Thursday, 13 March 2008

Stemma della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie – L’immagine è testimonianza di una storia non provinciale, ma europea, mediterranea e ultraoceanica. Anche col suo stemma

CARLO VII DI BORBONE E MARIA AMALIA

FERDINANDO IV E MARIA CAROLINA POSANO CON




Sintesi delle famiglie borboniche
Bisogna distinguere 4 principali famiglie borboniche: quella francese, quella spagnola, quella di Parma e quella di Napoli, tutte discendenti da un’unica antica stirpe. I Borbone, grazie ad un’attenta politica matrimoniale e ad un’efficace azione diplomatica, riuscirono ad occupare diversi troni europei (Francia, Spagna, Parma e Napoli).
BORBONE DI FRANCIA:
Nel X sec. i sigg. di Bourbon, vassalli dei conti di Bourges, ottennero per abuso ereditario il feudo, ricevendo l’investitura dal re di Francia e diventando, in breve tempo, una delle casate più potenti del regno. Nel 1300 ottennero dal re di Francia Carlo IV il riconoscimento di DUCATO che durò fino al 1500 con Antonio duca di Bourbon-Vendôme, re di Navarra (1555-1562). Dal 1589 si ha l’ascesa dei Borbone al trono di Francia con Enrico IV, Luigi XIII, Luigi XIV, Luigi XV e Luigi XVI. Con la rivoluzione francese del 1779, Luigi XVI fu ghigliottinato insieme con la sua famiglia, mentre cercava di raggiungere il Belgio. Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, i Borbone tornarono sul trono di Francia.
BORBONE DI SPAGNA:
In Spagna i Borbone giunsero nel 1700. Carlo II d’Asburgo nominò suo erede Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, scatenando l’inizio della guerra di successione spagnola (1701-1714). La dinastia continuò con Ferdinando VI, Carlo III già duca di Parma e re di Napoli e Ferdinando VII (1814-1833), che non avendo eredi maschi lasciò il trono alla figlia Isabella. Dopo una serie di lotte dinastiche, fu richiamato al trono il figlio di quest’ultima, Alfonso XII (1875-1885). Il suo successore Alfonso XIII (1885-1931) dovette lasciare il trono a causa della proclamazione della repubblica.
BORBONE DI PARMA:
Nel ducato di Parma, grazie ad efficaci azioni diplomatiche di Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna, i Borbone incominciarono a regnare con Carlo I (1731-1734). Dopo una breve occupazione austriaca, tornarono con Filippo (1748-65) e poi con Ferdinando (1765-1801). In epoca napoleonica Parma fu francese e i discendenti di Ferdinando passarono in Toscana con il nome di re d’Etruria: Ludovico I (1801-03) e Ludovico II (1803-07) che ottenne poi dal congresso di Vienna il ducato di Lucca e fu poi integrato nei possessi legittimi di Parma alla morte di Maria Luisa d’Asburgo. I successori furono Carlo III e Roberto fino al 1859 quando ci fu l’annessione del ducato al regno d’Italia.
BORBONE DI NAPOLI:
I Borbone iniziarono a regnare a Napoli nel 1734 con Carlo, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese. Nel 1738, Carlo ottenne il riconoscimento internazionale del suo titolo di re di Napoli con il nome di Carlo VII. Gli successe il figlio Ferdinando IV (1759) che regnò fino alla Repubblica Partenopea. Dopo la caduta di Gioacchino Murat, Ferdinando IV tornò sul trono di Napoli con il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie (1816-1825). Dopo di lui salirono al trono del Regno delle Due Sicilie il figlio Francesco I (1825-1830), il nipote Ferdinando II (1830-1859) e il figlio di quest’ultimo Francesco II (1859-1860) che riparò a Roma a causa dell’occupazione garibaldina.
Attualmente il Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie è Sua Altezza Reale il Principe Ferdinando Duca di Castro, unico legittimo erede dell’ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II. Erede è Sua Altezza Reale il Principe ereditario Carlo, Duca di Calabria.
Il Regno di Napoli e delle Due Sicilie comprendeva tutta l’Italia del Sud: Campania con parte dell’odierno Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Riporto le grandiose opere ed il democratico comportamento della famiglia dei Re Borbonici nel Regno di Napoli e delle Due Sicilie.
A confronto: Il Decadimento culturale, economico e politico dal 1861 (anno dell’Unità d’Italia) all’attuale Monnezza.
