lunedì 19 gennaio 2009
Ombre, solo ombre in vista…
“eterna chimera”
(lettera ad un amico)
Carissimo e gentilissimo Sig. Francesco Correnti,
l’esserci annoverati, nella tua solita e significativa libera manifestazione di sentimenti compressi, tra le persone che ritieni reputabili tuoi amici ci commuove e ci rende sempre più coscienti che non siamo i soli a pensarla come te.
I tuoi auguri non si sono limitati soltanto a brevi e succinte parole usuali, ma è l’averci, con pennellate di contenuti e colori vari, messi di fronte purtroppo alla terribile e disastrosa situazione politica che, dal ’48 ad oggi, ci succhia continuamente il sangue come le disusate “sanguette” di tanto tempo fa. Quando leggo e poi rileggo il tuo (i tuoi) sermoni che racchiudono tutta la triste situazione in cui siamo purtroppo caduti, mi viene la voglia di spiattellare a tanti citrulloni la cruda verità.
In un regime totalitario nel quale purtroppo ho avuto la sfortuna di viverlo nella mia giovinezza appresi che bisognava tacere e dai cartelloni pubblicitari dell’epoca si notava un gigantesco orecchio e sotto ad esso in caratteri cubitali: “STAI ATTENTO! IL NEMICO TI ASCOLTA!” Avvertimenti che ti obbligavano logicamente a zittire.
Oggi, invece, ci si concede di “parlare liberamente”, poi sotto sotto ti soffocano, ti imbavagliano o ti fanno sparire in una colata di cemento armato tramite i loro “compari”.
Non me ne volere, caro Francesco, ma questi tuoi significativi sermoni dovrebbero essere letti, studiati e spiegati in tutte le scuole e nelle manifestazioni pubbliche.
Ai miei tempi (anni ’30 – ’40) sentivo ogni mattina la preghiera dei passerotti che, appollaiati sugli alberi di aranci, lodavano il Signore della bella giornata.
Solo attraverso le tue sagge parole, FORSE, il popolo potrebbe comprendere e restaurare una saggia e vera democrazia. Indro Montanelli, il direttore della “Voce” disse: “Vado via perché tu non puoi mai essere un saggio politico!”
Hai perfettamente ragione, caro Francesco, quando dici: "Questi sono peggio dei fascisti. Un'associazione a delinquere di stampo parlamentare."
Nella mia prima infanzia fui da un insegnante fascista indirizzato ad iscrivermi come balilla al circolo frequentato anche dai “figli della Lupa” (3 – 5 anni) e da altri allievi (6 – 11 anni).
Da un giovane fascista imparai la dottrina del regime e a credere fervidamente (CREDERE, OBBEDIRE E COMBATTERE) a tutte quelle stronzate che all’epoca facevano scalpore soprattutto nella mente di noi ragazzi. All’età di 12 anni fui nominato “avanguardista” e infine a 18 anni “giovane fascista”. Nei libricini che ci davano veniva spesso ripetuto il breviario del regime. Non potendo discutere o commentare le mie libere idee con alcuno, ci si ubriacava (come uno sciame di api cadute in una massa di miele) di tutti quei sermoni e insegnamenti stereotipati e senza alcuna possibilità di critica costruttiva. Sia nei vari circoli fascisti che nelle scuole e sia dai libri si parlava sempre, solo e soltanto delle eroiche gesta di un ragazzo genovese (il Balilla, Gianbattista Perasso) che gridando: “Che l’inse?” cioè: “Che la incominci?” lanciò la prima pietra sul sergente austriaco, seguita da una pioggia di altri sassi scagliata sugli invasori austro-piemontesi.
A furia di sermoni e racconti continui si arrivava ai “figli della Lupa” e alla canzone “… Roma, che sorgi… libero e giocondo…” Non se ne poteva proprio più.
La verità è che questi nordici, sempre e soltanto ‘sti nordici, ci hanno veramente stufato, ci hanno rotto, ma proprio rotto, rotto… Quando sento quel menomato di B. gracchiare: “… La Padania… le camicie verdi… La lega lombarda!” oppure gridare altre stronzate…, mi sento ribollire di rabbia e di collera il sangue nelle vene.
La verità è che la nostra Pace, la nostra Serenità, la nostra Dignità c’è stata soltanto in quei 135 anni circa del Regno di Napoli e delle Due Sicilie (1735-1860) al tempo dei Re Borbone. Beati quelli che vissero in quel periodo. Dal 1860 in poi, invece, c’è stato solo decadentismo, sfruttamento, morte, depravazione, tradimenti, falsificazioni, ecc., ecc., ecc…. Talvolta nei vari paesi del Sud leggo i nomi di tanti nostri fratelli martiri morti nella guerra ’15 – ’18 o in quella ’40 – ’45 che sacrificarono la loro vita per chi??? Per che cosa??? Quando sento quelle persone nordiste che spudoratamente osano con spavalderia, saccenteria e arroganza offendere e deridere tutta la Storia del nostro Meridione, mi viene la voglia di dir loro: “Andate a farvi fottere… jatevénne…, lasciateci soli che è meglio, non vi vogliamo, ci piace stare soli, portatevi i vostri “eroi”, i vostri “idoli”, le vostre “insegne”, le vostre “cerimonie” al Nord, lasciateci… noi siamo completamente diversi da voi!!!” Adesso sembra sia scaturita fuori da quelle menti contorte nordiste un’altra porcata: Il Federalismo.
Allora siamo proprio caduti in basso loco, siamo proprio caduti nel più tetro abisso, abisso dal quale è difficilissimo risalire e tutto rimane ancora un’eterna chimera.
Come pure rimane ancora un’immensa utopia la possibilità che ci possa essere pace tra i popoli della Terra. L’uomo è l’unica specie del creato che non impara mai nulla dai suoi errori del passato.
Caro Franco, un grazie di cuore a te e a tante altre persone per bene che, attraverso i loro sfoghi, commenti, considerazioni, liberi pensieri, delirii…, ci spronano ad andare avanti e a fare sempre meglio, anche se l’impresa è ardua e, a volte, pericolosa.
Un abbraccio e a presto nel nome della VERITA’.
Nella cordialità del rapporto
La salutiamo
Andrea e Mattia Cammarota
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sabato 10 gennaio 2009
I primi danni provocati dal federalismo
Le trappole per gli automobilisti e company
Nel mese di luglio del 2008, gli amministratori del Comune di Castel Morrone (CE) hanno installato zitti, zitti, quatti, quatti sul ciglio stradale, nei pressi del Palazzetto dello Sport "Palamaggiò", l'autovelox ben mimetizzato ad arte (lo stesso colore della vegetazione) da alberi d'alto fusto e da cartelloni pubblicitari. Poco distante, una minuscola targhetta seminascosta e scritta con caratteri illeggibili dovrebbe avvisare gli automobilisti che in quella zona è in funzione l'autovelox. Alcuni giorni fa, forse dietro a reclami, il sindaco di detto Comune ha fatto tagliare tutti gli alberi e fatto spostare i tabelloni pubblicitari che nascondevano lo strumento di controllo della velocità. Adesso l'autovelox non è nascosto ed è, si fa per dire, diciamo ad capocchiam, alquanto visibile, ma comunque rimane in grave difetto, in quanto nelle vicinanze non esiste nessuna luce o targa lampeggiante scritta in modo decente che avverta in tempo gli automobilisti della presenza del famigerato strumento di controllo. Prima la beffa amara per i tanti poveri cristi fotografati costretti a pagare le forti sanzioni con l'evidente grosso accumulo redditizio di denaro nelle casse del comune (multe, verbali, ricorsi, ecc. a bizzeffe) e poi si è cercato di salvare un pò la faccia.
A questo punto mi domando: "Davanti a tante rapine autorizzate mediante l'uso sconsiderato di questi diabolici marchingegni "mangiasoldi", come possono i cittadini onesti aver fiducia delle istituzioni?"-
Che vigliaccheria, che bruttura, che turlupinatura. E tutto ciò è stato organizzato solo per danneggiare il povero cittadino.
Siamo alla solita amara considerazione: "E' sulamente na pigliata pe cculo…!"- Io mi chiedo: in un Paese che si considera civile, possono accadere simili infamie? In galera chi ci va? Il mafioso, il tangentopolista, il farabutto, lo sprovveduto oppure il poveraccio?- Proviamo ad immaginare un forestiero, uno straniero che, in un giorno di nebbia, in un giorno piovoso o in una nottata senza luna, attraversa il ponte sul fiume Volturno e, mentre percorre in auto, in camion, in un tir o in un qualsiasi automezzo questa località di Castel Morrone, è tutto intento, con gli occhi sbarrati, a guardare continuamente in varie direzioni, per cercare di leggere gli eventuali incomprensibili segnali stradali, i cartelli pubblicitari e scartare gli alberi laterali, le auto che fanno il sorpasso, ecc., ecc.-
Quanti occhi deve avere stu' povero disgraziato di automobilista? O tu ministro, o tu amministratore, hai considerato le conseguenze disastrose che hai provocato per questo disgraziato autista, tartassato, bistrattato, malmenato da codesti piccoli e miserrimi esecutori di leggi sbagliate? Ti accorgi che il federalismo è la trappola per i cittadini?-
I comuni italiani sono più di 8 mila e, lasciati al loro libertinaggio, schiaffeggiano e sgozzano sempre più il povero cristo. "Non ho soldi", "le casse comunali sono vuote", "come si fa a pagare gli stipendi e a realizzare le opere pubbliche?"- "Escogitiamo un piano efficace: l'autovelox."-
Resta inteso che io non dico che l'autovelox non sia necessario, ma fatto come si deve, tarato a norma di legge, controllato continuamente e soprattutto installato con giudizio in tutte quelle zone veramente ad alto rischio, in modo ben visibile, con avvisi e lampeggi ben riconoscibili da chiunque e senza sotterfugi o inganni. Insomma, il cittadino deve essere sicuro di potersi fidare dell'esatta misurazione di quella macchinetta di controllo messa ai lati della strada. L'autovelox non deve servire ad impinguare le casse comunali, ma esclusivamente per far rispettare le norme stradali e diminuire drasticamente il numero degli incidenti. Basta installare a un centinaio di metri prima del rilevatore un lampeggiatore speciale sempre in funzione con una targa illuminata e ben leggibile da chiunque a qualsiasi ora, in modo che l'automobilista sa come deve regolarsi ed evitare così brutte sorprese o incidenti: come bene ha fatto l'amministrazione di Castel di Sasso (CE).
