Questo fatto causò la terribile rappresaglia tedesca (10 italiani per ogni soldato tedesco ucciso) su 330+5 ostaggi, che essi prelevarono, in parte, dalle carceri della zona. L'ufficiale Priebke, il carnefice che diede l'ordine di esecuzione, trovò riparo e rifugio presso il "Poligono", ove la segretaria tedesca convinse il "Vassallo" ad intercedere per il “Mostro” e lo fece espatriare, quatto, quatto, zitto, zitto, in Argentina, ove indisturbato visse sino a tarda età, dal '48 al '94, “in grazia di chi”?
Dopo la sua estradizione in Italia, avvenuta nel 1994, fu più volte processato, con varie assoluzioni e condanne. Alla fine fu confermato l'ergastolo, ma in detenzione domiciliare. Oggi vive a Roma come un "normale" novantenne.
L'ex colonnello delle "SS" Herbert Kappler, maggior responsabile della strage nazista delle Fosse Ardeatine, fu condannato all'ergastolo in un processo svoltosi a Roma nel 1948 e rinchiuso nel carcere militare di Gaeta. Poi, nel 1977, con una fuga-farsa, forse aiutato dalla moglie e da altri, o forse anche per una scadente sorveglianza ("mistero"), riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio, a Roma, dove da alcuni mesi era ricoverato per accertamenti clinici. Poco dopo, nel 1977, si ebbe la notizia che Kappler era morto di cancro nella sua casa in Sassonia.
Priebke al cospetto di Dio
L’ex Ss Erich Priebke, dopo aver fatto la conta dei 33 soldati tedeschi uccisi nelle cave delle Ardeatine, ricevette l’ordine dal suo diretto superiore Kappler di fare una rappresaglia di 330 cittadini romani di ogni età e fucilarli. Oggi questa belva umana vive, agli arresti domiciliari, a Roma e ha dichiarato apertamente, davanti ai giudici, che lui eseguì degli ordini e che non si pente di ciò che fece. Ora ha 93 anni e spesso si reca in chiesa ove al cospetto di Dio prega, ma non chiede perdono.
Considerazioni personali
In periodo di guerra, un ufficiale di qualsivoglia nazione, che riceve l’ordine di fucilare delle persone non viene considerato dalla legge colpevole. E su questo possiamo anche chiudere un occhio. Ma tu Priebke ne hai, di tua spontanea volontà e non per ordine ricevuto, uccisi 5 in più (33x10=330+5=335).
Quindi, tu giudice lo devi condannare per 5 omicidi commessi!. Legge che non è stata mai completamente applicata a questo essere immondo, che vive nella nostra Italia e, nientemeno a Roma, non lungi dal massacro dei trecentotrentacinque innocenti, il cui pianto rintrona ancora nelle nostre orecchie. E tu, popolo romano, accetti passivamente che questa belva vive liberamente al tuo fianco?
E pensare che Priebke ha confessato, durante i processi, che fu lui stesso a sparare, con la sua pistola, alla nuca di due ostaggi. E’ mai possibile che questo atto ignobile, che fa raggelare il sangue nelle vene, non venga preso nella giusta considerazione. O tu Roma, caput Mundi, che hai dettato leggi precise ovunque, non t’accorgi in che misero stato ti hanno gettato i tuoi figli di oggi? Scellerati: senza carattere, senza personalità, leccapeli e .................. !!!-
Ahimé, in che situazione penosa siamo precipitati! -
Alla Faccia di ..........!-
Le Brutture della Vita!-
E' mai possibile che, in questo mondo cosiddetto civile, chi commette orrendi attentati e chi ordina terribili stragi, passi col tempo ad onori e glorie?
Sia Benedetto quel Papa dall'aureola di Santo!-
Pace e Bene!-
Sia Lodato Gesù Cristo!-
Gli Olocausti Storici
Se si potessero ricordare tutti gli olocausti che ci sono stati dai primordi dell'umanità ad oggi, il passo sarebbe non solo troppo lungo, ma impossibile enumerarli tutti. Qualche anno fa è stato ritrovato quasi ibernato tra i ghiacciai del Nord un corpo di guerriero in ottimo stato di conservazione con una scheggia conficcata in una costola, risalente a circa 3.500 anni fa. Anche allora l'uomo era lupo del proprio simile. Ma dalla Preistoria facciamo un passo avanti e tuffiamoci nella storia del mondo conosciuto.
La domanda sorge spontanea: - “Che miglioramento c'è stato da parte dell'uomo nei confronti del suo simile?” - La risposta è gelida: - “Nessuno!” - Anzi l'uomo nei rapporti affettivi con l'altro uomo va sempre peggiorando. Sembra un paradosso, eppure è così. La guerra, le lotte, le brutture ci sono sempre state, ci sono ancora oggi e purtroppo ci saranno sempre. Le prediche, i discorsi, i convegni, i seminari, le assemblee, le proteste, le manifestazioni di piazza ci saranno sempre ma non approderanno mai a nulla. L'uomo riuscirà anche a scrutare fin negli abissi più remoti dell'Universo, ma dal punto di vista umano e sociale rimarrà sempre rozzo come ai primordi dell'umanità.
Dalla storia Universale del '700 scritta in greco e in latino, tradotta in lingua italiana si legge: - “Cesare al ritorno dall'Elvetia col suo esercito in Patria fu assalito da gente nascosta in una boscaglia.
Egli diede ordine di circondare il bosco e tagliuzzare in tre parti tutte le persone nascoste, compreso vecchi, donne e bambini.”-
Come pure, nel 48 a.c. ad Alessandria d'Egitto, sede di tutto il sapere del Mondo conosciuto, i soldati di Cesare compiono ogni tipo di nefandezze. Distruggono finanche la famosa Biblioteca, in cui erano conservati più di un milione di testi. Cesare, nel suo De Bello Gallico e De Bello Civile, non riporta nemmeno un piccolo accenno di queste brutture. L'ipocrisia, quindi, è un'altra malignità dell'essere umano. Gli Aztechi, i Maya, gli Inca, furono massacrati dalle soldataglie Spagnole nell'America centrale e meridionale, ma la Storia fa finta di non sapere, o al limite cerca di giustificare quelle brutture in nome di ipocriti ideali di pace o di giustizia o di religione. Gli spagnoli vengono ricordati come grandi “Conquistatori”, ma mai per le stragi commesse. Quando il Vassallo non volle cedere il Lazio e quindi Roma, i romani con le catapulte gettarono merda nei cortili del Poligono, costringendoli a più miti pretese. Se non fosse stato per il troppo fetore, gli assediati sarebbero potuti sopravvivere per mesi e mesi, in quanto i loro magazzini erano strapieni di cereali, farina, legumi secchi e di ogni bene di sostentamento. I negrieri caricavano sulle loro navi migliaia di negri, strappati alle loro famiglie e li deportavano in America. I partigiani del Nord, negli ultimi anni della II Guerra Mondiale, unitamente a quelli iugoslavi trucidarono migliaia e migliaia di soldati italiani, semplicemente perché appartenenti o sospettati di appartenere alla Brigata Osoppo, X Mas, Brigate Nere, ecc.ecc. L'ordine fu dato dall'Onorevole Tognotti, la cui compagna fungeva da staffetta partigiana. Ve la ricordate la formosa fanciulla, quando negli anni “60 girovagava in Vespa per le strade principali della sua città? In Africa nel “36 i nostri soldati stupravano e violentavano donne e fanciulle africane alla maniera dei goums di Juin in Ciociaria.
