Quanti, ma quanti errori....
....e gli errori si pagano
sulla propria pelle.
A volte mi domando se sia meglio essere più intelligenti che furbi o viceversa. Le mie disavventure mi hanno insegnato che nel mondo predomina il menefreghismo, l’egoismo, la scaltrezza e perché no: l’indifferenza - per i mali altrui - “Mors tua vita mea”- Aver fiducia nella giustizia è semplicemente ridicolo. A volte, la caparbietà, la presunzione di far valere i propri diritti calpestati, non giova a nulla, anzi peggiora la situazione. Competere, a viso aperto, con gli impostori, con gli imbroglioni, specialmente con quelli che stanno ai posti di comando, è errato. Bisogna assecondarli, senza però imbrattarsi nelle loro nefandezze. Se poi si ha la fortuna di smascherarli, allora necessita affogarli nella loro stessa merda, senza pietà. Durante la guerra “40-“45 presentavo, ogni anno, al Provveditorato Agli Studi di Caserta, la documentazione completa, al fine di ottenere l’incarico e supplenza nelle Scuole Elementari del Circolo Didattico di Caiazzo. Il direttore, di quell’epoca, era Michele Monaco di Napoli: uomo colto, ammirato ed apprezzato soprattutto nell’ambiente scolastico. In quegli anni difficili della guerra era riuscito, questo direttore, molto esperto nel conoscere l’andazzo degli esami di concorso, ad accattivarsi la stima e il ben volere non solo di molti professori della Campania, ma anche di ispettori e provveditori. Molti suoi scritti apparivano su diverse e rinomate enciclopedie pedagogiche. Purtroppo io, queste qualità del mio diretto superiore, le ignoravo; anzi davo credito alle dicerie, alle malignità di alcuni anziani colleghi locali, che lo denigravano apertamente. Credulone come lo sono sempre stato, mi aggregai a loro, seguendone i pareri. All’inizio di ogni anno scolastico, tutti i direttori didattici estrapolavano dalla graduatoria provinciale i nominativi di quegli insegnanti che avevano chiesto l’incarico annuale nei loro rispettivi Circoli Didattici, secondo l’ordine numerico del punteggio di ciascuno. Io non mi recavo mai a consultare la graduatoria di Circolo, in quanto i miei colleghi locali avevano un punteggio superiore al mio e non insegnavano. Poi, finalmente, venni a sapere che il direttore aveva detto:- “Ma chi è questo Cammarota che presenta la domanda di supplenza e non si fa mai vivo?”- Ingranai la marcia e senza riflettere mi recai immediatamente a casa del direttore, il quale con comportamento paterno, mi disse:- “Figliolo caro, voi non siete mai venuto in direzione e ormai le assegnazioni sono terminate. Accettate una scuola popolare statale! Se voi mi autorizzate, la domanda ve la presento io stesso al provveditorato!”- L’avessi ascoltato. La mia carriera sarebbe stata accelerata e senza intoppi, ma purtroppo rifiutai. Più tardi capii di aver sbagliato tutto e mi recai nuovamente dal direttore chiedendo ancora una volta l’incarico annuale. Incarico che non ebbi mai, per tutti gli anni che il direttore Monaco stette a Caiazzo.
Gli errori, purtroppo, si pagano amaramente. Nel “47 ebbi l’invito per iscritto dallo stesso direttore, che mi invogliava a partecipare, insieme con altri insegnanti, al corso di preparazione per il concorso. Caparbiamente rifiutai. E pensare che al concorso del “48 superarono le prove d’esame tutti gli insegnanti di Caiazzo, di Piana, di Alvignano, di Dragoni, di Castel Campagnano e di Ruviano, nessuno escluso, che avevano partecipato ai corsi tenuti dal direttore Monaco e dal suo segretario prof. Danisi. Nel “52, incitato da mia zia maestra, sorella di mia madre, mi recai a Miano di Napoli, presso la direzione del direttore Monaco e gli chiesi di prepararmi al successivo concorso magistrale.
E così, dopo tanto penare, superai brillantemente il tanto sospirato concorso.
E dire che il mio ex insegnante professor Danisi, segretario della direzione di Caiazzo, mi rimproverò aspramente:- “Cammarota, che errore hai commesso a non accettare la preparazione presso di noi!- Sono stati promossi tanti insegnanti che non meritavano. Tu l’avresti vinto per merito tuo, senza alcuna raccomandazione!”-
Dicevano i latini: “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico!”-
Malgrado le esperienze precedenti, continuai, purtroppo, ancora a perseverare negli errori.
Infatti nel “47 mi recai a Napoli e comprai degli opuscoletti di temi svolti dal professor Baldassarre. Opuscoletti che rimasero nel cassetto senza avere neppure l’avvedutezza di sfogliarli. Li portai con me al concorso del “48 ad Avellino. Ne scelsi uno qualsiasi e lo copiai.
Alcuni mesi dopo venne a casa mia la signorina Mone Raffaelina, studentessa dell’ultimo anno del magistrale chiedendomi dei temi svolti. Le diedi quei famosi opuscoletti. Quando me li riportò mi disse:- “Sapete, c’era anche il tema del “48!”-
Non era possibile!- Non credevo ai miei occhi!-
Eppure c’era veramente quel famoso tema, tale e quale a quello degli esami.
Volevo morire! Quando la ragazza andò via, mi guardai allo specchio e ..................!!!-
Le mirabolanti peripezie giovanili
Nel “46 si presentò a casa mia l’amico fraterno Stefano Cimino (Stifì), morto in America molti anni fa, chiedendo a mio padre lire 120.000 e in cambio gli fittava il suo terreno (ha 1,66) in contrada Starza, il cui fitto veniva scalato anno per anno. Contratto che non fu mai stipulato, in quanto non avevamo soldi disponibili. Stifì, allora si rivolse ad Antonio A., possidente, il quale gli sottopose un contratto alquanto ambiguo, che non fu mai firmato. Alla fine, il mio giovane amico, infervorato dall’atto di richiamo di suo padre, residente in America sin dal 1931, si recò da un altro aguzzino, che l’aveva spellato per tantissimi anni.
Nel 1931 il padre di Stifì venne in Italia e contrasse un contratto di fitto fino al “46 con un certo Zi’ Felice, per 5 moggia di terreno in contrada Starza, per l’ammontare annuo di lire 20. All’arrivo degli Angloamericani, la lira (amlira), contagiata dalla valuta americana, divenne carta straccia. Zi’ Felice, con una coscia di gallina si pagava il fitto di 5 moggia di terreno e il povero Stifì fu costretto a lavorare sui pali elettrici in Fagianeria. E pensare che, a quei tempi, all’Ammasso, il grano veniva venduto a lire 17mila al quintale. Zi’ Felice si arricchì, alla faccia di Stifì. Ritornando a monte, Zi’ Felice gli diede le 120mila lire e Stefano e sua madre potettero espatriare negli Stati Uniti d’America. Da premettere che nel contratto di fitto, stipulato tra Stifì e Zi’ Felice, veniva precisato che appena Stifì avesse raggiunto l’America, avrebbe inviato, tramite Banche, il suo debito di 120mila lire, mentre il ricavato del fitto sarebbe andato ad un nuovo amministratore, nominato dallo stesso proprietario. Da precisare che la durata del fitto stipulato tra i due contraenti era valevole dal “48 al “52 compreso.
Appena Stifì e sua madre misero piede sul suolo americano, il padre, sofferente già di cuore, nel vedere di aver abbandonato in Italia un figlio tanto bravo ed intelligente, che, oltre tutto, lavorando nelle cucine americane stanziate in Fagianeria, parlava molto bene l’inglese, ebbe un tuffo al cuore e morì. Un paio di mesi dopo, Stifì mi scrisse una lettera, in cui mi pregava di accettare una sua procura amministrativa e in più mi precisava che aveva inviato lire 120mila a Zi’ Felice. Poiché in quel periodo avevo altri problemi da risolvere, mi rifiutai e col mio savoir faire, riuscii a pacificare il suo amministratore e ad inoltrare a quest’ultimo la procura amministrativa.
Da precisare che la proprietà di Stifì consisteva non solo in 5 moggia date in fitto, ma anche di altri tre immobili: una casetta col giardino in via Frumale; un’altra grossa casa col giardino adiacente alla casa comunale e uno stanzino in via Roma.
Dopo alcuni anni, mi trovai per puro caso a parlare col colono Zi’ Felice e gli chiesi come stavano le cose tra lui, l’amministratore e Stifì. Con parole mordaci, Zi’ Felice si scagliò contro il suo benefattore dicendo che non gli aveva ancora inviato le 120mila lire e che sul terreno non ci ricavava un gran che.