PRIMATI DEL REGNO:
Prima Cattedra di Astronomia, in Italia, affidata a Napoli a Pietro De Martino.
Il più grande Palazzo d’Europa a pianta orizzontale, il Real Albergo dei Poveri.
Prima Cattedra di Economia, nel mondo, affidata a Napoli ad Antonio Genovesi.
Accademia di Architettura, una delle prime e più prestigiose in Europa.
Primo Cimitero italiano per poveri (il "Cimitero delle 366 fosse", nei pressi di Poggioreale a Napoli, su disegno di Ferdinando Fuga).
Primo Codice Marittimo nel mondo (opera di Michele Jorio).
Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare.
Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo).
Prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia (San Leucio presso Caserta).
Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio).
Prima nel mondo per le seterie di San Leucio.
Primo Atlante Marittimo nel mondo (Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Atlante Marittimo delle Due Sicilie. (vol. I) elaborato dalla prestigiosa Scuola di Cartografia napoletana).
Primo Museo Mineralogico del mondo.
Primo "Orto botanico" in Italia a Napoli di concezione moderna.
Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo.
Primo Ospedale Psichiatrico italiano (Reale Morotrofio di Aversa).
Prima nave a vapore nel mediterraneo "Ferdinando I".
Primo Osservatorio Astronomico in Europa a Capodimonte.
La famosa fabbrica di ceramiche e porcellane a Capodimonte.
La scuola pittorica di Posillipo.
Primo Osservatorio Sismologico Vesuviano nel mondo.
Primo Ponte sospeso (il Ponte "Real Ferdinando" sul Garigliano), in ferro, in Europa continentale.
Prima Nave da crociera in Europa "Francesco I".
Primo istituto italiano per sordomuti.
Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo.
Prima Città d'Italia ad avere l'illuminazione a gas.
Prima Ferrovia italiana, tratto Napoli-Portici, poi prolungata sino a Salerno e a Caserta e Capua.
Prima galleria ferroviaria del mondo.
Prima Illuminazione a Gas di una città italiana (terza in Europa dopo Londra e Parigi) con 350 lampade.
Prima Fabbrica Metalmeccanica d'Italia per numero di operai (1050) a Pietrarsa presso Napoli.
Primo Centro Vulcanologico nel mondo presso il Vesuvio.
Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia.
Prima Nave da guerra a vapore d'Italia (pirofregata "Ercole"), varata a Castellammare.
Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglia.
Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa.
Primo Osservatorio Meteorologico italiano (alle falde del Vesuvio).
Primo esperimento di illuminazione a luce elettrica d'Italia a Lecce, per opera di mons. Giuseppe Candido. Illuminazione dell'intera piazza in occasione della festa patronale.
Primo Telegrafo Elettrico in Italia (inaugurato il 31 Luglio).
Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (nel porto di Napoli).
Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l'America (Il "Sicilia" della Società Sicula Transatlantica di Salvatore De Pace: 26 i giorni impiegati).
Prima applicazione dei principi Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi.
Primo Premio Internazionale per
Premio per il terzo Paese del mondo come sviluppo industriale.
Primo Premio Internazionale per
Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Calmieri.
Primo Stato Italiano in Europa produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno).
Prima Flotta Mercantile d'Italia (seconda flotta mercantile d'Europa) e prima Flotta Militare d’Italia (terza flotta militare d'Europa).
Prima nave ad elica (Monarca) in Italia varata a Castellammare.
Più grande Industria Navale d'Italia per operai (Castellammare di Stabia 2000 operai).
Primo tra gli Stati italiani per numero di Orfanotrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza e Formazione.
Istituzione di Collegi Militari (La Scuola Militare Nunziatella, il più antico Istituto di Formazione Militare d'Italia ed uno dei più antichi del mondo).
Prime agenzie turistiche italiane.
La più bassa percentuale di mortalità infantile d'Italia.
La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia.
Prima città d'Italia per numero di Teatri (Napoli), il Teatro San Carlo il più antico teatro operante in Europa e primo nel mondo, costruito nel 1737 e ricostruito dopo l’incendio del
Officina dei Papiri – Museo Archeologico.
Prima città d'Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli).
Primo "Piano Regolatore" in Italia, per
Prima città d'Italia per numero di Tipografie (
Prima città d'Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste.
Primi Assegni Bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito).
La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120% alla Borsa di Parigi).