Purtroppo, sono molto rari i casi in Italia in cui le amministrazioni comunali adottano dei comportamenti adeguati e non truffaldini verso i cittadini. Il più delle volte gli autovelox e i photored sono disinvoltamente installati dai Comuni con la tecnica dell'agguato (i cittadini sono solo delle mucche da mungere) con metodologie spregiudicate, illegali e senza alcuna garanzia, con l'unico scopo di fare cassa sulla pelle dei già tartassati automobilisti.
Nel mese di novembre 2008 si sono finalmente conclusi i lavori di sistemazione del tratto di strada provinciale 336 nei pressi del Palamaggiò, dove è sistemato l'autovelox. I problemi per i cittadini però sono aumentati in quanto rimangono in detta zona ed in modo molto ravvicinato dei segnali di diversa limitazione della velocità, in entrambi i sensi di marcia (da fine 50km/h si passa a 70km/h e poi, dopo un brevissimo tratto, si deve fortemente rallentare fino a 30Km/h) come si evince dalla foto scattata il 10 novembre 2008 da Andrea Pioltini per Alto Casertano-Matesino & d.
Tutto ciò è veramente assurdo ed inconcepibile e potrebbe provocare enormi disagi agli automobilisti. Si nota anche sopra il segnale di 30km/h la scritta strada dissestata con il relativo segnale di pericolo. Ciò è assolutamente errato in quanto la strada è stata completamente asfaltata, non ci sono più lavori in corso ed è perfettamente rettilinea. Al cittadino sorge naturalmente un atroce dubbio: quale limite di velocità deve rispettare in funzione della presenza dell'autovelox? Da premettere che su detto tronco di strada che dal ponte sul fiume Volturno arriva al Palamaggiò, non ci sono case, aziende, scuole, ospedali, caselli autostradali, ecc.… Caro lettore, se vuoi divertirti (si fa per dire…) basta che ti rechi nei pressi di questa strada e resterai trasecolato nel vedere tante "lumachine" (automobili) procedere a passo d'uomo in entrambi i sensi. Da 70km/h tutti rallentano improvvisamente (speriamo in bene) a quasi 10km/h per tutto il tratto di strada, fino a volte quasi a fermarsi, riprendendo poi la regolare marcia, passato il famigerato strozzino dell'autovelox. Attualmente sembra, dico sembra, in quanto le variazioni sono all'ordine del giorno, che addirittura sia stato tolto il segnale di 70 ed inserito quello di 20km/h. Questa è la furbizia di alcuni… disamministratori: "L'autovelox, i vari segnali ravvicinati… Lasciateli! Lasciateli lì dove sono! Incasseremo di più turlupinando gli stupidi automobilisti!" Nel mio dialetto paesano si suol dire: "Hi! Che cazzincularia!..." Corsi e ricorsi storici niente di nuovo sotto il sole la storia spesso si ripete Nella primavera del 1860 i piemontesi, coadiuvati dall'intendente Artale, mandarono a Messina Rosolino Pilo, Giovanni Corrao e Francesco Crispi allo scopo di preparare lo sbarco dei Mille. Certamente i politici torinesi avevano buoni rapporti con i padrini di Alcamo, Castellammare del Golfo, Trapani, Montelepre, Corleone, S. Giuseppe Jato, Carini, Piana degli Albanesi e chi più ne sa più ne metta. Caro lettore, se vuoi saperne di più basta sfogliare i "Documenti garibaldini…" di C. Patrucco. E, riprendendo il discorso interrotto poc'anzi, faccio notare che questi congiurati avevano ricevuto la lettera di presentazione (il biglietto da visita) "mi manda Picone…" per i capi mafia locali con i quali dovevano fare lavaggi di cervello, ungere e sensibilizzare la gente del luogo, affinché accorresse "spontaneamente" a dare una mano alle camicie rosse dopo lo sbarco. Furono, a tal uopo, coinvolti anche imprenditori, medici, picciotti, boss e molti iscritti a logge massoniche. Inoltre furono condizionate alla nuova causa risorgimentale tutte quelle persone coinvolte in scandali, assassini, avvisi di garanzia, rinviati a giudizio, ecc.- Ritardare i processi significava coinvolgere tutte queste persone (la feccia locale) a schierarsi con le giubbe rosse e combattere l'esercito borbonico. Stiamo parlando della Sicilia, ma la stessa cosa accadde anche nelle altre zone del Regno delle Due Sicilie. In altri termini ci fu un vero e proprio accordo tra le mafie locali e i congiurati piemontesi, affinché si rendesse più semplice l'occupazione di quelle floride e ricche terre meridionali. E come disse il De' Sivo: "… L'invidia, l'ateismo e l'ambizione congiurarono insieme per abbatterla e spogliarla. …"- Riporto alcune significative e commoventi frasi scritte da S. M. il Re Francesco II di Borbone il 16 gennaio 1863 da Palazzo Farnese a Roma, in risposta al grido di dolore che si alzava dal popolo duosiciliano durante l'occupazione piemontese. "… Esule dal Trono e dalla patria, tutti i miei sentimenti, i pensieri costanti di tutti i giorni si rivolgono ai miei amati ed infelici sudditi, alla dolce terra dove ebbi luce, dove riposano le ceneri dei miei antenati. Non la perdita di un Trono, non le miserie che accompagnano l'esilio, quello che addolora più la mia anima. In mezzo alle sventure personali, sento che il mio cuore rimarrebbe forte e sereno, se non dovessi assistere con inesprimibile angoscia allo spettacolo dell'oppressione, della rovina, della schiavitù dei miei popoli. Il soffio dell'aria nativa, si dolce per l'esiliato, ma non mi reca qui che l'eco delle fucilate, che ogni giorno colpiscono oscure e fedeli vittime, le scintille dei paesi bruciati dal barbaro invasore, i lamenti degli infelici ammucchiati nelle carceri; o le grida degli agricoltori, i cui campi sono devastati da bandi draconiani de' prefetti piemontesi. …"- Facciamo adesso un salto avanti di circa un secolo e mezzo e vediamo cosa successe negli anni del primo cinquantennio del '900 (in particolare la seconda guerra mondiale). Come ho già precisato nel mio pamphlet, gli americani liberarono dal carcere Lucky Luciano, condannato a 30 anni per estorsione e lo spedirono in Sicilia per prendere contatti col capomafia don Calogero Vizzini di Villalba e preparare insieme con lui lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia. Perciò, niente di nuovo sotto il sole. Questi due accadimenti storici sono completamente simili, anche se avvenuti in tempi diversi (un secolo e mezzo). Ed ecco che viene ampiamente dimostrato il concetto "Corsi e Ricorsi storici… I tapini dormono… L'Italia è un paese di eterni pecoroni, anzi di eterni addormentati in un bosco senza boschetto, senza passera, senza farfalle e senza palle. Tutti con le loro boccucce aperte e con gli occhietti aperti o con i loro culetti aperti, pronti a ricevere e ad essere abbagliati continuamente da falsi idoli e false promesse. Questa massa amorfa, sparpagliata e indifferenziata "se fa abbabbulià" e si nutre solo di quelle sciocchezze che le arrivano da sopra, da sotto, da destra, da sinistra e pure da centro. E dietro le quinte? E' tutto un accordo losco e meschino tra i soliti ignoti congiurati (i cast-r-ati) mandati dai grandi del Nord al centro, al Sud e nelle isole con i soliti enormi pacchi di bustarelle (mi manda Picone…) e i soliti ignoti picciottelli del Sud che preparano il terreno e vengono incaricati di condizionare le menti locali. E' la solita amara e deludente minestra storica che si ripete da anni. Ormai solo questo sanno fare e non imparano altro. Roba vecchia, fritta e rifritta. Un insorgente non fa nulla…, milioni di insorgenti (con una sola coscienza) possono fare qualcosina…- Purtroppo non si troveranno mai milioni di insorgenti con le palle e anche quando si troveranno… saranno sempre l'un contro l'altro armati, in quanto tutti crederanno di meritare il comando… ed allora avverrà inesorabile la tremenda implosione col conseguente annullamento totale di quei pochi attributi rimasti. La verità è che non siamo più quel popolo sano, fiero, dignitoso ed onesto di un secolo e mezzo fa. C'è un abisso enorme tra il dignitoso popolo duosiciliano e quello attuale. E allora!?! Tutti vigliacchetti e senza palle a chiuderci in casa come conigli, manco dovesse passare il più potente degli uragani. La pubblicità ingannevole Propagandare un prodotto significa portarlo a conoscenza di tutti. Un'idea, un libro, un'invenzione, una scoperta, un qualsivoglia oggetto se non lo si magnifica decantandolo continuamente attraverso i mass media, (stampa, radio, televisione, internet, volantini, cerimonie, manifestazioni, offerte, sconti, concorsi, premi, ecc., ecc.) il manufatto resta sicuramente invenduto. I produttori di qualsiasi merce nel mondo si qualificano sotto due aspetti: produttori onesti e produttori disonesti. Ragion per cui il consumatore è costretto a stare molto attento ed accertarsi minuziosamente se quel tale prodotto è buono o è falso e se rispetta tutte le leggi vigenti. Posto in evidenza queste semplici basi preliminari di un concetto abbastanza arduo da spiegare, m'accingo a celebrare o meglio a puntualizzare una certa merce che da qualche anno e più va sporcando un certo settore al solo ed unico scopo di favorire dei politici che navigano in torbide acque. Un giovane giornalista e scrittore ha pubblicato un libro che per buona fortuna sua ha fatto il giro del mondo con il plauso della critica, ma soprattutto con l'appoggio di tutti i mass media e dell'intera classe politica. Quest'ultima