A questo punto pensai di vederci chiaro e la prima cosa che feci fu quella di recarmi a casa di Zi’ Felice per leggere il contratto. Ad onor del vero il contratto non era stato regolarizzato. Allora mi recai dai rappresentanti degli Ammassi del grano di Caiazzo e di Piana e seppi che il grano veniva venduto a lire 17mila. Poi mi recai all’Ufficio delle tasse di Caiazzo (Fondiaria) e con mia somma meraviglia m’accorsi che le tasse sui beni di Stifì non erano mai state pagate e, tra more e multe, la somma complessiva era consistente. Immediatamente scrissi a Stifì dicendogli:- “Inviami al più presto una procura amministrativa, che annulli la precedente, in quanto tra l’amministratore e l’affittuario ci sono degli accordi loschi a danno tuo.” Appena ricevuta la procura, l’inviai a Roma per la registrazione, poi chiamai l’amministratore e gli dissi queste perentorie parole:- “Sentite! Da questo momento l’amministratore di Stifì sono io, perciò vi chiamo a stabilire le entrate e le uscite di tutti questi anni.” Il vecchio amministratore impallidì, però si riprese subito e con toni minacciosi rispose:- “Io, io ho dovuto sostenere tante spese: ho fatto abbattere i solai della casa presso il Comune perché erano pericolanti; ho fatto pitturare tutti gli infissi della casa in via Frumale; ho dovuto cambiare decine di serrature rotte, ecc. ecc.; è lui, Stifì che deve dare a me! Io ho le ricevute di tutte le spese sostenute e quel mascalzone non mi ha mai mandato niente!”-
Al che io, con molta flemma, gli risposi:- “Portatemi tutte le ricevute di pagamento, compreso le 120mila lire che avete ricevuto tramite Banca!”- Questi partì come un razzo e quando tornò gettò sul mio tavolo decine e decine di pezzi di carta sui quali aveva scritto le spese da lui sostenute.
Io, con la solita calma, ma col fermo proposito di smascherarlo, presi un pezzo di carta di quaderno e scrissi:- “Io amministratore sono debitore verso il sig. Cammarota Mattia di lire 2.500.000”- Lui, con furia prese quel foglio e gridò:- “Ma questo è un pezzo di carta!”- Al che io non ci vidi più: con un man rovescio gettai a terra tutti quei pezzetti di carta e con voce tonante gridai:- “E questi che cosa sono? Ricevute o pezzi di carta? Stammi bene a sentire: se non consegni subito le 120mila lire a Zi’ Felice e annulli il contratto; se non paghi tutte le tasse scadute e non mi porti tutte le entrate di 5 quintali di grano all’anno a lire 17mila al quintale, ci vedremo in tribunale!”-
Dopo circa un’ora venne a casa piangendo Zi’ M., la suocera di S. e moglie di R. B.- Io avevo molta stima del marito di costei, uomo istruito e onesto, purtroppo paralitico. Poiché io, come ho detto, stimavo molto quell’uomo, mi recai subito da lui e con garbo gli dissi:- “Sentite, io posso soltanto pregare Stifì di essere alquanto indulgente con vostro genero, però voi mi capite, la prima cosa che lui deve fare è consegnare ed annullare il contratto con Zi’ Felice; pagare tutte le tasse arretrate e, in più, consegnarmi l’introito del ricavato del grano al prezzo di ammasso. Più di questo non posso fare.”- Il sant’uomo mi ringraziò e tutto si ristabilì, senza troppi scossoni.
Alcuni anni dopo, Stifì mi chiese di vendergli tutta la proprietà in Italia e inviargli il ricavato tramite Banca. I prezzi, sia delle case che del terreno, furono stabiliti da lui stesso. La prima offerta la feci all’affittuario, che si rifiutò, anzi mi mandava dei compratori fasulli a deprezzare gli immobili. Dopo alcuni anni si presentò un ragioniere capo della Cirio, che tramite l’avv. G., mi consegnò uno chèque di lire 200.000 e un contratto da firmare. Precedentemente, avevo avvisato il ragioniere che nel contratto bisognava precisare che io vendevo solo se Stifì m’inoltrava la procura di vendita. Purtroppo quando giunse a casa mia l’avvocato G., quella postilla non c’era. Invitai l’avvocato G. ad uscire. In quel periodo ci fu l’alluvione del Volturno che portò via la costruzione in atto dell’attuale ponte e morirono affogate numerose vacche della Cirio.
Dopo ci fu un’inchiesta per l’esagerazione delle mucche considerate disperse e il carissimo ragioniere capo della Cirio si rifiutò di comprare, per tema di essere indagato sulla truffa delle vacche. Anzi mi disse:- “Questo chèque che vi ho dato è a vuoto”. Un vero e proprio cornuto.
Ma la cosa più eclatante che mi capitò fu la spedizione dei dollari in America. Infatti, nella procura, sia amministrativa che di vendita, veniva precisato che il ricavato dei beni doveva fruttare in Italia. In America si poteva inviare solo ciò che era stato messo nell’istrumento. Generalmente per non pagare tasse c’era l’abitudine di scrivere nelle compravendite piccole somme. Ci mettemmo d’accordo con Stifì e gli spedii tutto il resto in lettere chiuse.
-E qui viene il bello!-
Mi fornivo di buste, carta e dollari di tagli grossi: da 25; 50 e
Napoli è Napoli e il più scaltro provinciale è impreparato anche di fronte a un piccolo scugnizzo napoletano. Si può cadere facilmente in trappola, anche escogitando mille precauzioni. Ne sanno, purtroppo, sempre una più del diavolo. La spedizione, per fortuna, andò a buon fine e, dovendomi sposare, l’amico mi fece risparmiare nella compra che feci sulla casa in via Frumale.
Ma la cosa che mi sbalordì, fu la risposta insensata di Stifì. In una sua lettera mi disse:- “E pensare che con quella proprietà avrei potuto comprarmi una casa in Florida.”-
Con sommo sdegno gli risposi:- “Sei tu che mi hai comunicato i prezzi dei tuoi immobili? Sei tu che m’hai detto quanto dovevo far risparmiare al tuo padrino?
Hai ricevuto tutto! Se m’hai fatto risparmiare una centomila lire sulla casa, non m’hai dato però l’aggio che mi sarebbe spettato per legge e che non t’ho mai chiesto.
Pezzo di stronzo! -
Così si ricambia il bene degli amici!-
Va a far in c...! ”-
La bontà è sinonimo di fessaggine
Negli anni “
Accettai di buon grado la sua proposta e, in seguito, vendetti proprio ai Fedele la proprietà della vedova Giannelli. L’istrumento fu stipulato nello studio del notaio Caporaso, il quale depositò la somma su un libretto al portatore, intestato a me, però con la dicitura che i soldi appartenevano alla sig.ra Giannelli Stefanella, residente a Schenectady.
Fu poi spedita in America solo la somma iscritta nell’istrumento di vendita.
Un paio di mesi dopo, sull’imbrunire, si presentò un giovane sulla cinquantina, e dalle sue credenziali capii che era il notaio della Giannelli, la quale gli aveva dato mandato di riscuotere la somma rimasta in Banca. Il giorno successivo riscossi tutto il denaro in Banca e il notaio, dopo aver intascato tutta la somma della Giannelli, mi lasciò la dovuta quietanza e partì per gli Stati Uniti d’America.
Che ci guadagnai dopo tanto sfacchinamento?- La misera somma di 400 lire.- Ne valeva la pena?- Non credo!-
Dice una mia massima:- “Pensa a te, soltanto a te; non ti interessare degli altri, se vuoi vivere bene!”-
E credo che questa massima vada seguita e rispettata.
Il sobbalzo dal letto e.....
Nel ricordare la storia della vendita della proprietà di Stifì e di tutte le peripezie da me patite, ho omesso il finale. Erano trascorsi alcuni mesi da quella storia, quando una notte mi svegliai di soprassalto; mi gettai giù dal letto e corsi verso il tavolo di studio afferrando una penna e un foglio di carta bianca. “Caro Stifì, sollevami subito da questo immane tormento che mi sta scuotendo fin nel midollo delle ossa. Corri tu e tua madre dal notaio e fate questa dichiarazione:- “Noi Luciano Maria e figlio Stefano Cimino abbiamo, con procura, autorizzato il sig. Cammarota Mattia a vendere tutte le nostre proprietà in Italia, con l’obbligo di consegnare la rimanente somma, in forma privata, presso orfanotrofi, cassette di elemosina e a poverelli. Noi non abbiamo nulla a pretendere dal nostro amministratore, siamo stati completamente soddisfatti.”- Inviatemi al più presto questo documento notarile!”-
E così, dopo circa una quindicina di giorni, ricevetti quel caro, ma caro documento, che mi rasserenò. Adesso spiego il sobbalzo dal letto e il significato del documento notarile. Stando nel letto mi sovvenne alla mente:- “E se, malauguratamente, in un incidente stradale morissero madre e figlio? Io sarei responsabile nei riguardi dei suoi parenti in Italia (famiglia Zi’ Peppe o’ Guappo). Parenti bravi, ma anche col pollice lungo la guancia. Io, avrei dovuto affrontare due cause, tutte e due perse in partenza. Una con i parenti di Stifì, che m’avrebbero chiesto l’eredità di Luciano Maria e figlio, e l’altra col governo che m’avrebbe accusato di fraudolenza per non aver fatto fruttare i soldi della vendita in Italia, come da procura amministrativa e di vendita.