E poi... e poi... e poi... I massacri degli Ebrei, le atrocità compiute in Polonia, in Cecoslovacchia, in Corea, in Vietnam, in Cecenia, in Afghanistan, e poi... e poi... e poi..., in Iugoslavia, in Albania, è troppo lunga la catena di guerre, di massacri, di olocausti. E’ molto meglio dimenticare; un attimo: mi sovviene un olocausto bruttissimo; cito solo il nome di due sfortunate città che al solo istante fanno accapponare la pelle: Nagasaki e Hiroshima. Dopo lo scoppio delle due bombe atomiche le persone, gli animali e le piante intristivano e morivano, mentre le membra umane cadevano a pezzi, marcendo. E tutto ciò per un raggio di parecchi chilometri. E tutto ciò per anni, anni ed anni......
Una riflessione: prima le stragi avvenivano con il nemico di fronte e ben visibile; si sapeva che si colpiva e quanti venivano colpiti. Il soldato, il cavaliere, il guerriero, ne uccideva uno in un duello, poi un altro e poi un altro prima di essere forse a sua volta ferito o ucciso.
Adesso il pilota di un aereo militare preme semplicemente con minimo sforzo un pulsante e partono ordigni micidiali adatti per distruzioni di massa: missili, razzi o bombe. Tutto ciò va a colpire una città, e poi un'altra, e poi un'altra ancora ed in un attimo è l'olocausto più completo, la strage più orrenda, la tragedia più assurda provocata dall'uomo: non c'è alcun sopravvissuto, non c'è alcun essere vivente nell'area colpita dai micidiali ordigni di morte, mentre l'aereo è già lontano nella sua base, ed il suo pilota è tranquillo ed orgoglioso di aver portato a termine la sua missione. In un attimo, con il minimo sforzo sono morti 100-200 o forse 300mila persone in quella città. L'importante per il militare non sono i morti, ma l'aver ubbidito all'ordine del comandante, schiacciando quel pulsante, e l'aver stilato nella base militare il rapporto dell'impresa effettuata (briefing), sapendo benissimo che potrebbe essere chiamato in futuro per altre imprese simili.
Se le stragi erano quelle che si commettevano quando non esisteva la polvere da sparo, allora anche i tantissimi bombardamenti avvenuti nelle guerre recenti sono stragi. E che Stragi!
“E' meglio scordare e non ricordare!” tanto l'uomo continua a fare guerre... e guerre... e guerre...
Eppure l'uomo, nel corso dei secoli ha visto molti suoi simili massacrati nelle guerre e ancora non ha imparato nulla.
Credo proprio che non ci sia alcuna speranza che in un prossimo futuro tutta l'umanità sulla Terra possa iniziare a vivere un'Era di vera Pace, in cui le Guerre siano solo un triste ricordo di un lontano passato in cui l'uomo era rozzo, selvaggio e incivile.
Bush , Saddam e Bin Laden
Se tutti gli uomini delle Terra si unissero e tutti concordi obbligassero pacificamente x, y e z a recedere dalle loro nefaste azioni, probabilmente anche questa orrenda guerra finirebbe. Non è mai il popolo, la gente che lavora onestamente, a volere ad ogni costo la guerra, bensì sono le grandi Multinazionali, i grandi Industriali, i grandi Politici, che mai sazi, ma sempre avidi di potere e di interessi, fanno le guerre. La domanda sorge spontanea: - “Perché hanno scelto, questa volta, l'Iraq come terra da conquistare con le buone o con le cattive?” - La risposta è molto semplice: - “Perché lì c'è molto petrolio.” - Il giorno in cui il petrolio non servirà più, perché le riserve saranno finite o perché ci si orienterà verso altre fonti di energia, allora l'Iraq non sarà più terra da conquistare e sottomettere. Purtroppo non finiranno le guerre, in quanto saranno altri i siti da sottomettere, altre le terre da conquistare, sempre per gli affari, per il business, per il potere, per gli interessi. Sono solo queste le ragioni per cui si sono fatte le guerre nel passato, si stanno facendo adesso e si faranno nel futuro. La guerra è un business. Ai potenti non importa il numero di vittime, sia da una parte che dall'altra, né i mezzi usati per provocarle (una bomba atomica o 1.000 bombe “normali” non fa differenza).
Il fine giustifica i mezzi di distruzione usati?
A me sembra solo un'assurda ed ignobile ingiustizia, soprattutto quando a rimetterci sono le masse innocenti, la povera gente. L'unica mia consolazione è stata la partecipazione di tutti i popoli della Terra alle manifestazioni contro la Guerra . I popoli hanno, credo (spero) finalmente, capito che “Guerra” significa solo e soltanto “Distruzione”.
Attraverso la Televisione la gente ha visto bambini mutilati dalle bombe, popoli che muoiono di fame e di sete, milioni di bambini malati di tremende malattie: Aids, ecc. e che non hanno medicine per curarsi (perché così hanno deciso per anni e anni alcuni potenti di molti paesi ricchi); migliaia e migliaia di soldi che si sprecano per la corsa agli armamenti, sempre più potenti e distruttivi. Tutti quei soldi, così ignobilmente sprecati potrebbero invece servire a risolvere le tristi condizioni della gente povera di molti Stati poveri o almeno ad alleviare le loro sofferenze. Sofferenze che vengono, purtroppo moltiplicate per mille quando si ricorre alla guerra. Ipocriti quelli che dicono che le guerre sono per motivi umanitari. Come si fa a restare insensibili e pensare solo ai propri affari davanti a quelle immagini di bambini scheletrici, malati, prelevati per recupero di organi o costretti a prostituirsi per turisti facoltosi? E l'uomo, quest'essere spregevole che popola la terra, continua non solo a definirsi civile, ma addirittura ha il coraggio di definirsi l'essere più capace e più intelligente di tutto l'Universo.
Che sciocchezza! Che Balla!
Questa è proprio una Balla Cosmica! In realtà la terra, il Pianeta Terra rinascerebbe senza l'animale uomo.
Se non ci fosse l'uomo, la Terra sarebbe veramente un “Paradiso Terrestre” per la vita degli altri esseri viventi.
Altro che il più intelligente: l'uomo è, realmente, il più stupido ed incivile essere vivente di tutto l'Universo.
I Fatti del Dopoguerra
“40 - “45
La cruda realtà
- “Vuoi un posto?” -
- “Sono disoccupato e non ho un soldo!” -
- “Non c'è alcun problema, basta la tessera di partigiano.” -
Questi erano i discorsetti che si rincorrevano di bocca in bocca tra i giovani di quell'epoca; oppure si sentiva dire: “Hai letto il bando di chiamata alle armi dal governo della Resistenza?” - “Sì, l'ho letto, però non so come fare per evitarlo!” - “E' semplice, basta scappare sulle montagne e unirsi ai partigiani!” -
La domanda sorge spontanea: “ Chi erano i partigiani? Quanti ne erano? Sono veramente esistiti? E che facevano?”- La risposta è semplice e categorica: “Sì!”- “Essi avevano lo scopo di accelerare l'avanzata degli eserciti alleati e mettere in fuga i Tedeschi.” - “Quanti ne erano?” -
Se guardiamo le statistiche di oggi, troviamo che gli iscritti, cioè i tesserati, di ieri e di oggi, assommano a più di 800mila partigiani. I veri partigiani, però, quelli che non accettando le idee del Fascismo andarono in esilio all'estero, assommano a circa un paio di migliaia e non di più. Costoro, dopo l'8 settembre del “43, cioè dopo lo sfascio dell'esercito italiano e del Fascismo, rientrarono in Italia, cercando di riorganizzare le file degli antifascisti e combattere le poche truppe tedesche rimaste ancora in Italia. E allora come si spiega la stragrande maggioranza dei partigiani e di quei pochi rientrati in Italia?