Il Minore carico Tributario Erariale in Europa.
Maggior quantità di Lire-oro nei Banchi Nazionali (dei 668 milioni di Lire-oro, patrimonio di tutti gli Stati italiani messi insieme, 443 milioni erano del regno delle Due Sicilie).
Bonifica dei Regi Lagni e conseguente sistemazione idrologica della Terra di Lavoro.
Naturalmente non bisogna dimenticare i favolosi Luoghi Borbonici: il Palazzo Reale di Napoli; la magnifica Reggia di Caserta col suo stupendo Parco, opera del grande Vanvitelli, dimora storica appartenuta alla dinastia reale dei Borbone di Napoli e proclamata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco;
Questi sono solo i "Primati", non certo tutte le attività avviate nel Regno e i progressi raggiunti in ogni campo.
Da questi dati, per altro inconfutabili, perché perfettamente reali e visibili anche oggi, si può facilmente dedurre che i Borbone non erano affatto “retrogradi”, in quanto hanno fatto per il loro stato molto di più di altri acclamati sovrani italiani e stranieri. E la conferma viene anche dai diari di viaggio di illustri personaggi storici italiani e stranieri che visitavano spesso il Regno borbonico dell’Italia meridionale: vita dignitosa di tutte le classi sociali, anche di quelle più umili; opere, economia e cultura ad un livello nettamente superiore a quelle dei loro paesi. Descrizioni veritiere fatte da persone senza secondi fini. In realtà, i veri pezzenti, retrogradi e briganti erano solo e soltanto i nordisti. E’ pura invenzione la storiella fantastica della cosiddetta “liberazione” dal tiranno borbonico per opera dei piemontesi con l’aiuto di Garibaldi. In realtà è avvenuto esattamente l’opposto: occupazione con tutti i mezzi leciti ed illeciti di uno stato ricco, indipendente, pacifico, civile e annessione dei nuovi territori occupati alle leggi piemontesi, con tanti soprusi, tasse e ruberie di ogni genere. I soldati borbonici catturati venivano deportati nei terribili lager Savoia del Nord Italia e molti venivano eliminati buttandoli nella calce viva. Altri venivano fucilati o decapitati dopo aver subito torture inimmaginabili.
Dopo l’Unità d’Italia, le riserve auree delle floride casse del Regno vennero completamente depredate e portate al Nord. Perfino i macchinari delle fabbriche napoletane furono portati al Nord. Il Sud piombò di colpo in una situazione nefasta di sfruttamento, di desolazione e di miseria dalla quale non si è più ripreso. La colpa non fu certo di noi meridionali o dei sovrani borbonici, come vogliono farci credere quelli del Nord, bensì della brutale invasione e sottomissione del Regno da parte dei piemontesi.
Subito dopo la cosiddetta odiosa “liberazione”, furono indetti dei plebisciti in tutto il Regno, secondo l’usanza di quei tempi, in modo che potessero legittimare col voto l’opera di Garibaldi. Le votazioni si svolsero nella più completa irregolarità, assenza di segretezza ed in modo intimidatorio. Andarono a votare solo il 19% degli aventi diritto. Nei seggi elettorali, in cui erano presenti soldati piemontesi armati, c’erano in bella evidenza due urne con le scritte SI e NO e un’urna centrale. Dopo la consegna dei documenti al presidente del seggio, si doveva estrarre la scheda dall’urna del SI o del NO e poi deporla nell’urna centrale. Stupisce che in tali assurde circostanze intimidatorie ci siano stati anche dei voti contrari all’Unità d’Italia. Si può facilmente dedurre che la maggioranza del popolo del Sud Italia era fedele al Re Borbone e non desiderava affatto l’unificazione della penisola sotto l’egemonia piemontese. Molti soldati borbonici fatti prigionieri non vollero prestare giuramento al nuovo re sabaudo e, per questo motivo, subirono ogni sorta di torture, umiliazioni, fucilazioni e deportazioni nel Nord Italia.
Riporto, a tal proposito, una sintesi di una commovente e veritiera testimonianza tratta dal diario del soldato borbonico Giuseppe Conforti nato a Catanzaro il 14/03/1836.