Mi capite adesso?- Penso proprio di sì.-
E queste sono state le mie vicissitudini di un tempo che fu.- Beati perciò quelli che non s’interessano degli altri, ma solo di se stessi.- Quelli lì, vivranno felici e contenti.-
Perciò dico bene nei miei cari proverbi.-“ Ama te stesso e basta!!!”-
PERSONAGGI
DIVERTENTI
Zi’ Pascalin
Da Formicola, spesso scendeva a Piana un certo Zi’ Pascalin. Purtroppo, costui con la testa non tanto ci stava e spesso buttava fuori frasi strane seguite da scoppi di fragorose risate. Alcuni agricoltori pianesi se ne servivano come garzone e lo accoglievano in casa.
Una volta, Zi’ Pascalin, passando per contrada Vainella, si sedette su un ponticello per riposare un pò. Da un viottolo sbucò Zi’ Mariannin, una giovane della contrada, che si rivolse a Zi’ Pascalin esclamando:- “Pascalì, m’ t’ vuò spusà?”- e lui ad alta voce gridò:- “Mariannì, Pascalin mor’, ma a cotn nunn’a prov!”- e fece seguire una scoppiettante e sonora risata, che rintronò in tutta la contrada.
Al tempo della Missione, un predicatore dall’alto del pulpito esclamò:- “Volete bene a Gesù Cristo?” - e il solito Pascalin, seduto tra i fedeli, gridò:- “Gnorsiiiii!”-
La padrona, cioè la massaia, rivolta al suo garzone Pascalin 'e Furmicola, in procinto di condurre i maiali al pascolo, disse:- “Pascalì, portami quel sacco nel granaio!”-
Pascalin obbedì, ma al ritorno sentenziò:- “Acconcem' i panni miei, che me ne vado, perché na’ cos’ eggiafà: o 'u purcar o 'u portasacc!”-
Agostino
Un giorno, Agostino andò nel suo campicello a potare le viti. In quel mentre giunsero per quella strada due giovanotti: Angelo Fussichen e Tonì, figlio del maestro don Giulio Cammarota. Angelo era un giovane alquanto smaliziato, mentre Tonì era alquanto ingenuo.
Angelo, rivolto al suo amico, disse:- “Tonì, vai da Agostino e digli:- “Agostino, e cagge vist' nu’ nid’ 'e cardill’!”- Tonì, scese nel terreno e, avvicinatosi al treppiede (scala) ove stava Agostino, gli disse:- “E cagge vist’ nu’ nid’ 'e cardill’!”-
Agostino, scese dalla scala, si fece ripetere la frase e poi gli mollò un paio di ceffoni. Tonì, piangendo raccontò tutto al padre.
Don Giulio, la domenica successiva, fermò Agostino e, con voce autorevole, esclamò:- “Agostino, come ti sei permesso di picchiare mio figlio?”- Agostino rispose:-“Io non sapevo che fosse vostro figlio, ma se l’avessi saputo, gliene avrei dato il doppio di scappellotti!”-
Un’altra battuta di Agostino fu quella dei maiali che cantano.
Appoggiato spesso sulla stecconata del recinto dei suoi maiali, soleva dire alla madre:- “Mammà, un giorno di questi, vedrai stì maiali cantare!”- “Agostì, ma che dici, sei ammattito, i maiali grugniscono, non cantano!”- “Eppure, io ti confermo che li vedrai cantare!”-
Agostino, all’insaputa e in assenza della madre, vendette dei maiali, e col ricavato comprò una grossa radio, che appese alla stecconata, ascoltando la musica e le canzoni.
Quando tornò la madre, disse:- “Mammà, vedi, i maiali cantano!”-
Zi’ Peppe e’ Pascariell
Originario di Piana, ma residente ad Alvignano, c’era un certo Zi’ Peppe e’ Pascariell, uomo molto alto, dalla voce tonante ed aspra. Era costui molto spiritoso, dalle battute simpatiche ed esilaranti. Una volta, incontrò al mercato di Caiazzo, 'a Simaesta Mariuccella, alla quale disse:- “Uagliò, 'a quann' 'e bbiat 'a penzà u’ c..., te si fatte cchiu’ brutt.”-
Altre volte, al centro della Crocevia, esclamava:-“Nè, sti’ zoccole stann' bone?” -
Compare Alfredo
Tanti anni fa, nella bottega di Alfredo e Mast’Annibale, si presentò, un giorno, un suo compare, che chiese 100 g di salame. Alfredo mise sulla bilancia un foglio di carta doppia più un foglietto di carta velina e su di esso poggiò un pezzettino di salame (50 g di carta).“Compare Alfredo” precisò Zi’ Ntonio Cammarota “E’ più carta che salame”-
Al che Alfredo rispose:- “E dove lo devo mettere il salame, in mano?”-
Ma Zi’ Ntonio aggiunse:- “Non in mano, ma neppure in culo!”-
Zi’ Rumminc i’ Crete
Le battute comiche di Zi’ Rumminc i’ Crete son passate alla storia, soprattutto perché gli venivano alla bocca spontaneamente e anche per il modo comico con cui le diceva. Quanto le raccontava era lui per primo a ridere facendo alzare i lunghi baffi, che gli davano un atteggiamento comico. Tutte le volte che egli dalla contrada Crete scendeva in paese, le giovanette, soprattutto, gli andavano incontro e gli dicevano:- “Zi’ Rummì, raccontateci qualche fatterello!”-
E Zi’ Rumminc, senza farselo ripetere due volte, diceva:- “Uagliò, quante ne siete?”- E le ragazze:- “Una, due, tre.... Zi’ Rummì, siamo in sette!”- E lui:- “E trasitme 'ncul tutt’e sett!”-
Altre volte:- “Zi’ Rummì, Zi’ Rummì, raccontateci una barzelletta!”- “Uagliò, mettetevi in fila indiana!”-
Le ragazze si misero in fila indiana e lui:- “Che cosa fate così?”(volendo dire: che cosa rappresentate in fila indiana?)- E le ragazze:- “Ma noi non lo sappiamo”- E Zi’ Rumminc:- “Voi, messe così, fate una lunga fesseria!”-
Poi, rivolto a dei giovanotti, disse:- “Uagliù, se avete più di una fidanzata, non regalatele mai niente, perché io una volta andai alla festa di S. Lazzaro, a Capua e comprai 7 fazzoletti uguali. Alla domenica, tutte le mie fidanzate si recarono in chiesa, ma poi si chiesero chi glielo avesse regalato quel fazzoletto.
Così scopersero che ero stato io e mi lasciarono tutte e sette.
Ancora un pò d'ilarità non fa mai male, anzi...-
Il pronipote di Zi’ Rumminc i’ Crete, Michelino Mastroianni, l’altro giorno mi disse:- “Cumpà, quand’ero piccolo, mia nonna Maddalena mi chiese:- “Michè, che t’o’ cenà?”- “A no’, fammi due omelette, due crêpe, un hamburger, un pancake e.......” e la nonna:- “E…., e pure chella fessa e’ mammete, ‘ndurat e fritt!?!”-
Usanze e Costumi
della Bassa Italia
In alcuni paesi agricoli della Calabria, in tempi non molto lontani, la donzella prossima a prendere marito, montava sul suo asinello e i suoi genitori l’accompagnavano lungo le vie del paese.
La madre tirava l’asino per la cavezza, mentre il padre, con una piccola frusta, teneva l’asinello per la coda.
La fanciulla, per l’occasione, vestiva a festa, con fiori d’arancio fra i capelli; la madre esclamava:- “O chi se la piglia la bella massàra (massaia)!” e il padre, frustando l’asino, gridava:- “Arri, che ancarri! Arri, che ancarri!” -
(-Chi se la sposa, farà fortuna!-)
In alcuni paesi della Basilicata, l’approccio del giovane innamorato per una sua “fiammella”, avveniva in modo insolito e stravagante.
Il pretendente infiorava un ceppo, con stile e pazienza e, a notte inoltrata, lo poneva davanti alla porta di casa della donzella amata, guardandolo a vista.
Al mattino, il padre della ragazza, a cui spettava, e solo a lui per primo, aprire la porta di casa, esclamava:- “Chi ha inceppunete la figlia meia?”-
Il giovane rispondeva:- “L'ho inceppunete iaio!” -
Se il padre della giovane era soddisfatto, diceva:- “Tras!” e portava il ceppo in casa, altrimenti aggiungeva con asprezza:- “Pigliati lu ceppu tuoio, chè la figlia meia sta bene inceppunete in casa suia!” -
“Ecca allòca!...Egregio a
noi!...Che nun ce truvamm!”