furbescamente ha trovato nello scrittore l'esca per risolvere, a modo suo, problemi insolubili e per condizionare l'opinione pubblica. La cosa che a me fa tanto rabbia è l'essersi servito di quella porzione propagandistica, basata su provocazioni, allusioni, false righe e ingannevoli giudizi. Per rendere più chiaro il concetto e liberare la mente da maldicenze infamanti cercherò di essere abbastanza esplicito. Tutti sappiamo che la 'Ndrangheta opera in Calabria, che Eppure questi ciarlatani (giornalisti, scrittori e politici) hanno la spudoratezza di ripetere continuamente sino alla nausea l'assurda frase "i mafiosi casalesi", come se volessero intendere che il centro principale della mafia italiana fosse l'intera città di Casale e che tutti i casalesi fossero mafiosi. Questa è una propaganda effimera, vergognosa, provocatoria ed assassina, simile a quella iniziata nel 1860, durante l'occupazione piemontese del Sud, in cui tutti i cittadini meridionali che cercavano di difendere le proprie terre e le loro famiglie venivano considerati briganti e per questo perseguitati, martoriati ed ammazzati. Tutti sappiamo che la politica è sporca e che si serve di gente senza scrupoli, ma giungere fino a questo punto significa essere veramente incosciente e calunniatore. Gli Indro Montanelli sono finiti. Adesso ci sono i lacchè di quel politico ricoperto da un'aurea splendente di "Santissima Immunità". Come esempio basta citare quell'Emily che, tutte le sere, con tanta "Fede" ed estrema devozione, pubblicizza, venera e nobilita le gesta del suo caro "San Silvio". E poi ricordiamo tutti gli altri lecchini, cloni di Emily, presenti su tutte le reti televisive che, ormai da un certo periodo di tempo, mettono sempre in risalto lo scrittore Sajan, diventato in breve tempo un autentico "Super Sajan", come l'eroe di un noto cartone animato. Mi domando: "Ma nell'ampio parco intellettuale e culturale italiano esiste solo questo scrittore, degno di essere posto in risalto nell'opinione pubblica?"- E' mai possibile pensare che il centro di comando della criminalità organizzata sia concentrato solo nella cittadina casertana di Casale e che tutti i suoi abitanti siano camorristi? Ma fatemi il piacere…. Per me il colmo dei colmi è dare ancora credito a questa informazione così assurda e mistificata. La risposta nasce allora spontanea: "Andate a farvi friggere voi e quel millantatore di Sajan che non conosce affatto gli ambienti, le consuetudini, la vita e la cultura dei casalesi che come ho scritto nelle pagine precedenti sono uomini onesti, dignitosi e laboriosi". Invece sono degli incoscienti, lestofanti e merdosi tutti quelli che collaborano in quest'assurdo progetto politico e pubblicistico, usando modi ingannevoli e provocatori nel mettere alla berlina e al ludibrio un'intera città, un intero popolo e facendo di tutta un'erba un fascio. Questi masanielli politici fanno credere alle masse di aver annientato la mafia, (fateci caso: ogni volta che arrestano qualcuno dicono sempre di aver inferto un durissimo colpo alla mafia, in quanto hanno preso il capo mafia; probabilmente hanno arrestato solo qualche povero cristo innocente). In realtà la mafia prospera e vegeta nelle ricchezze e nelle alte sfere delle caste più "in", strafottendosene dei politici. Disse bene quel ragazzo casalese rivolto al giornalista: "La mafia cercatela a Montecitorio e non a Casale". La verità fa troppo male. Le balle, le bugie, le calunnie prorompono ormai da ogni parte. E non finisce qui… C'è a Roma una zona, una terra misteriosa in cui dietro una falsa maschera mistica e divina prospera l'assurdo, il contraddittorio e l'inverosimile, mentre si fanno strada tremendi sospetti di presunte azioni talmente feroci e crudeli da farti accapponare la pelle. Mamma mia, mamma mia, da che parte si annidano, anche se solo per ipotesi, i delitti più obbrobriosi e terribili. Ancora non è chiaro? Stiamo parlando di quegli ambienti reputati nobili, santi e puri, situati oltre i confini della realtà conosciuta, raggiungibili per mezzo di segreti cammini e portali inviolabili ai comuni "mortali", accessibili solo dopo aver superato ardue prove iniziatiche, intricati dilemmi ed il severo vaglio dei "Santissimi Guardiani" delle soglie e della rinascita dell'anima. E' una zona "Top Secret" controllata da una feroce e spietata logica di sfruttamento delle risorse umane, attraverso una progressiva manipolazione, corruzione ed alterazione della mente umana. A questo punto per essere un po' più chiaro e per comprendere quanta infamia, quanti inganni e soprattutto quanta sporcizia (la vera "monnezza" tossica) si annida in questi ambienti citati sopra, in forma allegorica, basta citare alcuni casi eclatanti della cronaca rimasti ancora irrisolti e coperti da uno strano velo di omertà, segreti ed inviolabilità inimmaginabili: il mistero della morte di Moana Pozzi e quello della scomparsa della piccola Emanuela Orlandi. Certo è che dato l'enorme affastellamento di notizie vere o false che siano e delle incredibili rivelazioni che ogni tanto escono fuori da sedicenti personaggi, non si riesce ancora a trovare il bandolo della matassa. Si può a tal proposito ipotizzare, immaginare di riportare questi due casi al tempo medioevale quando i conti, baroni e via dicendo si davano convegno nella cittadina di Caiazzo, presso l'educandato ove esperte "pie donne" istruivano le giovinette a come sollazzare quei nobili vecchioni. Se ne dicono tante circa Pozzi, Orlandi, De Pedis, Magliana, Minardi e così via cianciando, a scopi pubblicistici e basta. Ma di vero, chi lo sa! A volte non sai proprio a chi credere e tutte queste notizie servono probabilmente solo a ingarbugliare ancora di più la mente umana. E' inutile andare nei particolari o formulare altre dannose ipotesi, ma di altri casi eclatanti ed inquietanti in questi mistici ed inviolabili ambienti ce ne sono stati tantissimi: Ripeto: si possono solo formulare ipotesi, derivate dalle tante notizie e rivelazioni allusive apparse sui mass media. Non c'è nulla di certo, ma rimane il pensiero, il tremendo sospetto che quegli ambienti possano essere direttamente o indirettamente coinvolti in sporchi affari internazionali. Ogni giorno, a causa delle nuove tecnologie di questa cosiddetta società "civile", siamo letteralmente travolti da una valanga di notizie e spesso rimaniamo indifferenti, increduli o sconcertati, anche per la mancanza di obiettività e di chiarezza che troppo spesso caratterizza il "sistema" perverso dell'informazione. Distinguere la realtà dalla fantasia, la verità dalla finzione è talvolta arduo, come pure è difficile farsi un'opinione precisa e documentata su avvenimenti di scottante attualità o che affondano le loro radici nella storia. Come si dice: "La giacca si risvolta, ma la stoffa è sempre la stessa"…. Corsi e ricorsi storici… In un mondo che si definisce "civile", ogni persona dovrebbe essere completamente libera sia di poter esprimere le proprie opinioni, ipotesi, idee, teorie che di poterle variare o ritrattare (in caso di ammissione dei propri errori o nel caso possano arrecare danni ad altri) senza avere il timore di dover subire quelle inutili e contraddittorie coercizioni, censure, scomuniche, ecc., ecc.- Purtroppo, nel frenetico turbinio consumistico dell'attuale società siamo un po' tutti portati verso uno stupido egoismo personale ed a sostituire quei sani principi morali di un tempo ormai passato con le false ideologie di adesso. Concludo con un significativo proverbio campano: "'A verità è comme a ll'uoglio; assomma sempe!". Comunque vadano le cose nella vita, è inutile tentar di nascondere la verità, giacché per quanto si tenti di celarla con bugie, falsità, bubbole, ecc., essa viene sempre a galla, come l'olio che versato in un bicchiere d'acqua rimane in superficie e non precipita mai. I ciarlatani nordisti Hemingway, in qualità di corrispondente di guerra dell'esercito statunitense in Italia, fece delle gravissime affermazioni sui soldati italiani, considerandoli incapaci, disarmati, mal equipaggiati e comandati da ufficiali impreparati ed inesperti ad affrontare il nemico. A quei tempi consideravo lo scrittore americano un autentico mistificatore della verità storica. Col tempo mi son dovuto ricredere. Hemingway aveva detto la sacrosanta verità. Nel ventennio fascista, dopo 25 anni e più, si verificò la stessa identica superficialità e incapacità militare italiana. Chiamato per errore a compiere il servizio militare nel '42, fui assegnato alla caserma Mario Fiore e poi alla I Ottobre di S. Maria C.V.- Da premettere che negli anni precedenti mi vennero impartite lezioni premilitari sia a me che ai tantissimi miei coetanei e compagni. Alla fine non avevamo nessuna esperienza e preparazione pratica. Solo la solita inutile e ridicola pappardella teorica a memoria: "Moschetto modello 91; molletta di 32 giri e mezzo; percussore con nasello, ecc., ecc."