La risposta è semplice: i rifugiati sulle montagne per sfuggire alla chiamata alle armi, erano stanchi di combattere contro un amico diventato nemico e quindi essi non avevano nessun ideale; avevano perduto ogni fiducia negli uomini e negli ideali della Patria. A guerra finita, però, tutti quelli che riuscirono ad avere sottobanco la tessera di partigiano trovarono assicurato il posto; gli altri rimasero fuori. Costoro, senza concorso, o con concorsi fasulli scavalcarono tutte quelle persone preparate culturalmente e con tanto di titoli scolastici. Ecco come si spiega la carenza di impiegati bravi ai Comuni, alle Province, alle Regioni ed ai Ministeri. Se si dovesse procedere ad una statistica di tutti gli impiegati, dagli anni “50 ad oggi troveremmo il 70 % di costoro “partigiani della Resistenza”- Sembra un paradosso quest'affermazione. Eppure è la cruda realtà.
Ditemi, ad esempio, quale politico è stato nominato Presidente ..................... senza la tessera di partigiano?
Comunque non c'è da meravigliarsi. E' un accadimento, una concezione atavica, ancestrale che, in Italia si ripete sempre. Nel periodo Fascista “22 - “42, chi possedeva la tessera fascista poteva occupare un posto che non meritava. Esempio: mio padre era agricoltore e negli anni trenta fece la domanda per entrare come semplice operaio nel Pirotecnico di Capua. Passò diverse visite; alla fine gli fu chiesto la tessera fascista e poiché egli ne era sprovvisto fu bocciato. Quindi niente di nuovo sotto il sole; i corsi e i ricorsi storici di Gian Battista Vico, in Italia specialmente, si ripetono sempre. Se si parla o meglio se si potesse parlare con i comandanti degli eserciti Alleati in Italia, certamente la risposta, che già fu data, dell'apporto che avrebbero dato i partigiani alla cacciata dei tedeschi dall'Italia sarebbe secca: “La partecipazione di sporadici gruppi partigiani fu scarsa e non servì a niente!”. Questa risposta venne già data per iscritto dai generali delle truppe Alleate in Italia.
“Un giorno, passando per la Valsesia” un mio compaesano, che vive in quelle zone, mi disse: “notai, con mia somma meraviglia e sbalordimento, piazze e strade intitolate a Giuseppe Ascella, come martire della Libertà”. Costui era stato uno squadrista, fece la marcia su Roma e fu anche podestà di Varallo. E di questi fasulli partigiani ce ne sono stati a migliaia. Nell'ottobre del “44 Tognotti propose ai comunisti iugoslavi di occupare tutta la Venezia Giulia e molti italiani che non si erano adeguati alle sue richieste furono massacrati. Di episodi terrificanti commessi dal partito comunista Croato e dal partito comunista ............. ce ne sono tanti. Ne cito uno solo: - A Porzus i partigiani della Brigata Osoppo vennero massacrati dai partigiani della Brigata Garibaldi - Natisone. Per diversi mesi del 1945 il Comitato insurrezionale dell'Alta Italia indicò in un proclama come nemici i fascisti e fu dato disposizione con una circolare che gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, alla Nembo, alla X Mas (Decima Mas) e a tutte le truppe volontarie venissero considerati fuorilegge e condannati a morte, compreso i feriti. In caso poi che si dovessero fare dei prigionieri, bisognava tenerli in vita non più di tre ore. - Questo era precisato nella Circolare del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia.
Che sudiciume! Quanta barbaria! Italiani feriti, ordine di ucciderli senza interrogarli, senza prove, solo sospetti.
Ora io mi domando: - “La Rivoluzione francese, i famigerati Robespierre, Marat, Danton, furono più o meno feroci di questi esseri immondi?” -
E' facile rispondere!......
E' meglio dimenticare, non ricordare... Fa molto male!... Fa Troppo male!...
Gli Accadimenti del Dopoguerra “40 - “45:
- Magistratura e Scuola -
“Se vuoi allargare le tue conoscenze nel mondo che ti circonda, vai ad ascoltare le -Arringhe- dei famosi avvocati: De Marsico, Porzio, Altavilla, Della Morte e ... tanti altri avvocati del Foro Sammaritano e Napoletano! Non giudicare mai l'imputato prima di aver ascoltato l'avvocato accusatore e quello difensore, perché il primo lo farà diventare un mostro, il secondo un angelo. Alla fine ne trarrai il tuo giudizio personale!”
Queste parole di mio padre mi sono rimaste scolpite nella mente. Purtroppo mi è stato sempre difficile ascoltare questi luminari della Legge.
Più tardi, all'età di circa 50 anni fui costretto, non per mio volere, bensì a causa di vari accadimenti a conoscere il comportamento della Magistratura ............
Un'altra massima di mio padre era quella di non mettermi mai in politica: - “Io ti conosco meglio di te stesso: tu non sei portato per la politica, che si nutre di facce equivoche; a te piace mettere i puntini sulle i, perciò stanne lontano!” -
L'avessi ascoltato! Tanti guai non mi sarebbero capitati! Una volta entrato in politica, mi bruciai. Entrato in politica, non fui più capace di uscirne fuori. Quando m'accorsi di trovarmi incapace di competere con un individuo scaltro ed espertissimo in materia politica, ahimè era troppo tardi. Egli faceva il podestà per fare i suoi interessi professionali. In giunta mi si bocciavano sempre le mie proposte. Non potendone più, stufo di fare il lacchè di un politico esperto e per me intollerante, mi estraniai e alle successive elezioni parteggiai dall'esterno per gli avversari. Non l'avessi mai fatto! Quell’Hidalgo, appoggiato da un onorevole, suo amico e da un compariello di quest'ultimo, mi accusò di aver scritto una lettera anonima, di scrittura artefatta, in cui si dicevano tante ignobili corbellerie. Fui accusato proprio io, che ero stato insegnante di tanti fanciulli, non solo nella Scuola Pubblica ma al doposcuola per l'apprendimento della matematica, per ben cinque anni, gratis et amore. Un fatidico giorno fui chiamato dal gobbo della Pretura di Vattelappesca come indiziato. Quando riuscii ad avere tra le mani la fotocopia dell’udienza che lui, il politico, aveva avuto col gobbo, capii subito di quale infamia quel politicone s'era macchiato. Riporto in breve un riassunto dell'ordinanza.
Il Gobbo:- “Conoscete persone che sappiano scrivere con la mano sinistra?”
Il Politicone:- “....., tuttavia mi sembra di aver, una volta, sentito dire che il maestro Cammarota Mattia sapeva scrivere con la mano sinistra”-
Parole suggerite senz'altro dal Gobbo per non cestinarla e anche per non essere querelato. Perciò si scrisse .... per sentito dire. (“Com'erano i maccheroni a Napoli?” - “Mio fratello passando .... sentì dire .....”).