“Nella mia uscita fu principio la guerra del 1860, dopo questa campagna che per aver tradimenti si sono perduto tutto e noi altri povere soldati manggiando erba dovettimo fuggire, aggiunti alla provincia della basilicata sortì un prete nemico di Dio e del mondo con una porzione di quei giudei e ci voleva condicendo che meritavamo di essere uccisi per la federtà che avevamo portato allo notro patrone. Ci hanno portato innanzi a un carnefice Piemontesa condicendo perché aveva tardato tanto ad abbandonare quell’assassino di Borbone. Io li sono risposto che non poteva giammai abbandonarlo perché aveva giurato fedeltà a lui e lui mi à ditto che dovevo tornare indietro asservire sotto
(Fonte: Fulvio Izzo “I lager dei Savoia” Ed. Controcorrente)
La cosa più obbrobriosa è che non si sono mai risparmiate critiche e ingiurie di ogni tipo verso l’esercito borbonico. Classico è l’esempio dispregiativo “pare l’esercito ‘e francischiello”, mentre nulla si è detto contro lo scempio immane fatto nel Sud Italia dai nuovi re sabaudi.
ONORE E DIGNITA’
Così il poeta napoletano Ferdinando Russo ha cantato l'eroismo della Regina Maria Sofia di Borbone nella lirica:
O' surdato 'e Gaeta
"E ' a Riggina! Signò! … Quant'era bella!
E che core teneva! E che maniere!
Mo na bona parola 'a sentinella,
mo na strignuta 'e mana a l'artigliere…
Steva sempre cu nui! … Muntava nsella
Currenno e ncuraggianno, juorne e sere,
mo ccà, mo llà … V''o ggiuro nnanz' 'e sante!
Nn'èramo nnammurate tuttequante!
Cu chillo cappellino 'a cacciatora,
vui qua' Riggina! Chella era na Fata!
E t'era buonaùrio e t'era sora,
quanno cchiù scassiava 'a cannunata!…
Era capace 'e se fermà pe n'ora,
e dispenzava buglie 'e ciucculata…
Ire ferito? E t'asciuttava 'a faccia…
Cadiva muorto? Te teneva 'mbraccia…".
Gaeta e altri baluardi della resistenza borbonica furono espugnati solo con la truce violenza e resteranno per sempre nella Storia dei Borboni delle Due Sicilie, nella Storia degli italiani e nella Storia in sé come momenti ricchi di gloria, dignità e onore. La coppia reale a Gaeta (Francesco II di Borbone aveva in quel momento 25 anni, Maria Sofia solo 19) diede degnissimo spettacolo di sé, uno spettacolo fatto di amore, abnegazione, devozione, onore e dignità, senso del dovere e della patria, ma anche di serenità e di affetto per i propri soldati. Fra le lacrime dei soldati e degli ufficiali inginocchiati e della popolazione, mentre stringevano le mani a tutti, senza distinzione, fra le lacrime e i sorrisi, Francesco II e Maria Sofia salparono per Roma. I Borboni mostrarono tutto il loro orgoglio e tutta la loro dignità di Meridionali fino alla fine, sugli spalti di Gaeta, comportandosi da eroi e combattendo giorno e notte sotto il fuoco violento ed incessante degli invasori piemontesi. Volevano difendere, fino alla fine, 126 anni di una storia gloriosa e splendida, 126 anni di storia e soprattutto di civiltà borbonica. In molti si arricchirono con l’Unità d’Italia, i Borbone no. Francesco II, il piccolo Francesco, ‘o Franceschiello, come lo chiamavano affettuosamente andò via dal suo Regno, senza portare via neanche un soldo suo. Il re Borbone andò via dal suo amato popolo con la speranza di evitare ulteriori massacri di innocenti da parte dei conquistatori piemontesi.
Lo Stato italiano non gli restituì mai (e non lo ha fatto fino ad oggi) i beni che appartenevano alla sua famiglia.
I sovrani borbonici erano soliti esprimersi correntemente in perfetto dialetto partenopeo. Scrive P.K. O’Clery: “Per introdurre criteri di economia nelle finanze, Ferdinando II ridusse di molto il proprio appannaggio, abolì diversi uffici inutili e molte delle prerogative reali. Semplificò le procedure nelle Corti di giustizia e, allorquando viaggiava per il Regno, proibiva alle municipalità di farvi preparativi costosi per la sua venuta, accettando l’ospitalità di qualche residente, o prendendo dimora in qualche locanda di un villaggio o in un convento francescano. Non c’è da stupirsi che fosse un sovrano popolare.”