- Durante tutto quel periodo militare non mi venne mai (ripeto mai; che vergogna!) dato un caricatore, né mi fu fatto mai sparare un colpo né a me, né a tutta la mia compagnia (2° compagnia). Per mia buona fortuna, dopo aver prestato a Piazza d'Armi regolare giuramento insieme con i camerati del X reggimento zappatori stanziato a Capua, inoltrai un esposto di congedo a Roma. Il Tribunale militare della Guerra accettò il mio ricorso e mi rinviò a casa, perché il servizio militare non era dovuto per tutti quelli che si trovavano all'ultimo anno di scuola superiore. In seguito venni a sapere dai militari della caserma di San Giorgio a Cremano che la mia compagnia era stata interamente distrutta al fronte greco. C'è da rimanere veramente allibiti e pieni di rabbia. Ma come si può mandare qualcuno a combattere al fronte senza aver mai fatto pratica con le armi e senza aver mai sparato un colpo? A che servirono tutti quegli affastellamenti mnemonici di inutili teorie? A questo punto è logico supporre che chiunque, anche se dotato di estremo eroismo e coraggio, ma senza alcuna pratica militare, debba per forza soccombere affrontando in guerra qualsiasi nemico. La mia compagnia fu mandata in Grecia al macello. Vergognatevi, mettetevi la faccia sotto i piedi voi tutti fascisti del Nord. Voi ipocriti ci avete fatto un autentico lavaggio del cervello e ci avete inculcato, con la forza e con la prepotenza, teorie sbagliate e ciarle inattuabili. Non è cambiato nulla da allora… si cambia spesso bandiera sia da una parte e sia dall'altra, ma la sostanza alla fine resta sempre la solita immonda sostanza nauseabonda. Prima sono venute le camicie rosse, poi le camicie nere ed adesso ci si mettono pure le camicie verdi. In futuro da quali camicie saremo dominati? E che colore avranno? I rossi furono responsabili di quei tanti orrendi saccheggi e massacri eseguiti senza pietà nel meridione d'Italia che portarono alla disfatta di quello splendido e pacifico Regno delle Due Sicilie. I neri, dopo aver idolatrato e venerato il loro idolo (B.M.) lo tradirono, lo uccisero e lo appesero come un maiale ad un gancio di un distributore di benzina a Piazzale Loreto a Milano, insieme con la povera Petacci e ad altri gerarchi, in un'orrenda scena di autentico ludibrio e fanatismo popolare. Scena che, qualche annetto fa, i lontani irakeni ci hanno giustamente rinfacciato e rimproverato per aver noi contestato la condanna a morte di Saddam Hussein. Riporto integralmente la fatidica risposta irakena: "Noi, Saddam Hussein l'abbiamo giudicato colpevole dietro ad una regolare sentenza di un tribunale internazionale. Voi invece, il duce l'avete prima osannato e poi scannato come un porco e poi, ancora peggio, l'avete appeso a testa in giù, insieme con altre persone, esponendoli al pubblico ludibrio della gente. Siete voi a dovervi vergognare per essere stato un popolo così scellerato ed incivile e non noi."- Non c'è nulla da commentare. Su questo punto gli irakeni hanno perfettamente ragione. (Fatta eccezione di quei pochi fuoriusciti antifascisti che riuscirono a scappare all'estero, il grosso del popolo nordista era integralmente e profondamente seguace di Mussolini.) Ma torniamo adesso ai fatti recenti di casa (anzi di cosa) nostra. Ora ci sono le camicie verdi ed è inutile stare qui a perdere fiumi di parole per giudicarle. Esse, come tutti sappiamo, si giudicano da sole. La giacca si risvolta (i colori delle camicie cambiano: rosso, nero, verde, ecc.), ma la stoffa è purtroppo sempre la stessa scadentissima stoffa. C'est toujours la même chose. "'A cucozza, comme t' 'a faje t' 'a faje, è sempe cucozza." La famiglia e le schiatte Noi, discendenti del Sacro Romano Impero, che basava la sua forza non solo sulle armi e sui ferrei addestramenti militari, ma principalmente sull'unione della famiglia (pater et mater familias), siamo fieri di riconoscere questo sacro e valido principio, anche se oggi giorno la famiglia va disgregandosi. A tal uopo noi, fermi e decisi nel mantenere unito, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, il nucleo familiare, abbiamo escogitato un piano veramente strategico ed efficace, che va ben oltre i sani e puri valori di famiglia. Abbiamo pensato di sistemare intere famiglie ai comuni, alle province, alle regioni, ai ministeri, alle università e in tutti i settori pubblici e privati: uffici finanziari, banche, carabinieri, finanza, polizia, vigili comunali, polizia giudiziaria, società di riscossione tributi e chi più ne sa più ne metta. Insomma, ci siamo allarmati a tal punto, per paura che una volta fallita e disgregata la famiglia saremmo caduti nel più profondo oscurantismo, che ci siamo dati da fare, creando l'ascesa delle "Caste Schiatte". Infatti, i posti, l'occupazione e la carriera, con raggiri artificiosi, burocratici ed illogici, hanno trovato terreno fertile. Ormai, proseguendo su questa linea contorta, ma estremamente redditizia, la nostra famiglia, la nostra schiatta è salva. E se, putacaso, dovesse capitare che in qualche settore la famiglia è incompleta si procede con l'infiltrazione di amanti, di concubine e perché no, anche di puttane d'alto bordo. O tu lettore, se questo piano, tanto efficace, ma così fermamente losco, illegale ed aberrante, non ti soddisfa, rassegnati. Così va la vita; così va il mondo. A tal proposito, sarebbe troppo lungo riportare qui i tantissimi esempi che tutti ormai ben conoscono e che si verificano continuamente nella nostra corrotta società odierna. Ne cito solo uno: "Negli anni '40, Lucky Luciano prese contatto, per volere del presidente USA, con don Calogero (il Padrino); nel terzo millennio il pronipote assume un'alta carica a Montecitorio. Similis cum similibus. Parens cum parentibus. Ih! Che bellezza! Ma come ci sappiamo fare! Tutto fa buon brodo ed ogni mezzo, lecito o illecito che sia, contribuisce allo scopo di salvaguardare la grande "Schiatta" italiana. E la meritocrazia? E chi se ne fotte più ormai… coi tempi che corrono ("Mala tempora currunt") le persone oneste, capaci e meritevoli sono destinate a soccombere ed a cedere il passo alla prepotente avanzata delle schiatte. E, cercando di usare quella bellissima e significativa forma dialettale dell'amico Marettiello Visone, 'O Masto di 'A Chelleta, concludo questo paragrafo. "Na cosa è certa: ncapo a ddiece anne da ll'Unetà d'Italeja, 'stu povero Sud, da Nazzejòne ricca, guàsca, felice, che scacava ogne bbene, era arredotto cu 'e pezze nculo: desperazione, pezzentaria, scajénze, malepatènze; e po' famme, meséria nera, malatie, culère, bastemiénte che partévano pe tterre assaje luntane… Na bbergogna. Sapite che vve dico? 'Sti… (meglio dire Caste Schiatte… non si sa mai la reazione che possano avere 'sti…) m'hanno fatto sempe rebbrezzo. Puzzate jettà 'o sanghe a llava! Stàteve bbuono e schiattate 'e salute! Jatevénne, pe ffavore. Jatevénne, mmocca 'a chelle granne peretaiòle d' 'e mamme voste! Lassatece stà sule, ch'è meglio. Lasciatece servàtece, senza cumanno, senza Sinnaco, né Guvernatore, né pagliarùle, né portabborze, scarfasèggie, alleccapéttole e recottare. Jatevènne!"
I miei compagni di gioventù

I primi anni d'infanzia li trascorsi con alcuni miei compagni del rione Riola giocando col pallone di pezza. Cosa s'intendeva negli anni '30 col termine "Pallone di pezza"? E' presto spiegato. Si prendevano in casa tutte quelle calze senza pedalino che le nostre mamme gettavano e con esse si confezionava il pallone calzando e arrotolando una calza sull'altra, fino a raggiungere la forma di un pallone di circa
In estate venivano gli uccellatori che stendevano una lunga rete fino al limite della pozzanghera "Acquarella" e deponevano una gabbietta con un uccello di richiamo. Molti uccellini si calavano dagli alberi per dissetarsi e l'uccellatore tirava una cordicella in modo che la rete di schianto si calasse sull'acqua e così molti volatili rimanevano imbrigliati nella rete.
Come ho già accennato nel mio pamphlet, io ed Antonio, nella paludosa boscaglia "
Dopo le scuole elementari, alla domanda di mio padre cosa volessi fare, gli risposi che volevo imparare il mestiere di sarto e barbiere. Lasciai così i miei amici del rione Riola (i Mazzarella, i Buonomo, i Mone) e tutti i giorni mi recavo in via Roma ove c'era la bottega di Mastro Carminiello. Chi era Mastro Carminiello? E' presto spiegato. Era un bravo sarto che in alcuni giorni della settimana cuciva i vestiti ed il mercoledì e sabato si dedicava al mestiere di barbiere. Era un uomo abbastanza corpulento, burbero, gran bevitore ma molto astuto ed intelligente. Conosceva alla perfezione il mestiere, coadiuvato da un giovane apprendista di nome Giovanni. Quest'ultimo era un bel giovane molto dinamico e pronto di spirito. Era capace di cucire alla macchina da cucito un pantalone in appena un'ora. Insieme con me c'erano altri ragazzi che venivano dal mastro non per apprendere, ma solo per passatempo. Io invece volevo imparare e, vedendo che il sarto non mi faceva fare niente, mi feci prestare un ago da mia madre e, prendendo dei ritagli di stoffa, mi mettevo a menare, come si soleva dire, i soprammani per non far sfilacciare la stoffa. Mastro Carminiello, accortosi che io avevo buona intenzione di imparare il mestiere, mi diede i quarti dei pantaloni per menare i famosi soprammani. E così, man mano, passai alla cucitura di bottoni, alle asole e così via. La prima barba la feci a fra' Diego, monaco di S. Maria a Marciano.