Colpito nell'orgoglio di uomo onesto e soprattutto in qualità di educatore, mi sentii talmente avvilito e sconcertato da non credere ai miei occhi. E' mai possibile che un essere umano si sia potuto macchiare di tanta infamia? E tutti i suoi consiglieri ed amici, coi quali ero in buoni rapporti, nessuno di essi gli ha fermato il braccio esclamando: “Ma che fai! Tu accusi un innocente!” - Nessuno mosse un dito! Animelle! Gente senza infamia e senza lode! Vermi siete e vermi rimarrete! ..... Dopo circa un paio di mesi dall'anonima lettera fui chiamato alla Pretura di Vattelappesca per essere sottoposto dal perito Agnellino del Tribunale ad una grafia di mio pugno. Mi vennero dettate delle parole senza senso e scrissi com'era mia abitudine con la mano destra. Né mi fu chiesto di scrivere con la mano sinistra. Alla fine dopo altri due mesi circa, uscì la sentenza del perito (presso a poco così): Il Cammarota ha alterato la scrittura e, a primo acchito, non sembra la sua, ma se si guarda l'angolatura della lettera a con la t o l'occhiello della f e della a dell'anonima e della sua grafia, si nota una certa somiglianza, per cui ritengo che la scrittura dell'anonima è sua. Dopo quest'altro colpo inaspettato, dovetti anch'io cercare un perito calligrafico: il prof. Stranges di Napoli, il quale mise in ridicolo l'Agnellino per le stupide ed insignificanti incongruenze riscontrate nelle due scritture e lo svergognò per iscritto. Quando mi trovai nello studio di uno dei miei avvocati (Simoncelli e Della Corte), mi fu detto: - “Stamane, parlando col gobbo della Pretura di Vattelappesca, gli ho detto “Gobbo, avete letto la controperizia del dottor Stranges, riguardo al mio assistito sig. Cammarota?” e la risposta di quella specie di gobbo: - “Eh! avvocà, quella è una perizia pagata!” -
Vorrei, se potessi ancora oggi, dire a questa specie di gobbo:-
“ Senti un pò! La legge ammette che io possa difendermi con una controperizia?” - “Sì!” - “E allora tu hai il sacrosanto dovere di studiarla per bene; se poi la ritieni inutile perché è pagata, fatti promotore presso la Cassazione o il Governo e falla annullare, pezzo di stronzo!” -
Ecco perché la magistratura ............. è tanto corr....- Dopo circa due anni si tenne in Pretura la prima causa. Il pubblico ministero, nominato dallo stesso Gobbo, avvocato Caglioffo chiese:- “Sig. Gobbo, il politicone alla ricezione dell'anonima era podestà o semplice cittadino?” e la risposta: - “Era podestà!” - E allora, per l'art. tot e tot, non è competenza della Pretura, bensì del Tribunale. Ponzio Pilato se ne lavò le mani per non darmi l'assoluzione completa. Eh sì, perché lui, il Gobbo, perito dei periti, considerò l'anonima scritta con la sinistra, l'Agnellino mi fece scrivere con la destra e addebitò la grafia a me; di conseguenza era logico dare l'assoluzione piena. Invece dall'Alto era stato emanato l'ordine che mi si doveva dare un sonoro schiaffo per essermi messo contro la DC e fatto perdere le elezioni al politicone non solo, ma voti mancanti anche all'onorevole suo complice. - Ponzio Pilato inviò tutto al Tribunale. Dopo altri tre anni ricevetti l'ingiunzione di presentarmi in Tribunale. La mia causa fu messa al tredicesimo posto. Quindi dovetti assistere a ben 12 cause. Il presidente Zolla chiamò i miei avvocati dopo aver interpellato il prof. Stranges (l'Agnellino non si presentò) e disse: - “Dite al Cammarota se vuole accettare l'amnistia!”- La mia risposta fu secca e decisa: - “No!” - Il presidente Zolla inviò la pratica, per una seconda perizia, ad un giudice di Napoli e dopo alcuni mesi fui chiamato a ripetere la grafia. Questo giudice mi fece scrivere con la mano destra e sinistra, sia in corsivo che in stampatello. Dopo alcuni mesi i periti di Napoli sentenziarono così: - “Il Cammarota è stato furbo: ha scritto un pò con la sinistra e un pò con la destra, per cui la scrittura dell'anonima è sua.” - Al sesto anno fui condannato a tre mesi di reclusione e a pagare tutte le spese. Pena però sospesa in quanto non c'erano precedenti penali a mio carico. I miei avvocati mi pregarono di appellarla, ma io gridai: - “Non ho più fiducia nella Magistratura!” - Se l'appello a Napoli si dirà: “Il Cammarota l'ha scritta un pò con la mano destra, un pò con la mano sinistra, un pò col piede destro e un pò col piede sinistro!” - Infine la porterò in Cassazione e allora si dirà: - “L'ha scritta col C....!”-
Basta! Non ne voglio più sapere! - Sapete chi, dopo gli onorevoli, sono i più pagati? - I giudici! - Sapete che cosa hanno chiesto, i giudici al Governo?: “L'Immunità, come i Parlamentari!”-
-A noi, poveri cristi, non ci resta che piangere..... -
E adesso voglio raccontare una di quelle 12 cause da me ascoltate: Entrò nell'aula un giovanotto abbastanza robusto, sui vent'anni, con le manette avvitate, fra due carabinieri. L'avvocato difensore era un avvocato molto noto nell'ambiente sammaritano, l'avvocato Maffuccini. Il giovane stava in carcere già da sei mesi. L'accusa era di aver trafugato da un'armeria una pistola scavando nel muro una buca di 20 cm di diametro, come aveva confermato l'esame balistico della polizia. L'avvocato Maffuccini, nella sua arringa, si domandava come era possibile attraversare un buco di 20 cm di diametro. Mentre l'avvocato parlava, il presidente di Zolla chiacchierava e se la rideva con i due giudici a latere. Ogni tanto il Presidente, aprendo e chiudendo le mani, esclamava:- “Avvocà stringete, stringete!” - E alla fine esclamò :- “Ah! Sì, mò lo facciamo spogliare e misuriamo le sue spalle! Rimandiamo la causa fra sei mesi!” -
Sarebbe troppo lungo raccontare le altre cause. Confermo, senza tema di mentire, che tutte quante le cause si svolsero con la stessa ridicolaggine. Questa è la Magistratura. Qualcuno potrebbe dire: - “Stai esagerando!” - Non è affatto vero! - Io lo dimostro. Se andate alla baia trovate una villa sul mare intestata a Zolla, il quale condannò i fratelli Crocco, che s'erano appropriati di tutto il demanio pubblico della baia, a pagare centomila lire di multa. Le cause di tanta carenza nella Magistratura sono tante, però si possono facilmente spiegare. Negli anni del primo dopoguerra (“40 - “45) l'Italia, stremata da una guerra disastrosa, aveva subito bisogno di una celere ripresa coraggiosa e di una spinta energetica nei vari settori agricoli e industriali. Il popolo era stremato; la disoccupazione e la miseria affliggevano ancora di più la gente; molte fabbriche erano state distrutte; altre avevano chiuso i battenti per mancanza di fondi. La lira era divenuta carta straccia; mancavano i beni di prima necessità; bisognava rimboccarsi le maniche e iniziare subito la ripresa. In questo marasma ne approfittarono i furbastri che con la spinta del clero, benedettini, gesuiti, monache, suore, sepolcri imbiancati, lecca peli o palle, con le mani giunte si affiancarono a questi masnadieri e con un numero stragrande di voti s'impossessarono di Montecitorio. Infine con leggi e leggine fecero fesso il popolo che abboccò all'amo. I pochi magistrati rimasti non riuscivano negli uffici a disbrigare ed espletare le numerosissime cause che duravano a lungo. Si pensò di bandire subito concorsi e concorsi fasulli. Bisognava far presto e alla svelta. L'importante era riempire i vuoti e occupare i posti vacanti. Presero le toghe di pretoriani, avvocati da strapazzo. Ecco come si spiega, ancora oggi, l'inefficienza di questa classe, assurta per volere di una classe politica, abbarbicata alla mafia, alla camorra, alla 'ndrangheta, alla vecchia Massoneria, e alla P2. Nelle scuole poi e nei vari Ministeri furono banditi concorsi e assunzioni talmente ridicoli da far vomitare. Per gli scettici di quanto ho testé affermato, ne cito qualcuno: nel “48 fu bandito il concorso magistrale architettato presso a poco così:
Al concorso A: possono partecipare tutti quegli insegnanti in possesso del diploma magistrale e consiste in una prova scritta d'italiano, e, se ammessi, altre prove orali.