Tra questi mediatori ce n’era uno, il cui nome s’è perduto nel tempo, che soleva dire:- “Don Gennari’, Don Anto’, Don Giuva’, l’affare è andato in porto.” Però quando l’affare non veniva concluso, soleva esclamare:- “Ecca allòca!...Egregio a noi!...Che nun ce truvamme!”-
Questo modo di intercalare gli procurò il nomignolo o soprannome di: Ecca allòca! Egregio a noi! Che nun ce truvamme!-
Nei paesi del meridione spesso si soleva scimmiottare le persone che usavano un intercalare alquanto buffo.
In gergo paesano l’orcio per l’olio viene ancora oggi chiamato “ziro”.
A Castel Volturno lo chiamano invece “zérreco”. L’uomo troppo loquace lo chiamano “cacarone”. Lo spaccone tarchiato e piccolo lo chiamano “mezacoppa”.
In Fagianeria, ad un operaio del lattificio che d’estate si sbottonava la camicia e si soffiava sul petto gli affibbiarono il nomignolo di “scioscia mpietto”.
Un altro che diceva di avere una moglie dal fisico sottile l’apostrofavano col soprannome di “fiu’ fiu’”.
A Caiazzo, c’erano ancora più soprannomi di Piana. C’era a famiglia ri “fetuli”, a famiglia ra’ “cicchimm” e tanti altri nomignoli. Il folclore dei nostri paesi è bello per tanti e tanti motivi, però questa discriminazione è indice di inciviltà.
Sarebbe più logico, quando si battezza un bambino, dargli un nome non troppo popolare, esempio: Magda, Olivia, Ottavia, Eleuterio, ecc.- Solo così si possono evitare i nomignoli.
Se invece si dice: “Sai quel Giuseppe....”- “Chi Giuseppe?...”; ma se dici: “Sai Magda è stata a casa mia...”, l’ascoltatore sa già in partenza di chi si sta parlando e non c’è assolutamente bisogno del soprannome.
Purtroppo tra me e lei c’erano 10 anni di differenza d’età. Lei aveva 14 anni ed io 24. Però l’amore, si dice, non conosce confini e infatti il colpo di fulmine c’investì a tal punto da annullare sull’istante la differenza d’età. L’amore vince ogni cosa: supera ogni ostacolo che la vita ti presenta e, senza di esso, tutto è caduco. Dopo alcuni furtivi incontri ci fidanzammo e le promisi di parlarne con sua madre. Ella aveva perduto suo padre, che morì di tifo nel “41, quando lei aveva appena 8 anni. La guerra era in atto e mentre la madre era per tutto il giorno intenta ai lavori di campagna, lei doveva accudire la casa e preparare il pranzo e la cena per gli operai. Ci siamo sempre voluti bene, io e mia moglie, però qualche contrasto a volte c'è stato. In realtà tutti sono buoni e vogliono vivere in pace, ma a volte ci si mette quel qualcosa di inaspettato e imprevedibile per innescare facilmente un litigio.
L'amore non è bello se non è litigarello.
A Conflitto finito, fino al 1947, in Italia si combatté una Guerra Civile, con omicidi e vendette.
Rivelazioni documentate di uno storico friulano “Marco Pirina”, illustrate in un articolo dall’inviato Giandomenico Sulas della rivista “Oggi” n. 9 del 28/02/04. Nell’articolo vengono documentate le ultime sette condanne a morte chieste ed ottenute dall’ex presidente della Repubblica Sofocle. Scrive lo storico Marco Pirina nel suo libro “1945-1947 - Guerra Civile - La Rivoluzione Rossa” edito dal Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur” - “Parliamo dei Morti”:- “Per il mio lavoro ho setacciato gli archivi più remoti, ho trovato le prove della mattanza eseguita dai partigiani comunisti a guerra finita ed ho ricevuto tante minacce.”-
Non ti meravigliare, tu, lettore dei miei scritti, quando metto in evidenza gli efferati delitti dei partigiani comunisti dell’Alta Italia contro famiglie il cui padre, figlio o parente era appartenuto alla XMas o ritenuto presunto fascista.
Quando leggerai quest’articolo allegato al mio libro, scritto circa un anno prima della pubblicazione dell’articolo del corrispondente di “Oggi”, son sicuro che non avrai più dubbi sulla veridicità degli scempi disumani da me raccontati. Le mie notizie belliche e postbelliche sono anch’esse frutto di un enorme lavoro di ricerca e sarei curioso, anzi speranzoso di leggere tutto il libro del Pirina (ho solo una breve sintesi di alcuni argomenti), anche se i corpi di tanti altri innocenti gettati nelle foibe, mi faranno senz'altro ancora più rabbrividire. Tu, lettore di questi miei scritti, avresti mai pensato che un carnefice tanto famigerato, potesse assurgere a Presidente della Res Publica?- Secondo te, c’è differenza tra colui che, davanti al giudice disse:- “.....il ragazzo, l’abbiamo preso e calato vivo in una botte piena di acido....” e questo figuro, che dopo aver condannato a morte esseri innocenti, si prendeva anche i regali appartenenti a Montecitorio? - “Bene!Bravo!Bis!”- Dalle profonde foibe sono stati estratti centinaia di corpi umani e restituiti ai familiari per essere sepolti nei cimiteri di appartenenza.
Chi erano gli amici di Sofocle?-
Basta ricordare il famigerato Moranino detto “Gemisto” che nel “57 fu condannato all’ergastolo per i suoi numerosi delitti, ma Sofocle lo fece rimpatriare dalla Cecoslovacchia e lo fece graziare nominandolo addirittura senatore. C’è veramente da vergognarsi di questi figuri assurti, per nostro volere, a reggere il nostro Paese. Questi assassini ci fecero letteralmente un vero e proprio lavaggio del cervello. Eravamo ottenebrati da costoro che, per conquistare il potere si macchiarono di nefandezze talmente obbrobriose, da sentirci anche noi moralmente corresponsabili di così disumani eccidi. Siano maledetti per l’eternità tutti coloro che causarono la morte di tanti innocenti, torturati, massacrati e gettati nelle foibe delle nostre amate montagne.
Qualche scettico, incredulo di quanto vo’ descrivendo con massima oculatezza e con documenti alla mano, potrebbe trovare esagerato il paragone tra il mostro che sciolse il fanciullo nell’acido e quei figuri dalle mani grondanti di sangue. Ebbene, per costoro, per gli scettici, accennerò ad alcuni racconti dello storico Pirina:- “.....lo presero, lo bastonarono, lo calarono in una botte irta di chiodi e vivo, vivo, lo fecero rotolare lungo il pendio della montagna, alla maniera di Attilio Regolo, avvenuta ai primi delle Guerre Puniche. Dopo secoli e secoli la bestia uomo ripete nuovamente la bestialità.
Ebbene, ripeto ancora una volta, dal “48 a oggi siamo comandati da questi esseri abominevoli.
Quanta, ma quanta ipocrisia si spiffera ai quattro venti dai nostri politici. Proprio stamane Daffo sferzava i Valvassini che non mancano mai di arraffare soldi, soldi, soldi. Ahimè, s’è buscato (preso) i rimproveri di tutti i rappresentanti dei partiti politici, che hanno gioito ironicamente, per essersi accaparrato molte migliaia di voti del clero, appartenuti nel passato a Daffo “Quant’è sporca la politica!” Ed ecco come la “Memoria” è importante. Certo, le atrocità sono state commesse dall'una e dall'altra parte ed è per questo che è dovere di ogni uomo diffondere la verità storica, senza essere assolutamente di parte o fare di tutta un'erba un fascio. La verità è immortale, immutabile e non si può nascondere per sempre: prima o poi verrà fuori.
“Io” soleva ripetere mio padre: “ti conosco molto meglio di te: tu non sei fatto per la politica!”.
Afghanistan
La risposta puoi trovarla tu stesso, lettore di questi fogli!- A quanto ho testé affermato calza ad hoc la massima: “Tu m’ rai na’ cos a me e ie te rong na cos a te!”-
“Noi vi diamo i soldi che ci chiedete e voi, al momento opportuno, ci darete in cambio i voti per entrare a Montecitorio!”-
Che bellezza!!! - “Miseria e Nobiltà”-
Molti Santi rifiutarono le ricchezze (come San Rocco, figlio di Re) e coperti solo da un misero saio e dei calzari ai piedi, andarono a curare i lebbrosi e gli appestati. Dopo la morte, le sacre statue vengono “ingannaccarate” (adornate) di oro e preziosi.
E pensare che il Cristo indossava un semplice camice bianco, simbolo della purezza e della semplicità.
Che incongruenza! Quanta ipocrisia! Quanto è fesso il popolino!