A tal proposito, riporto a confronto alcuni simpatici aneddoti del Re Borbone:
Nel 1852 il re Ferdinando II fece un giro d’ispezione per il regno e in una sosta il valletto Galizia gli portò per pranzo due polli ma senza pane. “Non fa nulla” disse il monarca e mandò un ufficiale a prendere due “pani”. Il pane giunse, ma il re, notando che il principino ereditario mangiava solo il pollo, esclamò: “Né, Ciccì, tu magni senza pane?”- Franceschiello si lagnò che era duro e muffito. Gli replicò il burbero padre: “Magnatello, e l’avarissi siempe, ‘o magnano i surdati che sono meglio ‘e nuje!”-
Giunto a Bagnara il re volle scendere nell’unica locanda; la moglie del proprietario gli offerse le più belle lenzuola che avesse, ma lui protestò: “Questa non è la biancheria che dai a tutti i passeggeri, no, no, io voglio roba ordinaria, devi trattarmi come tutti gli altri!”-
Arrivato a Messina fu accolto dalla popolazione con un fremente entusiasmo, la folla staccò i cavalli della carrozza per trascinarla a mano nelle vie della città; un dipendente delle finanze, certo Grosso, salito sul predellino, vi si teneva aggrappato urlando: “Viva l’eroe delle Due Sicilie!”. Il re domandò chi fosse ed esclamò: “Quanto è fesso!”.
Che altro dire! Questa è vera Democrazia! A confronto si possono elencare tantissime autentiche schifezze fatte sotto il regno sabaudo e soprattutto sotto l’attuale repubblica. Ne cito solo qualcuna: Il “risarcimento” di parecchi milioni di euro chiesto dai Savoia al governo italiano e i tantissimi sprechi di danaro pubblico fatto continuamente dai nostri cari attuali disamministratori. In realtà è il Meridione d'Italia che dovrebbe chiedere alla famiglia dei Savoia il risarcimento per i tantissimi danni subiti e non viceversa.
Dopo i Borbone, dal 1861 (anno dell’Unità d’Italia) ai giorni nostri, con la monarchia dei Savoia e
Considerazioni personali
Noi popolo del Sud abbiamo tutti i sacrosanti motivi e diritti di amministrarci in modo autonomo e indipendente, staccandoci una buona volta dallo Stato italiano e soprattutto dai Nordisti. Il Nord ci ha sempre sfruttato, depredato e bistrattato. La calunnia continua anche oggi con l’imposizione delle celebrazioni dell’infame “risorgimento”. Ormai molti stanno aprendo gli occhi sulle verità storiche. Che se lo celebrino loro, i nordisti, quel tipo di “risorgimento”. Altro che “Padri della Patria” furono Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Cavour e Mazzini; per noi del Sud furono dei veri criminali, autentici carnefici, una cosca mafiosa, peggio dei nazisti, considerando le umiliazioni, le fucilazioni e le deportazioni di massa di tanti innocenti meridionali nei terribili lager piemontesi dei Savoia; inoltre moltissimi partenopei furono eliminati in modo orrendo nella calce viva per non lasciare tracce. La domanda sorge spontanea: "Chi sono allora i veri barbari, i veri briganti, i veri mafiosi?"- Tali operazioni di pulizia etnica mi fanno venire in mente altre tragedie simili avvenute circa 100 anni dopo: l'olocausto ebraico, la guerra civile, il dramma degli esuli e le foibe. Ma allora si tratta proprio di un vizio, il solito tremendo vizio dei nordisti di voler distorcere la verità con un illogico oscurantismo storico e culturale. (I soliti corsi e ricorsi storici quando si parla dei vinti e dei vincitori; purtroppo è sempre la solita assurda e infame storia falsata).
Noi del Sud abbiamo i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra dignità, la nostra storia, la nostra cultura da difendere, da valorizzare, da rispettare, da celebrare e soprattutto abbiamo la nostra VERITA’ STORICA e non possiamo più perdere altro tempo dietro alle stupidaggini imposte dal Nord. Abbiamo già sopportato abbastanza per circa un secolo e mezzo.