Al concorso B: reduci, combattenti e categorie assimilate e consiste in un dialogo (dico dialogo orale) davanti ad un direttore didattico e a due insegnanti di R.O. - Punto e Basta!
Lascio immaginare quanta ignoranza salì in cattedra. Se qualcuno dubitasse ancora di quanto affermo, cito qualche esempio: Ilario Lucchini di Castello negli anni “30 - “40 lavorava in Fagianeria come bracciante agricolo. Titolo di studio: quinta elementare. Nel “40 fu chiamato a servire la Patria. Fatto prigioniero finì in Inghilterra presso un convento di monaci. Al ritorno in Italia col saio di monaco partecipò agli esami di abilitazione. Semplice colloquio essendo lui reduce di guerra. Nel “48 partecipò al concorso magistrale con un semplice colloquio e negli anni “60 - “80 vinse il concorso direttivo, usufruendo sempre del titolo di Reduce, Re-Duce.
Conoscendo un pò di inglese fu mandato in America del Nord come direttore in un complesso di scuole. Non mi credete? Informatevi! Castello è a quattro passi da qui. Un giorno, sempre a Castello risposi per le rime ad un mio collega: - “Sembri Tersite, ciarlator pedulante.....” - “Cos'hai detto Mattia?” mi chiese Ilario Lucchini, allora ancora insegnante. “Come” risposi, “tu non hai studiato l'Iliade?”
La risposta fu laconica: - “NO! Neppure la Divina Commedia!” -
Io, Mattia Cammarota, come tanti altri, dovemmo sudare sui libri, per anni ed anni, ed agli esami di concorso (scritto ed orale): classici d’italiano e di pedagogia; didattica, letteratura infantile, filosofia, ecc. ecc. Mentre reduci, partigiani, combattenti, deportati: niente di tutto ciò : sempre e solo semplici colloqui. C'era da impazzire. Sì, siamo d'accordo, essi hanno combattuto per noi, però ciò non significa prendere un semianalfabeta e metterlo come dirigente o altro! Dagli del denaro, pagalo! Ma non ti permetto, tu scellerato governo, buttare nel fango la cultura e schizzare la cacca in alto.
Mi capite adesso?
Perciò non vi meravigliate più quando dico: - “Se tornassi daccapo, andrei a vivere in un'altra nazione, meno pesante ed effimera dalla nostra, governata da figuri celeberrimi ........ l'hanno insudiciata ....................” -
All'Università, quando si dava, su un foglio battuto a macchina, una versione da tradurre dall'italiano in francese, dopo i primi righi, ripeto, dopo i primi righi veniva precisato: “fin qui: reduci, partigiani, combattenti e categorie assimilate.”
Ecco quindi dimostrato e spiegato come anche nella Scuola sono subentrati elementi impreparati e deficienti.
Capite adesso?
Penso di essere stato molto, ma molto chiaro! -
La Situazione Politica Pianese
dal Dopoguerra ad oggi
L'8 Settembre del “43 la popolazione pianese si recò in Chiesa per ringraziare la Madonna della pace avvenuta. La Statua della Madonna fu portata in processione per le vie principali del paese. Sul far della sera si celebrò una Santa Messa di ringraziamento. Ad un tratto si sentì un boato potentissimo e le porte della Chiesa traballarono. Più tardi sapemmo che gli Angloamericani avevano bombardato Capua. Alcuni soldati tedeschi attraversavano frettolosamente le strade ed avevano uno sguardo smarrito.
Nei giorni che seguirono i tedeschi avevano ricevuto l'ordine di combattere tutti quei civili che si fossero rivoltati contro di loro e affissero un manifesto che per ogni tedesco ucciso sarebbero stati uccisi 10 italiani. Accampati nei pressi della collinetta Monticello c'era un battaglione di soldati italiani, che nei giorni precedenti venivano spesso a giocare nel campo sportivo di Piana. Alla notizia che la guerra era terminata, quei soldati se la svignarono. Molti di essi chiesero umilmente dei vestiti borghesi, per evitare il rastrellamento da parte dei vigili locali appoggiati dai tedeschi.
Anche mio padre, Zì Arcangelo Mone e Guido Perretta furono presi e condotti verso la Starza (Mesorinolo) a scavare trincee. A sera però essi se la svignarono e tornarono alle rispettive case. Io per evitare detto rastrellamento mi rifugiai in soffitta. Alcuni giorni dopo l'8 settembre circa cento soldati tedeschi si accamparono sul terreno Marrocche e occuparono un capannone in muratura ove oggi c'è la casa dei fratelli Mone. I tedeschi ogni mattina venivano ad attingere acqua al pozzo paterno, non solo per bere, ma per lavarsi. Erano molto educati e puliti. Alla domanda che cosa sarebbe stato di Piana, l'interprete rispondeva: - “Al momento non abbiamo alcun ordine di minare Piana.” -
Una mattina mentre stavo presso il pozzo, si aprì il portone e due tedeschi mi rincorsero. All'istante mi calai i pantaloni facendo finta di fare i bisogni corporali, ma loro non se la bevvero, anche perché essi non mi avevano mai visto e probabilmente mi credettero una spia inglese. Tenendomi le pistole puntate alla fronte vollero sapere chi fossi e da dove venissi. Sforzandomi con gesti, mi espressi in un rozzo francese: - “Je suis le propriétaire de cette maison-ci et ceux-là sont mon père et ma mère.”- Alla fine uno di essi con accento francese mi disse: “Où as-tu étudié ce langage?” - E così tremante di paura riuscii a convincerli. A sera quello che disse di chiamarsi John Emielà (non credo che fosse il suo vero nome), stette a cena con me e dormì nel mio letto. Il giorno appresso trascorremmo una mezza giornata insieme e alla fine lui mi disse: - “Se riuscirò a farla franca, espatrierò in Australia.” - Sull'imbrunire, mentre stavamo discutendo del più e del meno, un gruppo di tedeschi proruppe di botto in casa e uno di essi rivolto all'amico tedesco e indicando me gridava delle parole strane che io compresi benissimo: la mia fine era arrivata. Forse lui voleva dire:- “Tu te la fai con un traditore! Questi deve essere fucilato!” - John non disse verbo; alla fine con un gesto della mano alzò il risvolto del colletto e tutti scattarono sull'attenti. Girarono sui tacchi senza fiatare. Compresi che John doveva essere un capo della polizia segreta tedesca e con molta cordialità l'invitai a cenare con me. Preso, però, dalla paura per un ripensamento di quei soldati feci la valigia e di buon mattino saltando il muro del giardino, raggiunsi la montagna e mentre le pallottole mi fischiavano attorno, raggiunsi Villa Santa Croce dove c'erano tanti sfollati. Quindici giorni dopo scendemmo da Villa e incontrammo i primi soldati americani. La pianura della Fagianeria era uno dei principali accampamenti americani. Molti pianesi trovarono lavoro nelle cucine americane e Piana fu invasa da tanti soldati che non chiedevano altro: - “Vino, signorine e liquore” - A strapiombo di Piazza Chiesa c'era una montagna di generi alimentari. Ci davano sigarette, gomme americane e coca-cola in cambio di vino. Tutti conoscevano la Box e quando si ubriacavano bisognava scappare oppure avvertire la Polis. Erano compagnoni e socievoli, però quando si ubriacavano erano guai. Finita la guerra gli angloamericani nominarono ad interim come sindaco l'avvocato De Francesco. Poi ci furono libere elezioni.