Conobbi Giovannino, il figlio di Mastro Carminiello e subito ci legammo da un'amicizia fraterna. Pur essendo di due anni più giovane di me, io lo veneravo e ne ascoltavo i consigli e i pareri. Era di un'intelligenza non comune. Si faceva ascoltare dai più grandi. Tutti lo amavano: piccoli, adulti e vecchi. Aveva tutti i fattori dell'intelligenza: intelligenza visiva, uditiva, lungimiranza, buon senso, grande spiritualità, sensibilità e soprattutto un cuore d'oro. Generoso e disponibile offriva sempre con sincera spontaneità tutto il suo aiuto. I difetti erano pochissimi: svogliato nello studio ed alquanto scorbutico ma estremamente buono. A scuola andava benissimo, ma studiava poco. Al magistrale di Capua, dopo un mese di assenze, prese con
Con
Che peccato! Io, al suo posto, se avessi avuto il dono di quella fervida intelligenza, mi sarei laureato. Giovannino, se avesse voluto, avrebbe potuto prendere non una, ma più lauree e tutte col massimo dei voti. Com'è che divenne solo geometra? E' inconcepibile. Ve lo spiego subito. Un nostro compagno di scuola, negli anni dell'appena dopoguerra, tentò da privatista la maturità per geometra. Non riuscendo a comprendere le spiegazioni dei professori privati, chiese bonariamente a me e a Giovannino di aiutarlo in alcune materie. Dopo qualche mese Giovannino mi disse: "Voglio tentare l'abilitazione per geometra." Al che io risposi: "Presso quali professori ti prepari?" e lui alquanto offeso replicò: "Ho sfogliato i libri dell'amico e mi preparo da solo." Io, pur conoscendo le doti dell'amico Giovanni, rimasi alquanto scettico.
Ai primi di luglio di quell'anno mi recai a Napoli e nel pullman incontrai Giovannino che si recava a Caserta per sostenere l'esame scritto d'italiano. Alla fermata del pullman a piazza Margherita, Giovanni non scese e alla mia domanda: "Guarda che devi scendere, … siamo giunti a Caserta." lui replicò: "Vengo con te a Napoli. Andiamo a mangiarci una calda e buona pizza." - "E gli esami?" - "Non ho più voglia!" mi rispose con categoriche parole. Al ritorno da Napoli egli si fermò a Caserta dicendomi: "Devo sapere che tema hanno dato, altrimenti ai compaesani che dirò?"- A sera c'incontrammo in piazza Chiesa e alla domanda: "Che tema hanno dato?" egli rispose: "Gli esami sono stati rinviati a domani. Mannaggia! Mi tocca purtroppo ritornare anche domani!"- Nonostante il suo disinteresse per lo studio, gli esami tutti andarono a buon porto, com'era facile per lui prevedere. Iscritto all'albo, iniziò la libera professione di geometra. E qui incominciarono i guai. In quel periodo s'erano nella zona piazzati due esperti geometri: Martino e Torone. Bravi, ma soprattutto diplomatici e smaliziati. A Giovannino, purtroppo, mancava proprio la diplomazia. L'unico neo a suo sfavore. Un giorno, incontrandoci con alcuni amici, disse: "Andiamo a Villa S. Croce; ho fatto un lavoro per un cliente che mi deve pagare. Dopo faremo una cenetta insieme."- Facemmo una passeggiata di circa
Durante il periodo della II Guerra mondiale, mi fu regalato un pacchetto di sigarette Cesterfield ed io insieme con Giovanni, un po' alla volta, ce le fumammo tutte. Dopo alcuni giorni, Giovannino mi offerse una sigaretta americana e dopo un po' un'altra e poi un'altra ancora. Al che io risposi: "Giova', basta!"- Non l'avessi mai detto. Prese il pacchetto e lo gettò dall'alto del muro della Chiesa. Al suo rimprovero io risposi: "Giova', io non sono riuscito a capire l'offesa!"- Lui, da persona sensibile ed intelligente, comprese e, dopo aver fatto il giro del campo sportivo, ritornò col pacchetto dicendo: "Ti chiedo scusa!"-
Una volta, percorrendo a piedi insieme con Giovanni la strada da Piana a Caiazzo, gli volli raccontare un film che avevo visto. Purtroppo non riesco quasi mai a raccontare in modo sintetico un fatto, breve che esso sia, in quanto ho la pessima abitudine di soffermarmi su tutte le minuzie e particolari, con una prolissità tale da sconcertare il più calmo degli ascoltatori. Giungemmo a Caiazzo e, prima di terminare il mio racconto, Giovanni mi fermò di botto e tutto d'un fiato disse: "Matti', io ho capito tutto. Tu devi esercitare la professione di insegnante. Io no!"- Infatti, lui un fatto lo rendeva breve, pulito, semplice e, senza alcun preambolo, te lo faceva capire.
A questo punto, mi sovviene alla mente un altro racconto. Preparavo dei giovani alla licenza di avviamento commerciale. Assegnavo, a volte, i problemi dai libri senza leggerli. Un fatidico giorno, gli allievi mi dissero: "Questo problema sul pentagono regolare in cui viene data solo l'area, non si può risolvere."- Il giorno successivo, io e Giovanni fummo invitati dal prof. Ernesto Mastroianni al battesimo del figlio Renzo. Mentre tutti gli invitati entravano in Chiesa, io chiesi a Giovanni se poteva aiutarmi alla risoluzione di quel problema. Egli, alquanto sorpreso ed urtato, mi disse: "Dammi una penna ed un foglio!"- Poi si coricò sul muro della Chiesa e incominciò a dividere il pentagono in tanti triangoli; in men che non si dica riuscì a risolvere il problema. Rivolto a me disse: "Per sapere il lato del pentagono regolare si estrae la radice quadrata dell'area diviso questo numero fisso che ho ricavato. Tieni però presente che questo numero fisso non è proprio esatto; è approssimativo."- Da un mio libro di geometria trovai il numero fisso. Solo i millesimi non collimavano, ma tutte le altre cifre erano le stesse di quelle trovate da Giovanni.
Un mese prima che si dipartisse c'incontrammo e lui si lamentò che l'amico Gaetano V. s'era appropriato d'una sua scoperta matematica. Comunque, aggiunse che ne aveva scoperta un'altra e che me l'avrebbe presto data. A tal uopo gli risposi che l'avrei inserita, sempre a nome suo, nel mio pamphlet, nel computer e nel mio sito internet.
Addio mio carissimo compagno dell'età più bella!!!
Ciao!!!
Altre reminiscenze di gioventù
Di fronte alla barberia c'era al 1° piano una scuola di ricamo, la cui ricamatrice insegnava a diverse fanciulle l'arte del cucito e del ricamo. I cori di quelle dolci fanciulle ti rallegravano l'animo ed il cuore e ti rendevano quella vita grama molto meno amara. Ci si innamorava facilmente ed il cuore batteva con maggiore impeto. Era finalmente giunto, per noi ragazzi, il momento dell'innamoramento ed il tempo trascorreva nel pieno romanticismo. Si viveva d'attesa; si aspettava il sorgere del sole per poter mirare ed essere mirati e sentire forte i palpiti del cuore per essere riusciti a fare breccia nel cuore della dolce donzella amata.
Quest'era la vita di allora: piena di sani, semplici, puri valori morali e di vero romanticismo; qualità che purtroppo non ci sono più.
La famiglia del sarto era composta da 6 persone: padre, madre, nonna e tre figli: Antonio, Margherita e Giovannino. Quando il sarto mi mandava a casa sua per delle commissioni, rimanevo stupito per la quiete, la tranquillità e la pace che regnavano in quella casa. Abituato a sentirne di tutti i toni e colori nelle vicinanze di casa mia, a quella quiete restavo scosso e pieno d'affetto verso quella famiglia.
Antonio era il migliore di tutti, il "non plus ultra". Era considerato giustamente da tutto il popolo pianese un vero angelo sceso sulla Terra. Era il più bravo e buono di tutto il magistrale di Capua che allora comprendeva molti studenti di Capua, Caserta, Piedimonte Matese, Alife, Capriati al Volturno, Aversa, Maddaloni e di tanti altri paesi del circondario. A Capua c'erano tre caserme di soldati, il campo d'aviazione e due collegi: Il Buon Pastore e...- Si può facilmente immaginare quanta importanza aveva questa scuola. Quando con Giovannino andammo a ritirare il diploma di maestro del fratello Antonio, c'erano tutti 8 e 9, un solo
Margherita, sorella di Giovannino, era ed è una persona saggia e, come i fratelli, molto intelligente. Era ed è rispettata ed amata soprattutto dalle sue due figliole e nipoti. Negli anni '30 - '40, Margherita soleva spesso, nel tempo libero, fare delle passeggiate con altre due compagne: Natina e Mariettina. Erano tre compagne indivisibili e legate fra loro da un'amicizia schietta e sincera. Per noi giovani erano ragazze irraggiungibili non perché esse fossero superbe o altezzose, niente di tutto questo, ma perché ci sentivamo noi stessi goffi. Margherita s'innamorò di Stefano, giovane simpatico e bello, dalla voce pastosa e dal cuore d'oro. Negli anni '50 - '60, Stefano e Margherita fecero un matrimonio favoloso. In quegli anni la povertà albergava in quasi tutte le case. Margherita aveva una zia in America che le inviò una stupenda veste da sposa e due bellissime vesti bianche per le damigelle d'onore. Fu veramente un matrimonio da favola.
Mi sovviene alla mente un altro fatto accaduto negli anni '45 - '50 nell'ufficio dell'U.C.S.E.A. di Piana di Monte Verna in Piazza Municipio. Assente il capufficio, io e Giovannino, non avendo che fare, ci mettemmo a scrivere versi. Da premettere ch'io solevo scrivere poesie per le fidanzate di alcuni compaesani. Giovannino a queste richieste non solo si rifiutava, ma si urtava terribilmente. Io ero quindi allenato a scrivere versi, lui no. Dopo circa un'oretta, io riuscii a comporre una ventina di versi a rima intrecciata. Giovannino ne compose
E questi sono alcuni tra i ricordi più cari dell'età fanciullesca.
Ciao Giovannino! Ciao Antonio! Veri e sinceri amici del cuore!
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mercoledì, 10 dicembre 2008
Patrizi e plebei
Tanti anni fa, in un periodo di massima povertà economica, fu istituita la tessera o carta annonaria, con la quale si potevano comprare i beni di prima necessità presso negozi ben determinati. Ogni mattina si formavano file lunghissime di poveracci, per aspettare l'apertura dei negozi. Questa carta fu istituita in base alla legge sul razionamento dei consumi, approvata il 6 maggio 1940. L'ammontare delle razioni individuali era fissato mensilmente dal ministro delle corporazioni. La tessera era personale e non cedibilie; dava diritto a generi alimentari differenziati a seconda dell'età e veniva rilasciata dall'ufficio annonario del comune di residenza. I generi alimentari dovevano essere prenotati in giorni prestabiliti presso i negozi e ne era vietato il commercio in qualunque altra forma. A quei tempi tanto tristi non ci si vergognava affatto di sapere d'essere povero, non c'era questa mentalità, anche perché più dell'80% dei cittadini era povero.