E ripeto ancora…
Gli uomini si dividono in tre categorie:
“Uomne, uomnicchi e chichirichì”
Dal libro di Fulvio Izzo “I LAGER DEI SAVOIA” si apprende la triste storia del soldato borbonico GIUSEPPE CONFORTI. Dal diario di quest’eroico soldato si viene a conoscenza di notizie allucinanti degli avvenimenti accaduti nel periodo di guerra tra i Savoia e i Borbone, anno
Il racconto di Giuseppe Conforti, quest’eroico soldato borbonico, è commovente e struggente e ci impone di rivedere la storia, per conoscere veramente la verità. Per il soldato Conforti abiurare il suo giuramento di fedeltà al suo amatissimo e desiderato re Francesco II di Borbone è un grande sacrilegio e, a costo di subire le più atroci torture o essere barbaramente ucciso, si rifiuta di riconoscere il nuovo re Sabaudo. Di fronte al coraggio di un uomo onesto e leale non ci resta che annoverarlo tra i veri UOMINI GIUSTI.
Come il Conforti ci sono stati tantissimi altri la cui sorte però fu più nefasta.
In questo mondo pieno di figuri abulici, squallidi e immondi, un essere nobile, altruista, leale e coraggioso ci rincuora e ci fa diventare meno pessimisti dinanzi a tante brutture che purtroppo si ripetono spesso. Dal libro dello scrittore Izzo si viene a conoscenza del comportamento inumano dei nuovi regnanti sabaudi verso i prigionieri meridionali. I lager dei Savoia, dopo circa 100 anni, si sono ancora una volta ripetuti.
A questo punto è d’obbligo fare una considerazione: “Poco tempo fa ci lamentavamo dell’impiccagione di Saddam Hussein e gli iracheni ci risposero: “Noi, il nostro Saddam l’abbiamo giudicato con un regolare processo; voi italiani, invece, avete impiccato Mussolini, e
Ora, dopo la lettura del libro di Izzo “I lager dei Savoia”, non possiamo lamentarci neppure dei lager nazisti, perché queste brutture le abbiamo sperimentate noi stessi.
E ripeto ancora una volta la frase di Indro Montanelli: “Non siamo affidabili neanche nell’inaffidabilità!”-
I pecoroni e i coniglietti
Il prossimo 13 e 14 aprile 2008 ci saranno le elezioni politiche e tutto ritornerà come prima. Per essere più precisi non cambierà assolutamente nulla. Tutto si svolgerà allo stesso modo come in passato: le solite elezioni politiche incostituzionali, i soliti sprechi di danaro nella nauseante campagna elettorale e i soliti immancabili brogli. Alla fine, ad essere preso per i fondelli sarà sempre e solo il popolo italiano.
Eppure, il primo articolo della nostra Costituzione è chiarissimo: “La sovranità appartiene al popolo!”- In Italia questo articolo non viene mai rispettato, soprattutto per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni politiche.
Dal ’48 ad oggi si è molto parlato, discusso, commentato, criticato; abbiamo tutti capito che la classe politica ci ha sempre turlupinati e ridotti in miseria; ci hanno buttati nell’immondezzaio considerandoci esseri inetti, fannulloni, bamboccioni e una massa di buoni a nulla; ci hanno presi a scudisciate; non hanno mai preso in considerazione le nostre sacrosante e giustificate proteste e noi, malgrado tutto, come tanti somari, tapini, pecoroni e coniglietti ci rechiamo ai rispettivi seggi con la solita ma stupida speranza che qualcosa cambierà.
Loro sanno benissimo il nostro stupido comportamento e con fasulle promesse promettono, ognuno per conto del loro partito, di fare cose meravigliose e progressi in ogni campo, in modo da salvare l’Italia. “L’Italia rvisorvgerà!” diceva spesso, con grande enfasi e prosopopea, quel tale nostro presidente del passato dalla r moscia. Che immensa balla cosmica!-
A tal proposito, mi vengono adesso in mente alcuni versi di quella bella canzone “T’appartengo” cantata, alcuni anni fa, da Ambra Angiolini: “…m’appartieni se ci tieni/ tu prometti e poi mantieni/ prometto, prometti/ …”; i nostri politici mantengono le loro promesse? Mai!!!
Comunque, i tapini, la solita massa di tapini, abboccano, purtroppo, sempre allo stesso amo e ci rimangono attaccati. Il “Pishing” non esiste solo come truffa informatica per carpire le password o i dati segreti bancari di ignari cittadini, ma viene costantemente usato in modo altrettanto simile e truffaldino dai nostri politici per carpire la buona fede, l’onestà o meglio la fessaggine dei cittadini che continuano ad osannarli e a subirne poi tutte le amare e nefaste conseguenze. Prima c'erano le vasche di calce del Nord dove venivano brutalmente eliminati moltissimi innocenti meridionali; adesso c'è la monnezza dove ci costringono a "vivere" (prima paghi la Tarsu e poi muori) tra montagne di merda e rifiuti tossici.