Durante questo periodo noi giovani ci sentivamo distrutti ed allora pensammo di fondare un circolo ricreativo. Io ed un paio di amici fondammo “L'uomo qualunque”. - L'autore dell'insegna con un uomo schiacciato sotto il torchio porta il mio nome: Mattia Cammarota. In un anno raggiungemmo tra iscritti e simpatizzanti più di 400 soci. E qui incominciò il bello dei furbastri, di quelli che approfittando degli iscritti s'intrufolavano e ci schiacciavano. Volgarmente si dice: - “I caldi fuori e i freddi dentro.” - Questa manovra politica cambiò definitivamente la situazione economica e sociale di Piana; cambiò il volto di Piana per sempre. (omissis)............. Oggi, l'attuale sindaco, uomo scaltro e smaliziato, è riuscito con l'appoggio di questi furbastri a tenere testa a tutti gli avversari e poiché è apparentato con pezzi grossi del Ministero, fa buono e cattivo tempo a suo piacimento. Alla morte dell'ex. monaco c'è stato al potere e per molti anni un altro scaltro, più furbo del primo, che con la scusa di fare il sindaco, faceva il politicone. Quest'ultimo era così scaltro che m'invogliò ad aiutarlo e poiché compresi che facevo soltanto il suo lacchè, mi allontanai e gli feci perdere le elezioni. Costui per vendicarsi si rivolse ad un onorevole suo compare, che gli avversari politici della Stella lo definivano “il Papavero Bello-Fior”, e, con una lettera anonima scritta da loro, soltanto da loro, mi fecero condannare a tre mesi di carcere, pena sospesa perché non c'erano precedenti penali. Costui, non contento, fece un P.R. così balordo da espropriarmi quel pò di terreno che avevo, con tanta fatica, ricevuto dai miei genitori e da quelli di mia moglie. Quel politicone non si accontentò di ciò e cercò con tutte le sue forze di buttare me in galera e la mia famiglia sul lastrico. Per buona mia fortuna crepò in tempo e mentre scrivo sputo su quelle malefatte, perché per me un essere ignobile rimane tale sia da vivo che da morto. Questa è la vera storia politica di Vattelappesca. Qualcuno forse non ci crederà, pensa che sia acredine, oppure che io sia incoerente come sono stato definito da alcuni sciacalli. Chi pensa tali cose è imbecille perché non sa i fatti oppure ha la memoria corta. Io stimo chi mi stima, ma se poi quella persona si dimostra falsa allora io la boccio e mi allontano. Non sono come quelli che gridavano viva Napoleone, viva il Duce e seguitano a gridare così anche quando quelli glielo mettono in quel posto. Io no, io ho un carattere, una personalità che ho difeso e difendo con tutte le mie forze. Ti stimo fino a quando tu sei da stimare, ma se ti mostri dopo un farabutto io ti sputo in faccia.
Ecco perché per certi tapini io sarei incoerente.
Mi vanto di aver dovuto cambiare politica.
Un giorno ho avuto una discussione amichevole con un onorevole, ma quando mi sono accorto che se ne fregava del P.R., l'ho bocciato alle elezioni.
E adesso basta!
L’anima buona
Quando Piana, dopo l’8 settembre del “43 fu invasa dalle truppe tedesche, accampate anche nei pressi della casa paterna, io, per tema di rappresaglie, me ne scappai a Villa S. Croce, mentre i miei genitori rimasero in casa, fino all’arrivo degli Anglo-Americani. Spesso mia madre chiedeva all’interprete tedesco se potevano ancora restare in casa o andare via. L’interprete rispondeva:-“Signora, per il momento, non abbiamo nessun ordine di minare questo paese; se ciò dovesse accadere, vi avviseremo in tempo!” A volte, non bisogna mai fare di tutta un’erba un fascio. L’anima buona ti fa ricredere su ciò che erroneamente hai pensato. Che bella cosa sarebbe se tutto il fascio d’erba fosse composto da fili d’erba sani. In questo nostro mondo tanto dilaniato, non ci sarebbero né guerre, né cattiverie e saremmo tutti buoni fratelli.
Curriculum Vitae
I ricordi della mia infanzia sono abbastanza nitidi nella mia mente. Cercherò di ricordare tutti quegli episodi che incisero profondamente sulla mia formazione spirituale, sociale e culturale. All'età di circa un anno e mezzo, mi capitò un fatto terrificante che al solo pensarci mi si accappona la pelle. M'avevano fatto sedere su un grosso tovagliolo sul terreno Marrocche, di fronte alla casa paterna e precisamente dove ora ci sono le case popolari. I miei genitori stavano poco lontano, mentre le mucche pascolavano. Ad un tratto una giovenca, saltellando di qua e di là, abbassò la testa e di corsa mi venne addosso cercando di colpirmi. I miei genitori gettarono un grido così forte, che mi sconvolse a tal punto, da farmi scoppiare in un pianto a dirotto. Fortunatamente la giovenca mi saltò senza farmi un graffio.
All'età di circa quattro anni compresi, un pò a malincuore, che le condizioni economiche familiari erano alquanto precarie e, dalle discussioni dei miei genitori, compresi che per andare avanti bisognava fare molti sacrifici. Ai piedi calzavo degli zoccoletti e ne soffrivo molto, non perché essi mi facessero male, ma perché alcuni miei coetanei calzavano le scarpe ed io mi vergognavo. Un giorno, però, mia madre tornò a casa molto contenta perché con pochi soldini era riuscita a comprarmi un paio di scarpette. A quella vista anch'io gioii: ero tanto felice! Le scarpette erano bicolore: bianche e azzurre. Purtroppo la gioia durò poco, perché nel misurarle, esse non mi calzavano. Erano troppo piccole. La mamma insisté e, tanto fece che alla fine, i piedi stavano nelle scarpette. Mi facevano male e camminavo storto, però la mamma mi spronava a resistere, assicurandomi che le scarpe si sarebbero allargate. E così fu. I vestiti me li cuciva la mamma. Ella era molto brava anche nel cucire, tant’è vero che molte persone del paese si servivano di lei per farsi cucire le camicie. Mia madre non era una sarta e neppure una donna erudita, però era brava nei calcoli e sapeva anche alcune preghiere in francese. Vi spiego il perché di tanta bravura. Ella, mia madre, quand'era giovane, aveva una sorella collegiale la quale durante le vacanze ripassava ad alta voce alcune poesie in francese e mia madre riusciva ad impararle prima di lei.