Dopo tanti decenni, i nostri governanti che sguazzano nelle ricchezze, hanno cercato di rendersi, a loro modo, interessati alla stragrande maggioranza delle famiglie in ginocchio, che non riescono a sbarcare il lunario.
Tutte le famiglie che hanno un reddito zero o al di sotto del minimo garantito per la sopravvivenza, riceveranno (sembra) una carta, la "social card", da presentare in determinati negozi convenzionati, per poter usufruire di sconti sui prodotti di prima necessità. A mio modo di vedere, ritengo che l'istituzione di questo bizzarro metodo per far fronte alla crisi economica sia abominevole e indegno. Non solo non si risolverà proprio nulla, ma è un'offesa al cittadino povero. "Ma come si fa" dico io "a sanare le tantissime spese che una povera famiglia numerosa deve continuamente affrontare, usufruendo solo di un misero aiuto di 40euro mensili attraverso la cosiddetta social card, una specie di carta prepagata come le ricariche dei cellulari, da poter essere poi utilizzata soltanto in alcuni negozi convenzionati?"-
S'immagini un onesto e sensibile povero cristo che, avvicinandosi alla cassa del negozio, tira fuori la carta mentre gli sguardi dei presenti lo additano con sguardi furtivi e commiserevoli. E' veramente una legge balorda, offensiva e vergognosa. Inoltre, si provi ad immaginare il calvario e la presa per i fondelli a danno di quei poveracci che, pur avendo ricevuto a casa la carta, non ne possono usufruire in pieno, in quanto impossibilitati a raggiungere il lontano negozio convenzionato, per problemi di salute, di anzianità avanzata, invalidità, handicap o perché semplicemente conviene più accontentarsi del solito abituale negozietto non convenzionato sotto casa, che percorrere tanta strada in più. Questa legge scriteriata e disonorevole è solo un'enorme presa in giro.
Bastava semplicemente aumentare di una consistente somma tutte le pensioni minime ed in maniera proporzionale tutte le altre fino ad un certo valore, oppure inviare a tutte le famiglie povere tramite posta o banca un cospicuo bonus mensile. E invece, in Italia, si usano sempre i metodi più astrusi e complicati, in modo da ingarbugliare ancora di più la questione e rendere alla fine il problema principale completamente irrisolvibile.
Intanto loro, i super ricchi (i patrizi) gli "eccellentissimi", i "carissimi" (carissimi nel vero senso della parola: paghiamo sempre noi) e "intoccabili" onorevoli, al posto di dimezzare, diminuire o almeno bloccare i loro stipendi, le loro entrate favolose, i loro sprechi, dando così, finalmente, un piccolo esempio di dignità ed onestà verso il popolo, che fanno?- E' molto semplice: si aumentano ancora di più i loro stipendi da favola (non dell'1 o 2%, ma del 100 e più%), i loro appannaggi ed i loro privilegi. Non parliamo poi di quella lordura del walzer delle varie immunità nelle sale parlamentari. Alcuni privilegi di questi emeriti … sono talmente assurdi e nauseanti che solo a parlarne ti viene da vomitare.
E così i poveri (i plebei), malgrado quella misera elemosina, quella briciola, quei pochi spiccioli che riceveranno, dovranno, purtroppo, ancora di più stringere la cinghia per poter arrivare almeno a metà del mese, costretti a pagare i maggiori sollazzi e sprechi di quegli abominevoli super ricchi (i patrizi) che navigano nell'oro.
"Accussì va 'o munno: chi nata e chi va a ffunno."
Sono solo tante porcate, tante cazzate, tante trovate stupide e insensate, tante bugie, tante chiacchiere e promesse al vento, quelle utilizzate da questi "disonorevoli" col solo ed unico scopo di confondere i cittadini onesti.
Oggi, come ieri e, senz'altro, come domani, per emergere, per avere posti di comando, per vincere un qualsiasi concorso basta soltanto avere una buona memoria, una voce robusta e una buona favella, magari con qualche r moscia come contorno, oltre naturalmente entrare nella Casta oppure nel circolo chiuso e vizioso di qualche tale "Pater familias". Che sappia poi o non sappia fare un certo lavoro non ha nessuna importanza.
Viviamo in un'epoca di autentici ciarlatani.
Quando madre natura si ribella e ti punisce
Nell'anno '46 il mio fraterno amico Stifi' ebbe l'atto di richiamo dal padre, negli U.S.A.- Questi venne da me per fittare le cinque moggia di terreno in contrada Starza, in cambio di lire 120.000-
Purtroppo, mio padre non stava troppo bene in salute e poi non avevamo detta somma. Se avessimo potuto o voluto accettare, allora la nostra posizione economica familiare sarebbe stata molto diversa. A piangere il morto è tempo perso. Si potrebbe dire: "Ma tu i soldi non ce li avevi!" - Non è affatto vero! Bastava, a quei tempi, semplicemente fare un prestito in banca e tutto si sarebbe risolto. Fu mancanza di fiducia in me stesso. Questo fu il mio primo errore.
Un altro errore lo commise la mia famiglia nel '36 quando, per saldare un debito di lire mille, fu costretta a vendere l'abitazione a nord della casa paterna. Il creditore delle allora lire mille era Salvatore 'u cucchiere, il quale pregava spesso mio padre a rimandare il suo credito, ma mio padre, da vero galantuomo, insisté tanto che Salvatore prese la cambiale di lire mille e la restituì a mio padre. E pensare che, appena 7 anni dopo, nel '43, il valore del denaro cambiò così radicalmente che con lire mille si poteva comprare solo una coscia di pollo.
Nell'appena dopo guerra, mio zio di Alvignano mi pregò di trovare per Piana dei compratori di terreno a poco prezzo. Io, da vero stupido, mi prodigai a cercare dei compratori e, ingenuamente, non pensai di sfruttarli a mio favore. Negli anni '50 - '60, vendetti 2 masserie e 12 moggia di terreno in Limatola di proprietà della sig.ra Giannelli Stefanella ai fratelli Fedele, i quali, non avendo tutta la somma, trovarono altri compratori e spartirono poi i terreni. Avrei potuto, nel contratto, chiedere ai Fedele di partecipare anch'io alla compera e ci sarei benissimo riuscito, senza ledere minimamente gli interessi della stessa venditrice. L'idea, purtroppo, non arrivò in tempo nella mente. Testa d'asino. Da guardarsi allo specchio e sputare molte volte la propria immagine riflessa.
"A faccia tosta vale cchiù 'e 'na massaria!"
Nel '60,
Nel '90, quando mia zia Marietta mi pregò di venire a vivere da me e di farle la servitù, io, se avessi avuto più acume speculativo, più malizia e pensare solo al benessere mio e della mia famiglia avrei dovuto chiedere, in cambio della servitù, tutti i suoi soldi in banca, i terreni e le case a mio favore. Io, agendo in questo modo, non avrei danneggiato nessuno. Invece, la zia mi ordinava spesso di prendere i suoi soldi, la sua pensione e inoltrare tutto al Vaticano, a Gerusalemme, alla diocesi, al vescovo pro tempore (vedi frontale dell'antiporta del Vescovado) e a tutti i nipoti d'Italia e d'America. Ed io, da bravo, onesto ed encomiabile fessacchiotto, ubbidivo e mi prodigavo in tutto e per tutto unitamente a mia moglie che la serviva come il prete sull'altare.
Di cazzate e fesserie madornali ne ho commesse tante, ma proprio tante e ne ho raccontate solo una minima parte, scegliendo quelle che più ricordo e che, secondo il mio parere, ritengo più eclatanti. Mi sono sempre prodigato, lavorando come un mulo e aborrendo qualsiasi forma di malizia o diplomazia, non solo per i parenti più stretti, ma anche per gli amici e compaesani. Solo adesso, a età molto avanzata, mi rendo conto degli enormi sbagli che ho fatto da giovane e che negli affari non si devono considerare né gli amici, né i parenti e neanche i familiari. E, a tal proposito, necessita che racconti, a questo punto, ed in modo sintetico, i fatti del '60.
In qualità di primogenito, per consuetudine paesana e anche perché mio padre prima di morire voleva darmi molto di più, sarebbe semplicemente bastato che io gli dicessi: "A mia sorella darò la dote che le spetta, mentre la casa e i beni mobili ed immobili sono miei." A tutte queste cose non ho mai pensato o voluto ed ecco come madre natura si ribella e ti punisce, ristabilendo, a danno tuo e a favore di altri, l'equilibrio naturale delle cose, alla stessa maniera in cui la natura si ribella alle opere umane, ristabilendo l'equilibrio con terribili fenomeni naturali, tipo terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani, frane, dissesti, ecc.-
E' come se madre natura ti dicesse: "Uaglio', tu ti prodighi per il bene degli altri, senza pensare né a te, né alla tua famiglia ed io ti punisco!"-
Tutto qui' sta la morale delle mie tante vicissitudini … -
E, a tal proposito, per avvalorare quanto vo' affermando, ritengo doveroso ricordare la vita di San Rocco di Montpellier.