Mi sovviene alla mente la frase del poeta:- “....... e correvano dietro ad una bandiera, punti da mosconi e da vespe .........”-
Parliamo un pò del Csm
(Csm: Consiglio Superiore della Magistratura)
E’ la vigilia di Natale del 1973 e nella toilette di un cinema romano di quart’ordine un consigliere d’Appello viene sorpreso mentre compie atti innominabili con un ragazzino. Arresto, processo, condanna, sospensione della mansione, ricorso.....-
Ebbene, incredibile ma vero, dopo alcuni anni, tra amnistia e ricorsi, il Csm reintegra il collega nelle sue funzioni, con la clausola che detto consigliere aveva adescato il moccioso per colpa di una temporanea e totale incapacità di intendere e volere, causata da una tremenda capocciata contro uno spigolo di una porta bassa, nel tentativo di acciuffare il ragazzo. E così il compagno di lavoro viene giudicato addirittura meritevole da essere promosso consigliere di Cassazione. Viene poi concesso a tutti i 2013 consiglieri di Cassazione d’Italia un robusto aumento di stipendio.
Questo giochetto sarebbe costato allo Stato circa 70 miliardi di allora, cioè circa 140 miliardi di oggi.
"Questa è stata, come dice Stella, la trasgressione più erotica della Storia del nostro Paese". “La legge in Italia è come l’onore delle puttane” scriveva Curzio Malaparte.
Perciò, tu, caro lettore, sgombra la mente da dubbi ed incertezze.
Ricordati che i giudizi avventati sono sempre fallaci!
E, a questo proposito, leggi “Lo Spreco” di Gian Antonio Stella e ti renderai conto di che gentaglia putrida ci piove addosso.
Aneddoti e significato di alcuni Proverbi
“Ladet anguis in erba”- “In cauda (stat) venenum”- “Margaritas ante porcos”- “Asinus, asinum fricat”, ecc. ecc.- Si racconta che in una gelida mattina di gennaio, una donna, nel falciare l’erba ghiacciata dalla brina, trovò una serpe quasi morente per il troppo freddo. La prese e la riscaldò sul suo seno. Appena la serpe prese conoscenza, morsicò la donna che morì avvelenata.
La morale ricavatela voi. “La serpe si nasconde nell’erba”-“Il veleno sta nella coda”-“Le pietre preziose davanti ai porci”-“L’asino accarezza l’asino”-
“Il Popolo sa......, ma non reagisce. La Ruota gira, gira.....-”
E ritorna alla mente, ancora una volta, la fatidica frase del re Borbone di Napoli, soprannominato erroneamente “Francischiello”:- “Uagliu’, vulit' essere buffun, ve sia cunciess....“Buffun e fess!”- E poi, possiamo aggiungere l’altra massima, ben appropriata a tutto il popolo: “Fest, farin e furn...”- Pensavo, e ne ero quasi convinto, che tutte le mie disavventure del passato e le brutture patite dal popolo fossero “acqua passata” e che il progresso avesse annullato tutte le leggi e le corbellerie dell’anteguerra e dopoguerra; invece esse sono attuali e ancora più sconcertanti delle prime. Tutti quelli che son vissuti nel primo periodo del dopoguerra hanno patito la miseria e la corsa all’arrembaggio per la conquista di un posto di lavoro. Il certificato di quinta elementare, non era più sufficiente; necessitava, come minimo, il diploma di licenza media. E così, ci fu la corsa, soprattutto di persone adulte, anche sposate e con prole, alla conquista di detto diploma, senza il quale nessun concorso era accessibile.
Come ho sempre detto nei miei scritti: “l’analfabetismo strumentale e spirituale colpiva il 50% della popolazione. Ed ecco abbattersi sul popolino, come la spada di Damocle, la raccomandazione, senza la quale il posto era assurdo. Prosciutti, caciocavalli e mozzarella andarono a ruba.
Ognuno pensa che tale corsa sia finita.
Niente affatto, essa continua più di prima, peggio di prima. L’arrembaggio ai comuni, alle province, alle regioni, ai ministeri, nonché nelle fabbriche, si fa sempre più prepotente e l’unica differenza tra ieri e oggi e che il posto si tramanda da padre in figlio, zio e nipote: consanguinei ed affini. Un semplice impiegato ti può favorire, se vuole, come ti può rovinare per tutta la vita. La bolgia ministeriale non ti pensa proprio, se ne fotte: essa è intenda a graffignare su tutto il patrimonio statale. E per avvalorare, purtroppo, tutto ciò che ho sopra accennato cito, fra i tanti, un avvenimento colossale: “Lo sfacelo della Parmalat”-
Beppe Grillo, il comico, quello che venne allontanato dalla Rai, per aver accennato agli scandali e truffe televisive, due anni orsono e precisamente il 16 settembre del 2001, da un palco pubblico di Genova, davanti a centinaia di migliaia di spettatori, spiattellò la terrificante Truffa della Parmalat. Nessuno, dico messuno, (Finanza, Magistratura, Governo, forza pubblica e popolo compreso) prese provvedimento alcuno. Tutto tacque. Due anni dopo s’è messo in moto il carrozzone, proprio quanto tutto il patrimonio della Parmalat era già stato trafugato. E poi cos’ è successo?- “E’ successo che 150mila operai sono finiti sul lastrico. E chi li paga? Cosa farà il governo per frenare una probabile protesta?”- La risposta è semplice: “Basta spellare, spremere il popolo e tutto sarà ristabilito.” Già, il popolo, è sempre il popolo a pagare per i vizi dei potenti.
E questo sarebbe il paese all’avanguardia della civiltà, del benessere e della giustizia.
Quando penso a questi mascalzoni, a questi vampiri, mi passano per la mente le croci romane, spalmate di bitume (alias pece)- Purtroppo, queste mie reminiscenze non approderanno a nulla. Che cosa hanno imparato gli uomini attuali nel ricordare tutti quegli ebrei, italiani, polacchi, ecc. ecc. gettati nelle camere a gas, nei forni crematori, oppure tutti quegli esseri umani, vegetali ed animali consumati in poche ore o ridotti a masse informi, perché investiti dalle terribili radiazioni delle bombe atomiche; o quelle centinaia di migliaia di curdi soffocati dal gas nervino; ecc. ecc.
Purtroppo, gli uomini non hanno appreso un bel niente dalla Storia. L’uomo continua a commettere atti indegni.
Sia maledetta questa specie immonda:l'uomo!-
Che venga popolata la Terra da altri esseri, meno squallidi degli uomini, meno alieni di noi.
Purtroppo, niente di nuovo sotto il Sole.
Ciò che i giovani dovrebbero sapere
La mente degli studenti viene fuorviata da falsi libri e spesso da ipocriti insegnanti, che trasmettono ai loro allievi, nozioni pedanti ed inutili, che nella vita pratica non servono assolutamente a niente.
In tutte le scuole d’Italia dovrebbero essere studiati non solo i grandi scrittori e poeti del passato, come Dante, Manzoni, Leopardi, Foscolo e tanti altri sommi artisti, ma anche i libri moderni, come il Best Seller di Gian Antonio Stella: “Lo Spreco”, pubblicato nel 2001, ove vengono trattate con massima precisione e saggezza, le scelleratezze della pubblica amministrazione, che hanno portato, inevitabilmente, al colossale deficit dello Stato italiano.
Altri libri che i giovani dovrebbero conoscere sono quelli del Pansa, del Pirina e di Bruno Vespa, in cui vengono messe in evidenza tutte le brutture ante e postbelliche della Seconda Guerra Mondiale. Questi libri, recentemente pubblicati, sono molto importanti, perché trattano delle verità storiche tenute nascoste per più di 50 anni dall’ultima Guerra.
Inoltre, essi servono ad avvalorare quanto io ho raccontato nelle prime pagine del mio libro.
IO E LA POLITICA
“Lungi da me questa parolaccia!” Come ho raccontato in questo mio libro, la politica per me è stata un disastro e da allora, sia nelle amministrative che nelle politiche, ho sempre annullato le schede, ritenendo i politici incapaci di amministrare l’Italia.
Tutti ladri! Ci pensate? Paghiamo ogni mese i sindaci, i presidenti provinciali e regionali, i partiti politici, i deputati e i senatori, i presidenti delle due camere attuali e quelli che lo furono.
Cose da pazzi! “Cose dell’altro monte!” come, spesso, dice il bravo e simpatico Oscar Di Maio, "'O Cafone".
E questa sarebbe la nazione civile, democratica?
Che balla! E’ proprio una balla cosmica!-
La Mondadori, nel pubblicare il Bestseller di Gian Antonio Stella “Lo Spreco”, gli dedica quanto segue: - “Volevate sapere fino a che punto possono arrivare le scelleratezze della pubblica Amministrazione italiana? Eccovi serviti: Deputati siciliani che portano il suocero in vacanza a spese dello Stato, allevatori valdostani che iniettano la tubercolosi nelle vacche per intascare i contributi governativi, una bidella milanese che va in pensione dopo undici mesi dall’assunzione. E i 32mila miliardi che nell’arco di un anno vanno in fumo per il tempo perso in scartoffie burocratiche? In un documentatissimo e agghiacciante reportage, Gian Antonio Stella ricostruisce il modo in cui è stato accumulato l’enorme debito pubblico italiano. E lo fa attraverso le grandi cifre, riordinate per la prima volta in modo organico e con una miriade di esempi di volta in volta incredibili, infami e spassosi. Ne esce un duro atto d’accusa, in cui il sarcasmo e l’ironia fanno da perfetto contrappunto a una rigorosa passione civile.” -
E a proposito dello scandalo della Cirio e della Parmalat c’è da dire che anche negli Stati Uniti d’America alcuni anni fa ci furono il fallimento di due grandi società: la Worldcom e la Enron. Ma, a differenza del comportamento balordo del nostro governo, il governo americano corse subito ai ripari.