All'età di cinque anni mia madre mi mandò da una nostra parente, chiamata Zì Angela, sorella di mio nonno Mattia, a chiederle un litro d'olio. Questa Zì Angela era sposata, ma senza figli, era ricca ed aveva il frantoio. Entrai, tenendo una bottiglia vuota in mano, in uno stanzone buio, in via Cipulli, pieno di damigiane e di macchinari. Accovacciata per terra scorsi nel buio questa Zì Angela e con voce alquanto fievole le dissi:- “Zia, io sono Mattiuccio. La mamma vi chiede un litro d'olio; poi passerà lei a pagarvelo.” - E lei con voce stridula esclamò:- “Uagliò, dì a tua madre che quando mi porterà i soldi le darò l'olio!” - Ritornai a casa molto triste e mortificato, ma la mortificazione si tramutò in rabbia quando mio padre con aria mesta rivolto a me esclamò:- “Eppure tu porti il nome di mio padre, primo fratello di quella donna; se l'avesse voluto fare solo per rispetto di quel sant'uomo, stimato da tutta Piana, il suo cuore si sarebbe dovuto intenerire, ma si vede che il denaro le ha gelato il cuore.” -
Avevo sei anni quando un giorno giocando per strada, davanti casa mia, vidi passare tante mucche seguite da alcuni giovani vaccari, che le conducevano al fiume Volturno. Mi invitarono a seguirli. Io senza perdere tempo e senza avvisare i miei genitori, andai appresso a loro. Alla vista del fiume e delle vacche che scendevano nell'acqua, seguite dai vaccari aggrappati alle code delle bestie, rimasi incantato. Ma quale fu la mia sorpresa, quando dopo un'oretta vidi dietro di me la sagoma di mio padre. La gioia si tramutò in paura e incominciai a scappare di qua e di là, ma lui, mio padre, con calma mi invogliò a dargli la mano e a ritornare a casa. Il ritorno fu alquanto allegro, credendo che fosse tutto finito. Ma quando giungemmo sotto il portico di casa, spalancò il portone, mi legò con una grossa fune al cancello del giardino e rivolgendosi ai passanti gridava tenendo una frusta in mano:- “Questo monellaccio, ancora lattante, ha avuto il coraggio di recarsi al fiume!” - Quella lezione mi servì per molti anni. Tanto è vero che andai al fiume all'età di 15 anni per imparare a nuotare. Iniziai all'età di sei anni ad andare a scuola in via Polizzano. L'insegnante era la maestra Ester Molfino, figlia di una ricca e nobile famiglia Caiatina. Faceva Piana - Caiazzo e Caiazzo - Piana tutti i giorni a piedi. I Molfino, persone intelligenti e preparate, erano però un pò tutti sordi. I miei compagni erano: Pasquale Mone, Antonio Bruno, Luigi Mone, Cammarota Angela (alias Boss), Mone Maria (alias Giacomino), Falco Luisa e fratello, e tanti, tanti altri.
Era una pluriclasse: I, II e III. Dopo il diploma di terza si andava in via Fontana dal maestro fascistone, che insegnava solo nelle classi IV e V. La nostra maestra ci faceva imparare le tabelline cantando: “Uno per zero, zero! Due per zero, zero!” e così via. Però alcuni compagni alla parola zero gridavano:“Zig, zag, zig, zag...!” e qualche altro gridava:“Maestra, questi cantano zig, zag!” e di rimando:“Quando uscirò ti picchierò!”- Era un vero manicomio, però tengo a precisare che anche i miei compagni delle scuole elementari erano bravi. Con questo voglio dire che qualsiasi metodo può essere efficace. Non tolgo alcun merito alla mia brava maestra, che ancora oggi stimo tanto. Io per natura sono stato un compagnone. Cosa voglio dire?
M'è sempre piaciuto avere amici. Nella mia casa, molto grande, abitavano due vecchietti: Zì Peppe e Zì Tresa. Quest'ultima era cieca, ma tanto buona. Essi avevano un nipote chiamato Cesare Matarazzo, che divenne poi mio amico. Io sono stato anche un ottimo arrampicatore: mi arrampicavo lungo gli spigoli delle case, che allora non erano intonacate. Raggiungevo il tetto per acchiappare i passerottini nei buchi dei muri. Un brutto giorno, mentre salivo su un prugno selvatico, in via Pietragrossa, proprio nel giardino della mia attuale moglie, mi punsi. Non ci feci caso, però quando tornai a casa, mia madre notando il sangue raggrumato al piede (allora d'estate si andava scalzi) mi disinfettò con l'alcool. Ma l'infezione era andata avanti e dopo due o tre giorni il piede si ingrossò fino a diventare una palla ovale con febbre da cavallo. Vennero diversi medici: il dottor Mastroianni, il dottor De Francesco e il dottor Medico Condotto Molfino, fratello della mia maestra. Tagliavano da una parte e usciva sangue puro, tagliavano da un'altra parte e il sangue era sempre buono. Finalmente tagliarono, cioè fecero una scalfittura sulla tibia della gamba destra e il pus schizzò lontano.
Un giorno me ne stavo sulla sedia con la gamba fasciata appoggiata su un'altra sedia, mentre mia madre aveva messo a scaldare un uovo sodo. Incominciammo a litigare io e mia sorella di quattro anni e alla fine costei prese una grossa pietra e me la gettò sulla gamba. Dalla padella nella brace: la gamba prese di nuovo infezione e ci vollero molti mesi per guarire. Ogni anno però mi usciva un bitorzolo sulla gamba, poi si arrossava e si ammorbidiva uscendo fuori pus e pus. All'età di 12 anni mi si conficcò nella cicatrice della gamba un rametto secco. La mamma mi condusse da un bravo farmacista dott. don Peppino Mone, il quale con della polverina bianca mi fece prima uscire, per più di un mese, tutto il pus dalla cicatrice e poi la fasciò. Da allora non ho mai più avuto fastidio.