C'è da pensare e da imparare moltissimo dalle terribili vicissitudini e patimenti subiti da San Rocco. Si prodigò sempre e per tutta la sua vita solo e soltanto per il bene degli altri, solo e soltanto per alleviare i dolori e le sofferenze dei più deboli, dei più poveri e di quelli più malati. E gli altri? Lo aiutarono? Nooo! Lo accusarono ingiustamente di spionaggio e nei frequenti interrogatori San Rocco ripeteva spesso la frase: "Sono solo un umile servitore di Gesù Cristo."- Lo rinchiusero nel carcere di Voghera, ove morì, tra atroci sofferenze, in estrema povertà e solitudine, dimenticato da tutti. Non era più il figlio del re e non possedeva più i suoi beni da re donati tutti ai poveri. Solo un cagnolino gli stette sempre accanto e, nelle proprie possibilità, lo aiutava, portandogli spesso una pagnotta di pane che riusciva, a volte, a rubare nei negozi. Morì misero e derelitto, dopo un'intera vita spesa al servizio degli altri. Fece del bene a tutti e tutti, ad eccezione di un piccolo cane, gli fecero del male.
Mi domando: "A che vale la rivalutazione degli uomini giusti, dei Santi, dopo la loro morte, dopo un'intera vita in cui hanno subito sofferenze e patimenti inauditi? A che valgono cerimonie, conferenze, reliquie, basiliche, discorsi ipocriti se l'uomo continua ad errare e a non imparare mai nulla dalle vicende storiche del passato?"-
Vicende terribili come San Rocco non sono isolate, non sono le sole accadute nel tempo e nel mondo. Anche nella nostra vita odierna, ci sono e ci saranno sempre purtroppo tantissimi San Rocco che muoiono soli, abbandonati e dimenticati da tutti, soltanto per aver dato tanto e tanto amore agli altri. Dov'è, a volte mi chiedo,
Perché questa Madre Natura che crea e ci ha creati ci infligge delle pene così grandi soltanto per il nostro amore incondizionato verso il prossimo e soprattutto verso di Lei?-
A questo punto mi vengono in mente tre proverbi, che credo siano ad hoc per l'argomento trattato.
"Chi si prodiga per il bene degli altri, è carn'e' soie s'è magnan'e' cani!"-
"Qui dat mutuum, amicum vendit, inimicum emit!"-
"He that does lend, loses money and friend!"-
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giovedì, 04 dicembre 2008
Che brutto mondo
lurido, sporco, scervellato e pazzo
Udite! Udite! Udite!
Succedono certe ignominie in Italia talmente sconcertanti, obbrobriose ed esecrabili che mi fanno rabbrividire a tal punto da vergognarmi d'essere cittadino italiano.
Tra le tante: ore 16 - 17 su Rai 1, nella trasmissione "
Chi ha avuto la fortuna di accendere
Ho 85 anni e, malgrado le tante brutte esperienze patite e i tanti soprusi sofferti ingiustamente, rimango esterrefatto, avvilito e nauseato davanti a queste crude visioni televisive e a questi ricattatori depravati dal sorriso ironico e beffardo. Bastava ascoltarlo e guardarlo in faccia quell'essere immondo, per notare, l'autentico vampiro preposto al lurido affare.
In corpo avete un cuore o una pietra?- Io personalmente non vi capisco! Ho l'impressione che voi forse siete accecati solo dal vostro business e che degli altri ve ne fottete!-
Povera Italia, poveri noi! Come siamo caduti in basso! In che razza di mondo balordo, ipocrita ed egoista viviamo…!-
Di questi casi tanto incresciosi, in Italia, se ne contano a migliaia, ma nessuno se ne interessa e nessuno prende dei seri provvedimenti e così molti di questi fatti rimangono nell'oblio più assoluto. Ogni cittadino avrebbe, invece, certamente qualcosa da dire e da raccontare sulle tantissime malefatte causate dalle agenzie private preposte alla riscossione dei tributi.
Alcuni mesi fa, sempre in televisione, si è visto una giovane donna piangente. Il giornalista le ha chiesto il motivo delle sue lacrime e lei ha spiegato che in alcune zone vesuviane i terreni sono ormai pieni di pericolosi inquinanti altamente tossici, dovuti a discariche abusive di note società. La ragazza mostrava al giornalista decine e decine di pecore morte per aver mangiato l'erba avvelenata di quei terreni e indicava in lontananza suo fratello pecoraio che, da accertamenti clinici, era risultato leucemico e che a suo padre, anch'esso pecoraio, gli avevano riscontrato nel sangue la diossina ed era poi morto per leucemia. Lo scopo di quegli inquinanti altamente tossici immessi senza scrupoli in quei prolifici terreni è quello di renderli inutilizzabili e poi vendibili ad un prezzo irrisorio, attraverso quel losco e perverso meccanismo della riscossione coattiva dei tributi. Allo stesso modo si gestiscono nel nostro Paese le case attraverso le tantissime cartelle esattoriali fatte pervenire ad onesti e poveri cittadini. Cartelle, per altro, ricche di vistose irregolarità e madornali errori, commessi volutamente dagli organi competenti per essere sempre a discapito dei consumatori. Questa volta alla porta non bussa il solito vecchio usuraio che ti mangia solo il capitale con interessi da capogiro, ma l'autorità esattoriale che, con voce grossa e tonante, ti dice: "Se non paghi entro …, metterò altre sanzioni, interessi, more, commissioni, ecc. e poi mi prendo (mi fotto) anche la tua casa e la vendo all'asta!"- E così a Napoli, come in altre parti della penisola, finiscono sotto il martello del banditore migliaia di appartamenti, la maggior parte localizzati nelle zone periferiche e appartenenti a povere e modeste famiglie. Il sudore, il sacrificio, il lavoro stressante di un'intera vita finisce così all'asta e, a causa del grosso debito con lo Stato accumulato per anni e non saldato, la casa del povero cristo finisce, di colpo, nelle mani di intoccabili uomini d'affari lesti a chiudere le varie trattative, con l'approvazione ed il beneplacito dello Stato.
Un metodo quindi altamente efficiente, legale, losco e sbrigativo che, a volte, usa, per liberare completamente le case da eventuali ancora occupanti, anche modi intimidatori e vere minacce. La cosa assurda è che tutto avviene nella più completa legalità, disprezzando in modo indegno la dignità umana e i diritti umani.
Anch'io stavo per cadere nell'ampia voragine della grande truffa istituita da chi gestisce la cosa pubblica, attraverso la ricezione di due cartelle pazze: una di 13 milioni di vecchie lire intestata a mia moglie e un'altra intestata al sottoscritto di oltre 15 milioni di vecchie lire. Spieghiamo meglio, in sintesi, i fatti dall'inizio. Diversi anni orsono, per degli espropri di terreni, per utilità pubblica, mi fu addebitato, con la legge del '90, il 20% da versare allo Stato. Pagai regolarmente detta trattenuta e poi, circa 2 anni dopo, mi arrivarono a me e mia moglie queste due cartelle esattoriali pazze e completamente ingiustificate, dagli uffici competenti di Salerno, senza specificare minimamente il motivo, la causa, il perché, il per come di detto versamento. Come ho già precedentemente accennato in altri capitoli del mio pamphlet, dopo un autentico calvario ed una estenuante e sofferta via crucis fatta di tante ricerche, contatti, approcci, consulenze, documenti, avvocati, commercialisti, di cui l'Italia ne è satura, col mio savoir faire riuscii, dopo tanti infruttuosi tentativi, a sbrogliare questa intricatissima matassa. Dopo tante spese mie, perdite di tempo, logorii fisici e mentali, finalmente gli uffici preposti compresero (e che c'è voluto, però) il madornale abbaglio e mi chiesero scusa per iscritto, annullando completamente le due cartelle di pagamento.
A questo punto bisogna fare una considerazione. E se, putacaso, queste cartelle pazze fossero pervenute a tanti poveri cristi (analfabeti, vecchietti o gente povera ed indifesa) cosa sarebbe successo? E' semplice comprendere. La massa di vampiri preposti alla riscossione avrebbe certamente preso il sopravvento ed ottenuto subito il dovuto richiesto, spellando poi i poveri cristi fino all'osso. "Uagliù, vedimme comme putimme fa soldi facili, in modo pulit, pulit, pulit …, spellando sti fess'!"
In Italia, tra tanti diversi marasmi, esistono anche varie agenzie private, splendenti di vera luce propria come autentiche e rinomate "stelle" nel firmamento, "stimabilissime", "onestissime", "all'avanguardia", sempre "all'altezza" della situazione per cui sono state istituite e dotate di altissime "capacità", "serietà" e soprattutto "professionalità" nel gestire nel miglior dei modi
"Chi vuol capire, capisca!"
Mi vogliono scusare, i lettori, se ho dimenticato qualche illustre associazione a …-
A proposito di società a …, nell'appena dopo guerra, fu istituita quella colossale ed illustre società che servì a puntino, a puntino, a puntino, … tutto il Mezzogiorno d'Italia rendendolo più "florido", "ricco" e "dignitoso". Bando alle ciance…-
"La verità e che i politici ci fanno credere quello che loro vogliono."
Al lettore chiedo, a questo punto, di immedesimarsi nell'enorme tragedia di quella famiglia costretta a vivere in auto. Tra poco è il Santo Natale e il Capodanno, festività in cui dovrebbe regnare sovrano l'amore per il prossimo, l'amore per il bene degli altri ed invece, sembra che a far come sempre da padrone siano solo le chiacchiere inutili, l'esibizionismo, l'ipocrisia e l'egoismo. Altro che "Zappatore", altro che "La piccola fiammiferaia"…… la storia, purtroppo, si ripete sempre… e l'uomo non impara mai dai suoi precedenti errori…-
Concludo dicendo che non si possono assolutamente trattare quei poveri cittadini onesti, caduti in enormi difficoltà economiche, come degli autentici criminali, incalzandoli continuamente sul debito e stringendoli in una tremenda morsa fino a togliere ad essi tutto, finanche il respiro.
"A bon entender, salut!"
"W l'Italia … !"
La mia trisavola Orsola
e… parliamone ancora!
Che peccato non aver dato ascolto a mia madre quando mi parlava della sua nonna che, attorniata da tutti i suoi numerosi nipoti, raccontava minuziosamente le tristi vicissitudini della presa di Caiazzo da parte dei garibaldini nel 1860, da lei stessa vissute, insieme con la sua famiglia.