Emanò una Legge straordinaria a carattere retroattivo: le Banche americane dovevano risarcire tutti (nessuno escluso) i risparmiatori che avevano investito i loro risparmi in quelle società e 20 anni di carcere ai responsabili della truffa.
E allora? In Italia cosa si è fatto per tutte quelle centinaia di migliaia di risparmiatori che hanno investito il loro danaro in quelle società truffaldine?
Niente! - E i responsabili sono stati puniti? - Macché, sono liberi e possono godersi in santa pace, in Italia e all’Estero, i soldi della Colossale Truffa! -
Alla faccia di ......... quei poveri cristi! - E io dovrei accettare questi politomani che si comportano da veri vampiri a spese di noi onesti cittadini? -
Mai e poi mai! - Andate a farvi fottere! - Niente posso o voglio fare contro di voi, (avete l’immunità parlamentare e siete degli intoccabili) però m’accontento, perlomeno, di BOCCIARVI e chiamarvi Ladri! -
La verità è proprio questa! - Siete dei veri LADRI AUTORIZZATI !!! -
UN’ITALIA CHE MARCIA
SUL MARCIO
(Soppressione di Enti ritenuti inutili)
Nel primo ventennio del dopoguerra (“40 - “45), il governo dell’epoca Scudo Crociato, alias Democrazia Cristiana, coadiuvato in toto dall’Alto Pol., istituì una miriade di Enti privati e parastatali (Patronati, E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza), uffici daziari, ENAULI, ACLI) e chi più ne sa più ne metta. Questi Enti furono creati al solo ed unico scopo di sistemare, senza alcun concorso, tutti quei milioni di giovani simpatizzanti o facente parte della D.C., partito di maggioranza al governo. Naturalmente, in quegli enti si accedeva solo ed esclusivamente per Raccomandazione e non per concorso. Tutta questa Brodaglia doveva servire solo a dare, al momento delle votazioni, più sicurezza al partito e più stabilità futura. Quando poi questa monnezzaglia (brodaglia) fu ben assoggettata al partito di maggioranza, si pensò subito di abolire tutti questi Enti con la dicitura: “Enti Inutili”. Attenzione però, che fine avrebbero fatto tutti quei milioni di gente servile? - Fu subito varata una legge che integrava tutti quegli impiegati negli Enti Pubblici, conservando lo stesso grado che avevano in precedenza. Alla faccia di tutti quei giovani che erano entrati a posti pubblici con concorsi e concorsi. A quei tempi, chi si fosse trovato a passare per via Induno a Roma, ove c’è il grandioso palazzo d’esame, in qualsiasi giorno feriale, avrebbe visto migliaia e migliaia di candidati ai vari concorsi pubblici per una manciata di posti.
Es.: 100 posti - 100mila concorrenti. Roba da pazzi. Quindi potremmo dire, senza ombra di dubbio, che l’Italia di allora era composta da due categorie di giovani: i Privilegiati e i Tartassati, oppure Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri, Patrizi e Plebei, di Serie A e di Serie B, oppure sarebbe più logico dire: Infornati e Sfornati. Mi spiego meglio con qualche esempio: un impiegato dell’ENAULI, facente parte della classe dirigente, veniva trasferito ad un Ente pubblico (es. INPS), con la stessa qualifica. Un insegnante fuori ruolo che aveva avuto dall’ECA una supplenza provvisoria di recupero scolastico, passava direttamente nell’organico di impiegato comunale. Un insegnante di R.O. (Ruolo Ordinario) che faceva parte della commissione del Patronato Scolastico, veniva inserito direttamente negli Uffici della Regione Campania, con uno stipendio FAVOLOSO. Es.: se un insegnante di R.O. nella Scuola Pubblica prendeva al mese uno stipendio di due milioni di vecchie lire, alla Regione prendeva il doppio, cioè circa quattro milioni. Alla faccia di..... Fate adesso il calcolo sulla buonuscita e sulla pensione tra i due maestri:
2 milioni al mese - scuola pubblica
Stipendio netto mensile:
4 milioni al mese - Regione
60 milioni - scuola pubblica
Buonuscita:
120 milioni - Regione
C’è proprio da inorridire. Questi nostri politici ne hanno fatto un’altra, talmente grossa da far ridere anche i polli.
Che Vergogna!
Politici di ieri e di oggi,
sputatevi in faccia!
SINCERITA’ E IPOCRISIA
(uomne, uomnicchi e chichirichì)
Nel ’46, il popolo italiano fu chiamato alle urne per scegliere la Monarchia o la Repubblica. Da una parte si schierarono tutti i nostalgici e devoti alla Casa dei Savoia, dall’altra parte si associarono repubblicani, socialisti, comunisti e liberali. Dopo tanti anni, anche le donne furono ammesse a votare. Il popolo italiano, uscito malconcio da una guerra disastrosa, riuscì a trovare la forza, il coraggio di avere un governo stabile e deciso a sollevare le tristi condizioni in cui s’era venuto a trovare. Il Sud era per la Monarchia; il Nord per la Repubblica. A metà spoglio, la prevalenza era a favore della Monarchia, poi le cose cambiarono e alla fine prevalsero i repubblicani. Il re Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto II, che parlò di brogli elettorali, adducendo la sconfitta al non conteggio delle schede bianche e nulle. La Corte di Cassazione si espresse però a favore dei repubblicani. Il re Umberto II, per tema di una rivoluzione, lasciò definitivamente l’Italia, per non mettervi mai più piede. Queste elezioni furono pilotate da ......?. Boh? Giudicate voi!-Adesso m’accingo a spiegare brevemente il testo di questo brano “Sincerità e Ipocrisia”. Il famoso giornalista e storico Indro Montanelli, sul suo giornale “La Voce” scrisse: “…..A Piazzale Loreto io c’ero…..”. Un certo onorevole, alla domanda: “Ci furono brogli elettorali nelle elezioni politiche del ’46?”, risponde: “Meglio non scavare nel passato…..”. Agli storici, quest’ultima espressione, ha lasciato molti dubbi e non riescono ad ingoiare il rospo. Si suppone, quindi, che brogli elettorali nel ’46 ci siano effettivamente stati. Infatti, da allora, le schede dei seggi elettorali vengono dai comuni conteggiate e dopo lo spoglio vengono messe in buste chiuse, sigillate e inviate ai relativi organi collegiali (Tribunali, Preture, ecc.) per una successiva verifica che tutto è stato fatto in termini di legge e senza alcun errore. E, per essere più preciso, in quanto la matematica non è un’opinione, affermo che, dopo lo spoglio, la somma delle schede valide, bianche e nulle deve corrispondere esattamente al numero delle schede consegnate dai comuni ai presidenti dei seggi, unitamente alle liste elettorali, pena l’annullamento delle elezioni. Ora, sorge spontanea la domanda: “Perché nelle elezioni politiche del ’46 furono conteggiate soltanto le schede valide? – E quelle bianche e nulle, che fine fecero?”-
A voi l’ardua sentenza!
Viva l’Italia!
Amate sponde….!
A bon entandeur salut!
Gli uomini si dividono in tre fasce:
“uomn, uomnicchi e chichirichì”
ALCUNI PARADOSSI PERSISTENTI NEI SECOLI
(incongruenza umana)
L’idea di quanto vo’ narrando m’è venuta nel momento in cui, sdraiato sulla poltrona, assistevo ai giochi Olimpici di Atene alla TV.
Una grande atleta olimpionica, denominata “la regina della sbarra”, mentre è sull’attrezzo, perde per un attimo l’equilibrio, compromettendo la sua esibizione. L’atleta non perde la concentrazione e completa la sua prova con movimenti perfetti ed unici al mondo. La commissione, per quell’errore, le assegna un punteggio molto basso. Allo stesso modo, altri atleti vengono declassati per un banale errore.
Quanti studenti, quanti professionisti, quanta gente di ogni Paese non ricorda quei segni blu nei compiti di scuola o di concorso e l’abbassamento del voto. Eppure, a volte, il contenuto di quel tema era un capolavoro, ma quel banale errore portava e porta, purtroppo, ancora oggi, all’insufficienza.