A voi compaesani del Sud, a squarciagola grido: “Svegliamoci, non poltriamo inutilmente, alziamo la testa e facciamoci veramente sentire e valere con coraggio, dignità e carattere, valori che, credo, non ci mancano affatto!”- Solo così potremmo avere delle solide speranze per poter pian, piano risorgere. I nordisti che se ne vadano a Fan….!-
E’ estremamente difficile tornare all’Epoca d’oro, all’Epoca del Grande Benessere, all’Epoca dei Grandi Primati a livello internazionale del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, in quanto il Nord ci ha rubato tutto e ci ha continuamente sfruttato, umiliato e depredato, dal 1861 ad oggi, solo per i propri sporchi interessi, facendoci diventare un immenso e nauseabondo immondezzaio.
Per questo e per altri sacrosanti motivi, stacchiamoci completamente dal Nord e amministriamoci in modo autonomo e indipendente come facevamo un secolo e mezzo fa. Il Nord si è industrializzato (per modo di dire) rubandoci tutte le riserve auree dalle nostre floride casse e depredando tutti i macchinari dalle famose industrie del Regno.
Non dimentichiamoci mai il nostro glorioso passato al tempo dei re borbonici, re popolari nel vero senso della parola, i quali hanno contribuito con la loro serietà, onestà e lealtà a rendere le nostre regioni del Sud le più sviluppate e le più attrezzate del mondo.
Viva il Sud! Scacciamo il Nord che ci ha buttati nella merda!
Ladri! Ladri! Ladri! Sanguisughe e vampiri!
A proposito dei re borbonici e di come essi si sentissero completamente partenopei, annullando ogni loro legame con Spagna e Francia, voglio ricordare Anna Magnani che, ad una giornalista che le chiedeva se si sentiva più ebrea o romana, dato le sue presunte origini ebraiche, rispondeva che per lei esisteva solo e soltanto Roma e niente altro.
E termino con un proverbio campano che si addice in pieno al comportamento dei nostri politici in campagna elettorale.
“Promettere ‘e certo, e venì meno ‘e sicuro!”-
Infatti, in questa ed anche in tutte le precedenti campagne elettorali tutti gli schieramenti politici promettono mari e monti e poi in pratica non tengono mai fede a nulla di quanto promesso.
L’Italia è ricca di stipendiati e di pensionati che, avendo percepito durante la loro carriera stipendi favolosi, hanno acquisito il diritto ad un’enorme Buonuscita e a Pensioni da FAVOLA.
A tal uopo, io allora mi pongo la domanda: “Se prendessi, si fa per dire, (calma, è soltanto un’ipotesi irrealizzabile) uno stipendio di 1 milione di euro al mese, potrei anche versare al Fisco 500-600 o anche 700mila euro al mese, tanto con 500, 400, 300mila euro netti di stipendio mensile potrei sicuramente menare una vita da gran Pascià. Andando poi in pensione avrei diritto, per i versamenti fatti, ad una Buonuscita talmente alta da fare invidia perfino ad un Sultano.”-
Ho certamente esagerato nel sopravvalutarmi e autotassarmi, però troppe persone hanno avuto e continuano ad avere sempre più ricchezze e a vivere fastosamente negli agi e nell’ozio, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini conosce ormai solo miserie e privazioni.
Ora io, con proposito fermo e deciso, grido: “La vogliamo smettere una buona volta e per sempre di osannare e sovvenzionare tutti questi Nababbi sanguisughe e ladri che, con i loro sprechi di danaro pubblico, ci stanno ormai riducendo sempre più al lumicino?”-
Attualmente in Italia ci sono tanti ricconi che non si chiamano più come una volta: re, principi, conti, duca, baroni, marchesi, ecc., ma si chiamano: politici, amministratori, alti magistrati, impresari, industriali, ecc. e chi più ne sa più ne metta. Questi gran signori, (gran figli di p…) vivono, godono e spendono sempre di più e sempre a nostre spese, mentre tutte le altre categorie, quelle di serie Z, per intenderci: impiegati, operai, disoccupati, studenti, precari, insegnanti, pensionati al minimo, ecc., sono da paragonare a quei poveri coloni (alias servi della gleba) del basso ed alto Medioevo, costretti a menare una vita grama.