Purtroppo credevo erroneamente che tutti quegli avvenimenti della battaglia tra garibaldini e borbonici fossero stati gonfiati e travisati dalla mia trisavola Orsola al solo scopo di intrattenere i suoi numerosi nipoti e che di vero ci fosse ben poco.
Essendomi, in questi ultimi scorci di tempo, entusiasmato del periodo borbonico 1736 - 1860 ed avendo approfondito lo studio di quel meraviglioso Regno delle Due Sicilie, ho capito che la mia trisavola diceva la verità e soprattutto metteva in evidenza i vari tradimenti di quel periodo che poi portarono allo sfacelo dell'esercito borbonico. Alcune reminiscenze di quei racconti di mia madre mi rimangono ancora oggi impressi nella mente.
Raccontava la mia bisnonna Orsola che la regina Maria Sofia soleva spesso intrattenersi in quelle masserie di Caiazzo e sbocconcellare il pane che le massaie sfornavano per i contadini, coi quali la regina si soffermava a ragionar con essi. Era una regina molto affabile ed affettuosa; aiutava soprattutto i poveri, i deboli ed i bisognosi e si prodigava sempre a sue spese per il benessere degli altri. La consideravano una santa e le volevano molto bene.
Raccontava la bisnonna Orsola che i due capitani del presidio di Caiazzo tradirono il loro re, aprendo le porte del presidio ai garibaldini che invasero e depredarono la città, offrendo poi come ricompensa ai due traditori una parte del tesoro in oro saccheggiato dalla banca caiatina. Fu una vera infamia, ma non un caso sporadico. Ecco spiegato il grido di tanti: Il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai nordici non solo col ferro e col fuoco, ma soprattutto con l'oro (milioni di ducati d'oro), corrompendo molti dei comandanti borbonici e massacrando senza pietà coloro che si rifiutavano di servire il nuovo re.
La stessa, identica infamia della conquista di Caiazzo si verificò anche in altre parti del Regno: Calatafimi, Palermo, Catania, Messina, Milazzo, ecc. in cui i soliti comandanti traditori cedettero il posto ai garibaldini dietro un forte compenso di parecchi milioni di ducati d'oro e d'argento, saccheggiati sempre dalle banche del Regno. Rapportato ad oggi si calcola che un solo milione di ducati varrebbe circa 250 milioni di euro. I nomi di alcuni di quei traditori si conoscono: il generale Landi, il comandante Lanza, il comandante Clary, il Ministro della guerra duosiciliano Giuseppe Salvatore Piànell, ecc.
A Napoli bastava solo dichiarare di aver subito ingiustizie (false naturalmente) dai Borbone e dire, ad esempio,: "Chillu fetente d' 'o Re Nasone!", per avere salva la vita e a volte anche una congrua somma di ducati borbonici.
Purtroppo, pur avendo mia madre ripetuto spesso il nome e cognome dei due capitani traditori di Caiazzo, non li ricordo. Che peccato!!!
Ora, io mi domando, come mai un esercito borbonico così ben equipaggiato, militarmente attrezzato e numeroso, non attaccò quei pochi e malarmati garibaldini? Perché le truppe borboniche stanziate in difesa di varie città del Regno vennero facilmente sopraffatte e in alcuni casi non opposero alcuna resistenza?-
Forse una spiegazione ce l'ho. Si sa che col danaro si corrompe o si compra qualunque cosa. Una sola cosa non si può comprare: la vita!-
Allora l'unica spiegazione plausibile della disfatta del Regno delle Due Sicilie è che molti comandanti militari si vendettero al nemico. Bisogna però considerare che ci furono in quel periodo anche moltissimi atti d'eroismo, soprattutto tra i soldati borbonici e nel popolo duosiciliano, che pur di non tradire il loro re, preferirono la morte dopo aver subito violenze e torture indicibili dai garibaldini e dai piemontesi. Tutto ciò che ho dianzi affermato viene avvalorato dalle dichiarazioni dell'eroico soldato nella battaglia di Gaeta.
Da 'O surdato 'e Gaeta:-"…E mmiezo a nui na rètena 'e frabbutte ca tradevano 'a Patria!... Nfamità, nfamità, signore mio! Nfamità grosse, sott'all'uocchie 'e Dio!..."-
Dal
Questa disfatta fu appoggiata dagli inglesi, dai francesi e anche dal Vaticano e dagli americani, i quali erano invidiosi dell'avanzato progresso sociale, economico e tecnologico di questo piccolo, ma grandioso Regno delle Due Sicilie.
Verrà un giorno…, affermano i compatrioti di alcune associazioni,… in cui il nostro Sud risorgerà come nazione indipendente, scacciando gli usurpatori.
Purtroppo, dato l'andamento peggiorativo della situazione attuale, sono convinto che quel giorno si allontani sempre di più e rimanga, ancora un'eterna chimera.
Torno nuovamente a parlare della mia lunga esperienza d'insegnante elementare per spiegare meglio i motivi che mi hanno indotto più volte ad affermare giudiziosamente e con estrema franchezza, l'impossibilità di un bravo insegnante a svolgere il programma in una qualsiasi scuola primaria avente dinanzi un miscuglio di bambini di diverse nazionalità, normodotati e non, handicappati, anormali, nevrotici, mongoloidi, psicopatici, ecc....-
Ho insegnato per 40 anni nelle scuole elementari di Stato di vari paesi d'Italia. Tanti anni fa ebbi una magnifica classe di prima elementare di 52 alunni, tutti d'intelligenza normale e tutti dotati di buona volontà di apprendimento. Il risultato finale fu apprezzato non solo dal corpo insegnante, ma anche dai superiori.
Non nomino il paese, perché un certo scrittore, col beneplacito di alcuni alti onorevoli, ha messo in cattiva luce la gente di quella cittadina, mettendola alla berlina, senza comprendere che i farabutti, i lazzaroni esistono e attecchiscono in ogni città e paese. Avuto in seguito il trasferimento nel mio paese ho insegnato in un edificio meraviglioso dotato di ogni conforto. Ebbene, durante quegli anni, è stato iscritto ed ha frequentato la scuola elementare per 5 anni, un ragazzo bellissimo, fisicamente perfetto e molto robusto. Purtroppo era schizofrenico e con tutta la benevolenza di tutto il corpo insegnante che lo amava e coccolava come un figlio, non riuscì ad integrarsi.
Non si poteva assolutamente lasciarlo un minuto solo, perché era capace di....- Solo a parlarne, ancora adesso, mi dispiace moltissimo mettere in cattiva luce quel caro bambino.
La povera maestra cercò in tutti i modi e con l'aiuto anche di maestre sostenitrici di svolgere almeno una minima parte del programma, ma invano. La maestra di classe ricevette un morso al braccio, ma continuò a volergli bene. Bisognava continuamente tenere gli occhi attenti su quel bambino, per poter almeno tentare di evitare che potesse succedere, da un momento all'altro, l'irreparabile.
Gli inesperti parlano a vanvera e come tanti altri, compresi i ministri, non capiscono nulla, fanno solo chiacchiere.
Tanti anni fa un certo ministro disse: "Dalle nostre Università escono il fior fiore di bravissimi ingegneri, architetti, ecc." e Gianni Agnelli rispose: "Io dei vostri teorici professionisti con 110 e lode non so che farmene. Io me li costruisco in fabbrica i miei tecnici!"- Se vai in molti Stati esteri la prima cosa che ti chiedono è questa: "Che sai fare?", risposta: "Niente! Ho il Diploma,
Morale della favola: in Italia si fanno solo e soltanto chiacchiere e niente fatti.
Alza la cornetta…
Udite! Udite!
Nuove strabilianti ed entusiasmanti promozioni dalla famosissima Agenzia MonnezzaTour…!!!-
Sì! Dico proprio a te che sei adesso collegato! Coraggio, alza la cornetta, chiamaci e poi corri subito da noi, troverai dei Saldi pazzeschi su tanta, ma tanta nuova ed autentica monnezza. E se per caso ti dimentichi o non riesci a pagare… No Problem! Nella nostra onesta ed onorata Agenzia disponiamo di svariati metodi di pagamento non solo in danaro, ma anche in "natura", in salute, mediante la confisca dei beni messi all'asta e ricoveri in ospedale con eventuali prelevamenti di organi…- Tutto organizzato a nostre spese ed in modo perfettamente legale.
Bando alle ciance… La verità è che si continua ancora ad andare controcorrente, non rispettando per nulla l'ambiente e la salute dei cittadini: monnezza, inquinamenti tossici, disastri ecologici, ecc., ecc….-
Senza dimenticare poi le super multe, le super tasse, le super bollette di pagamento, le cartelle pazze e tutte le disastrose conseguenze che ne derivano per chi dimentica o non riesce a pagare…- E ripeto nuovamente la famosa frase del grande Totò: "E io pago… e io pago…!!!"-
Proprio adesso mi capita di leggere una bellissima e significativa puesia napulitana "Munnezza 1" scritta da nu cierto Tòre ngrato e pubblicata nella stupenda "'A Chélleta", di cui 'O Masto è nu cierto Marettiello Visone.
Munnezza 1
Comm'è bbella 'a munnezza 'sta sera,
cchiù bbella ancora nun l'aggio vista maje.
E quanno sponta 'a munnezza a Marechiaro?
Pure le zoccole ce fanno ll'ammore!
Ntanno guarde 'o mare,
vide 'a munnezza quant'è bella,
spira tante adduramiente;
'e pàrtono 'e bbastemiente
ppe terre assaje luntane,
portano munnezze napulitane.
'A munnezza 'e Santa Chiara…
Sacchetielle scure scure…
Munnezza mia, sta nfronte a te!
Jamme, jamme, ncoppa jamme jà'!...
Munnezza a ccà, munnezza a llà,
cu pesce fritto e baccalaaaà…
Jamme ncoppa jà,
ca cchiù munnezza llà ce sta…
E termino con il dilemma di un povero vicchiariello penziunato di Villaricca, preso sempre dentro "'A Chélleta":
"E' meglio farse fottere da 'e mariuole o farse pescià nculo da 'o Stato?"-