Quando, negli anni “50, il mio direttore didattico lesse la copia del mio tema agli esami di concorso magistrale esclamò:- “Bravo, mi congratulo, avete centrato il tema in pieno .....”- Ad un certo punto, però, ribatté:- “ ....... e si sapeva, una papera dovevate pur farla! ....... avete scritto contatto con la d ......... ” -
Con i denti mi mordicchiai le unghie delle dita e tra me e me balbettai:- “ ..... tatto, contatto!” - E di rimando il direttore:- “Tema da 50 che d’un colpo scende a 30 o al disotto! Sperate che la commissione giudicatrice sia indulgente ..... ” -
A quel giudizio la fronte s’imperlava di sudore e un freddo gelido mi scendeva lungo la schiena. Ebbi 31 allo scritto e 43 agli orali, come risulta dal certificato d’idoneità, in mio possesso.
Il Manzoni, dinanzi al quale tutti i più grandi letterati, di ieri e di oggi, si devono inchinare, nei “Promessi Sposi”, ad un certo punto, mette il se col condizionale. Nella poesia “Il cinque maggio” dice: “Ei fu. (punto)” -
I critici, giustamente, glielo perdonano. Infatti, sarebbe paradossale e scandaloso bocciare un’opera di si grande valore.
La domanda sorge spontanea:- “Ma non sarebbe anche giusto accettare un componimento buono di uno studente, con uno o più errori blu o rossi?” -
Ed ancora io mi domando:- “Se, putacaso, scrivessi un’opera di grande valore artistico, ma con diversi errori di grammatica o di forma, varrebbe la pena bocciarla?” -
Credo che i parametri di giudizio dovrebbero essere uguali per tutti. Purtroppo non è così.
Ancora oggi si bada più alla forma che al contenuto. Nelle forme più leggere dell’arte, tipo spettacoli, danze, canzoni, è più importante oggi apparire, stupire il pubblico con qualcosa di diverso, di scandaloso, che va oltre il comune senso del pudore, che esibirsi, magari in un teatro, in modo perfetto e serio con una bella danza o canzone. Nella musica, nella pittura, nella moda della società di oggi vengono preferite, esclusivamente, forme di “arte” che rasentano l’assurdo e che non hanno nessun valore artistico.
Quando insegnavo nelle Scuole di Piana spesso solevo dire ai colleghi:- “Anch’io, una volta, ridevo insieme con gli alunni nel raccontare la barzelletta di Pierino: “......... Pierino, cosa ti sei fatto al ginocchio?” - “Eh, signora maestra, ho caduto!” - “Bada, Pierino, si dice son caduto!” e Pierino di rimando: “Signora maestra, o ho caduto o son caduto, sempre a terra ho andato!” - Se ci soffermiamo un pò sulla risposta saggia di Pierino, in noi sorge un saggio ammonimento: “Vale il contenuto o la forma? E’ meglio mangiare un prodotto completamente naturale in un piatto di terracotta o un prodotto artificiale (sostanze geneticamente modificate, accettate dalla nostra società) servito in un bel piatto d’oro?”
Io ritengo che bisognerebbe, una buona volta e per sempre, rivedere, modificare ed annullare queste irregolarità, questi paradossi, queste assurdità che da secoli e secoli sconvolgono e arretrano l’evoluzione scientifica e sperimentale.
Di esempi clamorosi ne potrei citare tantissimi.
A tal uopo preciso:- “Il grande Michelangelo, dopo aver scolpito la famosa statua del Mosè, gli diede una tremenda martellata esclamando:- “Perché non parli?” -
Potremmo mai noi bocciare Michelangelo e il suo capolavoro solo per quest’azione del grande artista? - Sarebbe veramente un atto paradossale e scandaloso.
Un bravo elettricista inventa una nuova forma per sviluppare la corrente elettrica, però, nell’accensione brucia un diodo per una banale disattenzione! - Lo vorremmo punire? - Sarebbe veramente un’azione assurda ed ingiusta! -
Purtroppo, troppe volte, oggi come nel passato, l’incongruenza umana rasenta l’impossibile e per questo, spesso, si commettono delle ingiustizie paradossali, a scapito del progresso e della civiltà.
In uno Stato in cui i salari, gli stipendi, le pensioni vengono concesse nella maniera più disparata fra le stesse categorie di impiegati, traslocati in Enti diversi (vedi Enti inutili), il malessere della popolazione è più che giustificato.
Un esempio: quali sono state le cause che hanno portato, in questi giorni, l’Alitalia sull’orlo del fallimento?
La risposta non ha bisogno di sociologi o economisti per accertare le cause o gli errori della compagnia aerea. Se un cittadino è costretto ad aspettare giorni e giorni per prendere l’aereo Roma - New York, cambia sicuramente compagnia. Perde oggi, perde domani, alla fine che succede? La società chiude i battenti, dichiara fallimento e sbatte tutti i dipendenti sul lastrico, con tutte le tragiche conseguenze che ne derivano. La spiegazione è molto semplice.
Una famiglia progredisce se tutti i componenti della stessa si attengono scrupolosamente agli introiti e alle uscite. Quando ciò non avviene perché ogni familiare tira l’acqua al suo mulino, tutto va a rotoli.
La stessa cosa avviene in uno Stato che non riesce ad equilibrare le entrate e le uscite.
Oggi, molti Stati produttori del mondo commercializzano i loro prodotti con costi bassi e materiali buoni. Non sempre, però, fila tutto liscio.
Se, ad esempio, il costo di quel dato manufatto non è più competitivo perché i sindacati hanno fuorviato e stravolto le coscienze dei lavoratori con futili discorsi, organizzando scioperi ad oltranza, con inevitabili disordini e cariche delle forze dell’ordine, si avranno, come conseguenza, aumenti .... aumenti e aumenti ed il costo di quel prodotto, che prima era accettabile, sale .... sale e sale e nessuno lo compra più.
Non esiste nessuno Stato al mondo che può sopravvivere senza lo scambio con i Paesi Esteri.
Dagli anni venti agli anni quaranta dichiarammo, addirittura, le sanzioni a tutto il mondo. Volevamo caparbiamente e stupidamente produrre e vendere solo a noi stessi. Fu un fallimento completo.
E se oggi non si osservano queste leggi sacrosanti della competitività, faremo la stessa fine di allora, anzi peggio, ed in modo molto più rapido, perché, purtroppo, oggi siamo abituati a non accontentarci di quel poco che abbiamo, ma a volere sempre di più di quello che possiede il nostro vicino.
Il cittadino di una volta si appagava di un semplice tozzo di pane; oggi, invece, i costumi, l’agiatezza, la comodità e i divertimenti sono cambiati e quindi un ritorno agli anni dell’oscurantismo dittatoriale porterebbe inevitabilmente al disfacimento delle istituzioni ed al caos completo.
QUANDO LO STATO E’ IMPOTENTE E ..... “SI CALA I PANTALONI!”
Di fronte all’imperversare e al dilagare delle cosche mafiose in tutta la nostra penisola, il governo, impotente e incapace di scardinare questa situazione incresciosa ed inquietante, cerca, a suo modo, di correre ai ripari. La Massoneria, la Ndrangheta, la Camorra e la Sacra Corona Unita sono in grado di controllare una buona parte del mondo finanziario, commerciale e politico. Oltre ad impossessarsi completamente del mercato nero della droga e del commercio dei manufatti d’importazione e d’esportazione, esse obbligano i commercianti a pagare le tangenti. L’infiltrazione di spiccati elementi mafiosi in tutti i settori politici ed amministrativi costringe i governanti, incapaci di debellare queste vere e proprie “Multinazionali” del terrore, a legiferare in favore dei “pentiti”, sperando di poter scoprire la vasta rete mafiosa che attanaglia e soffoca la popolazione, che non ne può più. Il Parlamento stabilisce che l’unico modo di ovviare a queste intemperanze è quello di promettere ai pentiti stipendi e crociere; oltre ad una diminuzione o addirittura annullamento della pena prevista. (vedi Bomenty e Brasy) Davanti ai giudici Brasy afferma di aver ucciso più di cento persone e di aver sciolto nell’acido il piccolo ed innocente De Mey. E il giudice di rimando:- “Ma il ragazzo era già morto?” e Brasy:- “No! No! Vivo! Vivo l’abbiamo calato nella botte!” - Ebbene, alcuni giorni fa, a questo mostro gli viene commutata la pena dall’ergastolo agli arresti domiciliari, con la seguente motivazione:“Brasy è ormai diventato un nostro collaboratore di giustizia.”- (Attenzione a non offendere il plurimo assassino pentito: è doveroso che la Magistratura si adegui ai tempi: lui è un vero collaboratore di giustizia!) - Nello sfogliare il Melzi dei miei tempi mi sono detto:“Anche tu devi aggiornarti sui nuovi termini!”- Quanti di noi sognano una crociera di piacere su quei lussuosi transatlantici! Agli onesti, purtroppo, non è concesso avere tale fortuna, ma a Bomenty e compagni Sì! Sì!- (Essi meritano senz’altro di divertirsi, di sollazzarsi e attenti a non dire il contrario!)- A questo punto, nasce spontanea la domanda:- “...... e lo Stato, da dove prende il danaro per il sollazzo di questi loschi individui?” e la risposta è semplice:- “Basta spremere ancora di più il popolo.”-
“I nostri politici si sono calati i pantaloni e............!” -
E........, come al solito, il popolo Pecorone, resta a guardare e a lamentarsi...........!