Corsi e ricorsi storici: la giacca si è rivoltata, ma la stoffa è sempre la stessa.
Andate, andate di corsa a… Vaffa…!
Mi avete, anzi ci avete proprio rotto le …!-
Non dico di rovesciare completamente la medaglia, ma almeno LIVELLIAMO TUTTI!- Questo è per me la priorità assoluta, poi si risolvono con calma tutti gli altri problemi.
Orrore e Infamia
Violenze di un’inaudita ferocia compiute dall’esercito sabaudo sulle popolazioni meridionali rappresentarono per quel tempo degli abominevoli primati di una crudeltà inimmaginabile e senza precedenti, molto più grave degli scritti in questa pagina e delle immagini seguenti.

Il macabro lager di Fenestrelle (TO)
L’antica Fortezza di Fenestrelle, un autentico inferno per gli internati meridionali sottoposti ad una sconosciuta rigidità del clima, costretti in luoghi angusti, bui e alle torture sistematiche delle guardie carcerarie. Le sofferenze e le agonie di quelli rimasti fedeli al Regno delle Due Sicilie furono inaudite: deportati in massa peggio delle bestie, seviziati, massacrati e murati vivi. Tutto avveniva in un assurdo e incomprensibile silenzio che si vorrebbe far durare tutt’ora.

Il “Brigante Franceschiello”
L’illustrazione riproduce la caricatura di Francesco II di Borbone, ex re di Napoli travestito da brigante. In questo modo l’infame propaganda del Nord cercava di far apparire il sovrano borbonico.
A tal proposito, voglio fare una mia considerazione: gli austriaci scacciati dall’Italia e vinti in diverse battaglia dai cosiddetti “Cacciatori delle Alpi”, nutrono un grande odio verso Garibaldi e quindi è logico che l’abbiano chiamato “Il Brigante Garibaldi”.
Facendo adesso il confronto con la caricatura di Francesco II, è logico che i suoi nemici piemontesi lo abbiano definito “Il Brigante Franceschiello”. Il vincitore cerca sempre di denigrare il vinto, con tutti i mezzi leciti e illeciti possibili. I piemontesi devono ringraziare il Signore che Ferdinando II sia morto nel 1859, altrimenti, forse …-
“A’ bon entendeur salut!”

Il brigante Caprariello di Nola
Il brigante Caprariello di Nola torturato, ucciso e tenuto per i capelli da un bersagliere per reclamare la taglia, ma anche come esibizione di un trofeo di guerra, monito per le future generazioni. Queste macabre esecuzioni su gente innocente del Sud avvenivano di continuo.

Scontro tra briganti e piemontesi
Briganti (in realtà meridionali fedeli al re Borbone) sorpresi dalle forze di repressione piemontesi e trucidati senza pietà.

Scontro a Monticelli tra piemontesi e briganti
Venivano definiti briganti, ma in realtà erano civili inermi senza alcuna colpa o eroi della resistenza borbonica che cercavano di difendere le loro terre e le loro famiglie dai soprusi e dalle sevizie delle truppe piemontesi.
A Gaeta Cialdini sperimentò la prima guerra batteriologica moderna infettando l’acquedotto di Monte Conca con carcasse di animali morti e provocando quella tremenda epidemia di tifo petecchiale che forse fu la vera causa che indusse il giovanissimo re Francesco II a porre fine all’assedio. La medesima tattica fu adottata durante la rivolta siciliana del 1866, per costringere alla resa quella Palermo che aveva osato ribellarsi alla nuova Italia.
Hanno scritto:
“Finiamola di definirci i “buoni” d’Europa, e nessuno dei nostri fratelli del Nord venga a lamentarsi delle stragi naziste. Le SS del 1860 e degli anni successivi si chiamarono, almeno per gli abitanti dell’ex Regno delle Due Sicilie, Piemontesi. Perciò smettiamo di sbarrare gli occhi, di spalancare all’urlo le bocche, a deprecare violenze altrui in questo e in altri continenti. Ci bastano le nostre, per sentire un solo briciolo di pudore. Noi abbiamo saputo fare di più e di peggio.”
Carlo Aianiello
“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col nome di briganti.”
Antonio Gramsci
___oOo___