Ad ottobre dell'anno in cui avevamo ritirato il diploma di terza elementare ci recammo in Piazza Municipio ove c'era l'aula di IV classe, presieduta dal Terribile maestro, fascistone per antonomasia. Bisogna tener presente che allora e vi parlo degli anni trenta, quelli della Crocevia (cioè di Riola) non frequentavano via Municipio e via Martelli, perché trascorrevano il loro tempo nel proprio quartiere. Quando noi ragazzi facevamo qualche marachella i genitori solevano dire:- “Va bene, quando andrete dal fascistone, ve ne accorgerete!” - A furia di ripetere questa frase, pensammo che questo fascistone fosse un orco. E se non era un orco, poco ci mancava. Quando arrivammo io e i miei compagni a Piazza Municipio ci trovammo di fronte, sull'uscio della scuola un omaccione, vestito di nero, dall'aspetto severo ed arrogante. In testa aveva un fez fascista ornato di frangetta: capelli ondulati, bandoliera luccicante sulla camicia nera, un paio di pantaloni alla zuava e per finire calzava un paio di stivali rigidi lucenti. Ma non fu tanto quella divisa che ci spaventò, bensì quel tono di voce austero e prepotente che ci investì: - “Ecco, mò arrivano i ciucci!” - Col tempo compresi che era un maestro presuntuoso. Era solito giudicare in negativo i colleghi, soprattutto alla presenza di persone estranee e ignoranti. Non voglio giudicarlo come insegnante, perché allora erano in vigore le leggi fasciste; leggi rigide e severe. “Quando fanno 7x8?” tenendo quella righetta squadrata sulla testa dell'allievo. Il ragazzo di carattere forte e menefreghista poteva anche rispondere bene, ma il ragazzo timido avrebbe detto non 56, ma chissà quale altra corbelleria. Il sussidiario era sempre quello, la grammatica era sempre la stessa, per cui un insegnante qualsiasi avrebbe portato a termine un'acculturazione, o meglio una erudizione, abbastanza tranquilla e sufficiente. Quel maestro anche se godeva di un certo rispetto, aveva una cultura diciamo discreta, rispetto agli insegnanti di ieri e di oggi. Non lo dico per invidia, me ne frego altamente: io ho vinto un concorso e, come tanti altri, ho insegnato per 40 anni non solo nelle scuole pubbliche elementari, ma ho preparato centinaia e centinaia di persone alla Licenza Media e a quella Commerciale. Ho avuto allievi di ogni età da Caiazzo, da Piana e altrove. E senza prosopopea ne cito alcuni provenienti da paesi viciniori: il dott. Mastroianni, figlio di un maresciallo dei carabinieri e nipote del Canonico don Antonio Mastroianni; il fratello dell'ex prete De Masi, il defunto geometra Stefano Matarazzo che veniva da Cesarano, mio cugino avv.to Emilio Sparano, anche lui da Cesarano, Ada Guerino, la figlia del tabaccaio di Squille. L'elenco sarebbe lunghissimo se volessi presentare anche gli studenti di Piana. Non voglio, per carità, mettermi sul piedistallo, però la verità è questa. Oggi se non si ha una forte preparazione, soprattutto pedagogica, il concorso non si vince, mentre a quei tempi (buon intenditore poche parole) si entrava nella scuola, con il beneplacito del sindaco. All'età di 11 anni mio padre un giorno mi disse: - “Vuoi lavorare questo pò di terreno insieme con tua sorella o vuoi imparare un mestiere?”- A quei tempi c'era un certo mastro Carminiello (Carmine Varrone, padre di quel bravissimo mio compagno ed amico Giovannino), che esercitava la professione di sarto e barbiere. Accettai quest'ultimo lavoro e feci un anno come apprendista. Imparai tante cose, poi chiesi a mia madre di voler sostenere gli esami di ammissione e iscrivermi al Magistrale di Capua. L'esame andò bene e nell'estate del “37 mio padre mi disse:- “Oggi è domenica, mettiti il vestito nuovo, quello per le feste, perché andiamo a Santa Maria Capua Vetere a comprare la bicicletta.”- Figuratevi la gioia che provai, il cuore mi incominciò a battere forte, forte. A Piana, a quei tempi, c'erano solo quattro biciclette: una, a ruota fissa, c'è l'aveva il dott. Mastroianni Antonio; un'altra il farmacista don Antonio D'Agostino, un'altra il postino, Giovanni Mastroianni e un'altra non ricordo chi ce l'avesse. A S. Maria C. V. mio padre comprò per 17 lire una Wolsit fiammante. Non vedevo l'ora di farmi vedere dai miei amici e coetanei. Arrivati però sotto l'androne della casa paterna, mio padre, uomo alto e severo, (solo io della famiglia Cammarota, ho preso dalla mamma che era molto bassa), così mi apostrofò:- “Scegliti il mese che vuoi viaggiare col treno!” - “Non vi capisco papà!”, mentre un freddo gelido mi serpeggiava per le ossa. “M'hai capito benissimo: direi Gennaio, che è il mese più freddo, il resto te li farai in bicicletta!” - Oggi però ne sono orgoglioso di aver contribuito all'economia della famiglia, sacrificandomi sotto la pioggia, sotto la grandine, sotto le cavallette che attraversavano la strada e che mi sbattevano in faccia. Questa nuvolaglia di insetti, aveva già divorato di buon mattino un campo di erba medica, per passare poi ad un altro campo. Questo sciamare di cavallette si ripeteva molto spesso ogni anno e in varie zone del percorso che solevo fare per recarmi a scuola. Quando scrosciava la pioggia, o cadeva la grandine, tenevo con una mano il manubrio della Wolsit e con l'altra l'ombrello abbassato davanti. Una volta finii sotto la ruota di un calesse, e per buona fortuna ne uscii illeso. A quei tempi le strade erano polverose e quando i contadini perdevano quei grossi chiodi dalle scarpe, facilmente bucavo la ruota e trotterellando percorrevo trenta Km per raggiungere l'Istituto Magistrale: 15 all'andata e 15 al ritorno. Nel “39 - “40 avendo avuto sentore di guerra, io ed altri miei compagni promossi a giugno ci preparammo e facemmo il salto dal 1° al 3° Superiore, cioè all'ultimo anno del Magistrale. M'iscrissi a ottobre al 3° anno, poi fui chiamato erroneamente sotto le armi. E da quel momento incominciarono le mie disgrazie, le mie disavventure, che tanto scompiglio hanno portato nella mia vita, senza una giustificazione neppure plausibile e alla quale ancora oggi non so dare una risposta per tanto accanimento contro la mia persona. Ogni volta che ci penso, mi sovviene alla mente un'amara domanda: “Madre natura! Perché mi hai perseguitato tanto? Che male t'ho fatto da prepararmi tanti ingiustificati tranelli? .....” -
Tramite un mio parente, mia madre fece presentare da costui, un certificato di frequenza del 3° anno al Distretto Militare di Benevento, pagandogli trasferta e viaggio in treno. (In quei giorni ero a letto con l'influenza). A quei tempi, chi era iscritto all'ultimo anno delle Superiori, il servizio militare veniva automaticamente rinviato. Con tutto ciò ricevetti la cartolina di precetto e partii come soldato di leva e assegnato alla Caserma Mario Fiore di Santa Maria Capua Vetere. Dopo un mese fui trasferito alla Caserma 1° Ottobre sempre nello stesso paese. Se tutti i miei coetanei, che si trovavano nella mia stessa condizione, non furono chiamati a compiere il servizio di leva, perché solo io non dovevo avere il rinvio? Che cosa posso rispondere? Al Distretto Militare insabbiarono la pratica? Dopo aver prestato giuramento e pronto per la guerra, vennero a trovarmi in caserma alcuni miei compagni di scuola, i quali mi fecero capire che c'era un errore e che l'unica salvezza era quella di inoltrare al Ministero della Guerra una raccomandata, spiegando tutto. Così feci. Dopo un mese fui chiamato a Roma e davanti ad un Tribunale di Guerra ridissi tutto ciò che avevo scritto. Al ritorno fui chiamato al Distretto Militare di Benevento e subito mi rilasciarono il foglio di congedo illimitato. Ritornato a casa, il giorno appresso incominciai a frequentare il 3° Superiore, ma il giorno successivo, dai medici fu diagnosticato il Tifo. Stetti circa due mesi a letto con febbre alta e poi caddi in coma profondo. Il sei gennaio del “42 mi svegliai da quel torpore. Ristabilito mi preparai privatamente e feci l'abilitazione con diverse materie a giugno ed altre a settembre. Basta! Fin qui! Il resto......... : fidanzamento, matrimonio e figli, poi nipoti e tutto si è risolto tra sbalzi e scossoni, alquanto bene..... Son Felice! Comunque sono convinto che come si nasce, così si muore. Ma le mie brutte peripezie sopra citate, non finiscono qui. Ancora più grave fu che dopo la guerra, chiesi il riconoscimento d'invalidità e la causa di servizio, senza nessun esito favorevole. Alla mia richiesta mi fu risposto dal Ministero prima e poi dalla Corte dei Conti dopo, che la causa di servizio non mi spettava in quanto la malattia l'avevo contratta a casa. Il colonnello medico Farina di Santa Mari