LA PENA DI MORTE: SI’ O NO?
Nel “36, dietro il cimitero di S. Maria C. V., fu fucilato un pedofilo che aveva violentato ed ucciso un bambino. Reo confesso la Magistratura lo condannò alla fucilazione. Da tutte le parti della città e dei paesi viciniori accorsero a vedere l’esecuzione di quel feroce assassino. Anche mio padre volle assistere alla fucilazione. Al ritorno raccontò l’accaduto:-“C’erano sugli spalti migliaia di cittadini di ogni età. Al centro del campo c’era il plotone d’esecuzione e una seggiola sulla cui spalliera troneggiava una benda nera. Dalla carrozza scesero due carabinieri trascinando un energumeno, che si dimenava come una belva inferocita. Ci fu un silenzio di tomba, rotto solo dalle grida di questo mostro, che cercava in tutti i modi di divincolarsi dalle possenti prese dei due carabinieri. Dopo la fucilazione ognuno ritornò, in silenzio, alla propria casa, rimuginando forse in cuor suo il triste e agghiacciante avvenimento. I volti erano tutti sconvolti. E’ da notare, però, che in seguito non ci furono più casi di pedofilia. Ora io mi domando:-“Fu d’esempio quella fucilazione oppure si trattò di un fattaccio caduto poi nel dimenticatoio?”
Caro lettore, a te l’ardua sentenza!-E’ vero che la vita è sacra, ma è anche vero che l’erba cattiva va subito estirpata e che l’immondizia va spazzata via!-
SCHEC TRA PARLAMENTARI
“Uagliò, ratt’ a fà ........ arraffa tutto quello che puoi! Mo’ è u’ tiempo tuoio. Quanno te ne vai ra Montecitorio, si nun te fatte na bona panzata, muor sicc 'e panzuto! Faie a fine e’ l’onorevole Caso di Piedimonte Matese! Povero Caz...! Arraffa! Arraffa! Uagliò!!!” -
Commento personale:
Il prete nel confessionale dice:- “Ego te Absolvo In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti!”-
La Magistratura assolve con formula piena alcuni pluriassassini da tutti i reati commessi!
Mi domando: - “Che giustizia è mai questa?” -
“IL CESSO A GALLEGGIAMENTO”
Alcuni anni fa i cittadini furono chiamati alle urne per decidere se approvare o meno la legge sulla sovvenzione ai partiti politici. Il popolo rispose con un secco rifiuto.
Ebbene “udite! udite!”, questa massa di autentici farabutti ha avuto la spudoratezza di strafottersene del volere dei cittadini e ogni anno preleva dalle casse dello Stato miliardi e miliardi di soldi per sovvenzionare i partiti politici.
A questo punto, non mi si venga a dire che, quando boccio i politici, esagero nel chiamarli veri LADRI AUTORIZZATI! - Sono essi una sottospecie di ......................! -
E aggiungo: “Nella Finanziaria del 2004 fu introdotta l’Assicurazione obbligatoria su tutte le case, esclusivamente per eventuali calamità naturali.
Poi, forse per un rimorso di coscienza, essendo una legge effimera, disonesta ed ingiusta, la eliminarono.
Quest’anno, caparbiamente, l’hanno nuovamente inserita nella nuova Finanziaria del 2005” - E per buona fortuna, anche questa volta, questo emendamento è stato bocciato.
La domanda sorge spontanea: “Quante case subiscono annualmente danni per calamità naturali?: cento, mille al massimo, ma non più di tanto.
Quanti sono i proprietari di case in Italia?: mille, centomila, dieci milioni.” -
Ebbene, più di dieci milioni di case saranno assoggettate ad una tassa annua certamente iniqua.
Tassa che servirebbe solo ed esclusivamente a riempire sempre più le tasche di moltissimi str...., a danno di milioni di onesti cittadini, che, molto spesso, non riescono a far quadrare i conti a fine mese.
Si può avere fiducia di questi politici?
Certamente no!
Essi continueranno a rosicchiare e a fare promesse al vento.
Ripeto: In un Paese in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, non ci sarà mai né civiltà, né democrazia.
CHE SIANO BENEDETTI!
ANDATE A FARVI FRIGGERE!
Montecitorio è un vero e autentico
“CESSO A GALLEGGIAMENTO”
Penso che questa massima vada spiegata meglio: s’immagini un VASO INTASATO, nel quale galleggiano tanti str..zi. -
Questa è la classe politica che ci governa!
CARPIRE I SEGRETI
DELLA NATURA
Corsi e ricorsi storici
Nel ‘500 Galileo Galilei fu costretto, pena d’essere arso vivo, a rinnegare la sua scoperta sui movimenti della Terra. E’ rimasta famosa la sua frase detta nell’uscire dal Tribunale:“Eppur si move!” - Scienziati di tutto il mondo hanno scoperto la cellula della vita, quella da cui derivano tutti i tessuti e gli organi del corpo e dopo varie sperimentazioni hanno potuto constatare l’effetto miracoloso di queste particolari cellule, dette cellule staminali embrionali su un bambino affetto da talassemia, con ottimi risultati. Con questa strabiliante scoperta si potranno curare molte gravi malattie tra le quali l’infarto, il morbo di Parkinson, la leucemia, i tumori, ecc. Addirittura si potranno in futuro effettuare trapianti senza alcuna compatibilità tra donatore e ricevente e senza alcun rischio di rigetto. In parole povere, le cellule staminali prendono il posto delle cellule malate, rigenerando completamente la parte malata di qualsiasi parte del corpo. E’ umanamente impossibile rinunciare a tale scoperta. Può sorgere una domanda:- “Non è che per tale ricerca si debba arrivare alle cavie animali o umane?”- La risposta è molto semplice:-“Niente affatto! Non c’è assolutamente nessun pericolo e nessun rischio per la specie umana e animale! Anzi, si potranno salvare tante vite umane ed animali da terribili malattie e sofferenze!” - Le cellule staminali si possono prelevare dal cordone ombelicale e conservate in laboratorio ove vengono “coltivate” per farle rigenerare e moltiplicare in provetta. Esse, poi, a seconda dei casi, vengono trapiantate in un corpo malato ove fanno tutto da solo: prima individuano i tessuti malati come ad esempio il fegato, il cuore, i polmoni o le cellule del sangue; poi si specializzano, si riproducono e si trasformano proprio in quel tessuto, guarendolo e ripristinandolo completamente in tutte le sue funzioni vitali. C’è da dire che la ricerca è solo agli inizi, ma se non si sgombra la mente da inutili pregiudizi e se non si aiutano questi laboratori scientifici con sostanziosi finanziamenti, l’uomo perderà completamente quest’opportunità che la NATURA ci offre: riparare e rigenerare senza rischi l’ORGANISMO UMANO. Bando agli scrupoli ridicoli, inutili e ingiustificati di ipocriti religiosi che cercano in tutti i modi di ostacolare e di fermare la corsa a detta ricerca, adducendo, addirittura, che l’uomo vuole sfidare il Creatore, anteponendosi a Lui. Ciò è semplicemente ridicolo. E pensare che si spendono migliaia di miliardi per la ricerca sulle armi, costruendo ordigni sempre più distruttivi e si boccia il sovvenzionamento alla ricerca scientifica. Si è favorevoli alla “Distruzione della vita” e si è contrari alla “Creazione della vita”. Che assurdità! Che paradosso! - Malgrado tutte queste laceranti avversità etico-morali e religiose, gli scienziati continuano, anche se lentamente, ma con passione, tenacia e perseveranza, nelle loro sperimentazioni. Infatti, quasi ogni giorno c’è una novità, un annuncio, una scoperta che fa ben sperare per il futuro. Anche nel passato si doveva lottare contro inutili pregiudizi per far valere il proprio pensiero. Cristoforo Colombo bussò a tutte le porte dei principi italiani per avere delle navi, ma tutti gli sbatterono le porte in faccia. Anche i monaci di Salamanca lo presero per pazzo. Sono proprio costoro e la categoria alla quale appartengono che intralciano maggiormente il cammino regolare della scienza. Non è errato quando asserisco che sono sempre le fazioni religiose che fanno ritardare il progresso scientifico. Per quanto riguarda la ricerca sulle staminali, ci sono in tutto il mondo i favorevoli e i contrari. La domanda sorge spontanea:-“La ricerca continuerà o verrà fermata?” - La risposta, forse, è nella massima di una piccola paziente, Altea, di sei anni:
“La paura e il coraggio/
son parole confinanti/
ma con una torni indietro/
e con l’altra vai avanti!”/